Cara Serracchiani,
non si sfugge così

Alle prossime elezioni del Friuli Venezia Giulia mancherà l’attore principale: la presidente della Regione Debora Serracchiani ha annunciato infatti che non si ripresenterà perché punta a entrare in Parlamento. Soffermiamoci sul primo aspetto del suo annuncio. Un presidente che non si ripresenta dopo il suo mandato non dà una buona dimostrazione di coraggio, sfuggendo alla verifica del suo operato da parte degli elettori. Sarebbe opportuno che dopo aver governato per cinque anni sottoponesse ai suoi cittadini il giudizio sulle cose fatte e su quelle non fatte. Invece si chiama fuori. E lascia che altri del suo partito si sottopongano a questo giudizio.

A essere maliziosi si potrebbe ricordare che in tutte le più recenti elezioni amministrative nel Friuli il partito della Serracchiani, il Pd, è uscito duramente sconfitto. La presidente nega con rosolutezza ma nella mancata ricandidatura resta forte il sospetto di una fuga. Ma è la seconda parte dell’annuncio a destare le maggiori perplessità. Serracchiani rivendica infatti un ruolo nazionale candidandosi per il Parlamento. Bontà sua, si mette a disposizione nel Friuli, non sappiamo ancora se nel collegio o nel proporzionale dove le liste sono bloccate per cui si ha un buon grado dil certezza di essere eletti.

Debora Serracchiani ha fatto irruzione sulla scena politica quasi dieci anni fa in occasione di un’assemblea dei circoli Pd: il suo intervento da dirigente di base davanti all’allora segretario Dario Franceschini, tutto incentrato sulla necessità del rinnovamento, con una dura critica alll’attaccanento alle poltrone in quel partito, le procurò una grande popolarità. Al punto che fu candidata alle elezioni europee dove ottenne un grande successo: nella circoscrizione del Nord Est sconfisse Silvio Berlusconi.

C’è da chiedersi cosa resta oggi di quel capitale. Non solo dal punto di vista elettorale, ma soprattutto dal punto di vista politico. Sicuramente l’ex vicesegretaria del Pd non compie un atto di generosità nei confronti del suo partito, già sottoposto a una forte offensiva politica. Si può discutere del jobs act e della buona scuola, non dello stile e della coerenza personale. Il tempo per un ripensamento c’è ancora, speriamo che non vada perduto.