Caro Caldarola, non sono proprio d’accordo. Ecco perché

Caro Caldarola,

ho letto la tua rubrica su Striscia Rossa di sabato 7 aprile e d’istinto ho considerato, che finché non riusciremo a capire quelli che dovremmo rappresentare non andremo mai da nessuna parte. Non possiamo girare tanto intorno alla questione. Il PD come Partito di sinistra ormai è morto e sepolto, nonostante ancora qualcuno si accanisca in terapie al limite del sadismo.

Il Partito farsa di questi anni, trasformato in un movimento leaderistico e neopopulistico ma insieme a esso anche una sinistra senza capo né coda, piena di Sor Tentenna, dove chi più fa il rivoluzionario più è disposto ad accontentarsi della prima sedia che gli viene offerta, priva di qualsiasi spessore intellettuale e di qualsiasi riferimento sociale non hanno più alcun futuro.

Non sarebbe credibile che lo stesso Partito che ha approvato il Jobs Act oggi presenti una piattaforma politica opposta: ci sono discriminanti nella politica su cui non si può passar sopra a cuor leggero, questo o quello per me pari sono un partito di sinistra non può dirlo.

Eppure non era scritto che andasse a finire così, ma così è stato per l’insipienza e l’indifferenza delle classi dirigenti generalmente intese, non solo quelle politiche. E se proprio vogliamo tornare indietro nel tempo visto che va tanto di moda l’“io l’avevo detto” di lamalfiana memoria, perché allora non tornare direttamente al 1989/91, quando il Pci cambiò pelle e non solo nome, con il pretesto all’apparenza incontestabile che era crollata l’Unione Sovietica e non stava più bene dirsi comunisti, mentre in realtà era stata tutta la sinistra nel mondo ad essere sconfitta dal neo liberismo, per cui bisognava immaginare un nuovo modo globale di stare coerentemente a sinistra, invece di arrendersi alla fine della storia? Da allora ci siamo esclusivamente dedicati alla routine del “buon governo delle istituzioni”, senza minimamente provare a coniugarla con lo schierarsi nella lotta di classe perennemente in corso da parte delle classi più ricche, finendo così miseramente travolti dalle logiche del fiscal compact prima e dal populismo all’acqua di rose del renzismo poi.

Denunciamo pure e a ragione tutti gli aspetti che gridano vendetta nella vicenda di LeU, magari se vuoi cominciando dal mortale ritardo con cui a monte è stato deciso di abbandonare il Pd da parte di chi poi ha dato vita ad Articolo 1 e non ricominciando a vagheggiare tra le righe una sorta di possibile rientro in quel partito, che è ormai al pari di LeU un contenitore socialmente vuoto oltre che un concentrato di autosufficienza. Una scissione in blocco sul Jobs Act all’inizio del 2015, seguendo e inseguendo per tempo i tantissimi, che come me avevano già abbandonato il Pd in silenzio, senza aspettare che si nascondessero in un bosco indecifrabile, avrebbe avuto tutto un altro significato e peso politico. Ma i D’Alema e i Bersani non furono allora i soli a mancare l’occasione, la mancarono in molti, politici e non, lasciandoci soli e dubbiosi.

Denunciamo pure, è necessario, ma sull’esperienza di alcune persone però non possiamo spargere letame, perché altrimenti dimostreremmo per l’ennesima volta di non considerare la nostra gente altro che “carne da cannone”: parlo delle migliaia di volontari che in ogni parte d’Italia con sacrificio hanno cercato di fare per LeU una campagna elettorale totalmente priva di mezzi e ridotta all’impotenza, prima di tutto da un sistema mediatico standardizzato, del cui spettacolo anche il populismo fa ormai parte integrante.

Nel deserto della sinistra italiana, se c’è qualcuno da cui ripartire sono proprio loro.

Se li deludiamo per l’ennesima volta, aggiungendo schiaffi a schiaffi e lasciandoli di nuovo soli, invece di renderli protagonisti, davvero la cosa politica più a sinistra, si fa per dire, che rimarrà in Italia sarà il M5S. Il fermo immagine di LeU, che non si decide ad assumere a partire dai territori e da quei volontari l’iniziativa per la ricomposizione della sinistra in un nuovo soggetto politico con una nuova classe dirigente che, è bene dirselo a scanso di equivoci, non s’inventa dalla sera alla mattina, così come le estemporanee iniziative individuali pro domo sua di qualche autonominato dirigente sono già l’inizio di una nuova e stavolta definitiva delusione.

Massimo Andorlini

Sesto Fiorentino