Caro Draghi, è un errore
prolungare
l’anno scolastico

Lettera aperta al presidente del Consiglio Mario Draghi

Gentile Presidente,

in attesa di conoscere nel dettaglio il suo piano per la scuola teniamo a manifestarle la nostra preoccupazione in merito al fatto che tale piano sembra caratterizzato in primis dalla volontà di estendere il calendario per questo anno scolastico.

Pare una volontà non avvalorata, almeno fino ad ora, da precisi dati empirici, ovvero da un’analisi rigorosa delle eventuali carenze formative nelle diverse scuole di ogni ordine e grado riconducibili alla didattica a distanza e più in generale ai tempi dettati dal contagio pandemico, e che rischia di degradare ulteriormente la scuola a terreno di scontro e di propaganda politici, svilendo il lavoro dei docenti e l’impegno degli studenti. Essa, infatti, sembra muovere dal presupposto che i mesi trascorsi e quelli a venire fino a giugno siano stati e saranno tempo perso, che la didattica a distanza non abbia alcun valore formativo, che l’apprendimento sia questione puramente quantitativa e irrimediabilmente ancorato alla presenza fisica di docente e discente.

Non serve più di tanto ricordarle che tali presupposti disconoscono anni di ricerche sulle potenzialità dell’ e-learning e sulle modalità di apprendimento, in contesti formali e informali.

A ciò si aggiunga che in tempi brevissimi i docenti hanno saputo prepararsi per tenere le lezioni a distanza, incrementando le loro competenze tecniche, dotandosi della strumentazione necessaria e ripensando la loro azione didattica anche attraverso incontri e corsi di formazione, mentre gli studenti, almeno la maggior parte di loro, hanno affrontato con forza e tenacia lo studio, che li ha tenuti ancorati al futuro. E le scuole, con tutto il personale, hanno messo in campo tutte le risorse per affrontare questo momento difficile: a loro vanno riconosciuti lo sforzo e i risultati ottenuti, in termini di apprendimento, formazione e innovazione.

Ciò non toglie che laddove le difficoltà avessero reso difficile raggiungere gli obiettivi, si debbano mettere in campo risorse per recuperi ad hoc.

Certo è che non c’è davvero bisogno in questo momento di grave difficoltà sociale che si alimenti, anche da parte del governo, il pericoloso luogo comune degli insegnanti fannulloni che fanno tre mesi di vacanze l’anno, così come non c’è alcuna necessità di guardare ai giovani come a individui fragili sopraffatti fisicamente e psicologicamente dalla tragedia pandemica.

La scuola italiana – un’istituzione decadente a causa di innumerevoli tagli economici e di troppe politiche miopi – dovrebbe essere davvero al centro dell’azione politica, non della propaganda, che spinge magari ad accogliere dalla società civile proposte prive di fondamento concreto e dettate da chissà quali motivazioni. L’allineamento della scuola italiana a quella europea non può quindi riguardare soltanto il calendario, senza considerare in modo concreto l’edilizia scolastica spesso fatiscente, il numero troppo elevato di studenti per classe, la formazione priva di qualità dei docenti, la loro remunerazione inadeguata, soprattutto il loro reclutamento, affidato a commissari non selezionati e non retribuiti oppure a passaggi di cattedra da un ordine di scuola all’altro, per non parlare della burocrazia insensata, che il tempo lo fa perdere sul serio.

Per tutto questo le chiediamo di promuovere un’indagine sulla scuola italiana, ovvero uno studio preciso – scientifico – che possa consentirle di programmare sul serio azioni politiche mirate e di favorire così la formazione futura.