La politica sulla nostra pelle
Il calendario degli operai Whirlpool

Quasi non me ne ricordavo più. E’ arrivato il calendario dei lavoratori della Whirlpool di Napoli, quello con gli operai a torso nudo, una specie di Full Monty partenopea. Si intitola “Sulla nostra pelle”, perché finita la cassa integrazione Covid l’azienda non ha intenzione di riaprire lo stabilimento, anche se gli ordinativi vanno bene e c’era stato l’impegno contrario alla chiusura, siglato nell’ottobre 2018 e smentito sei mesi più tardi.
Il calendario non è una notizia nuova, se n’è già parlato a fine 2020. Ed è finita lì. E invece non è finita davvero, e lo scorrere dei mesi, sotto alle foto degli operai Whirlpool, dice proprio questo. Che loro sono ancora lì, come tutte le altre crisi aperte in Italia, appese al filo del blocco dei licenziamenti, un filo sempre più sottile, al quale comunque si resta aggrappati. Perché con il lavoro si rischia di perdere se stessi, la propria identità, la propria dignità, presente e futuro.

Bisogna esserci passati, forse, per il limbo della cassa integrazione per sentire visceralmente l’impatto di quelle foto a torso nudo, che parlano di determinazione, forza, volontà di lottare. Ma dicono anche della fragilità, di come ti fa sentire l’essere considerato superfluo, un vuoto a perdere, di come vivi il rischio di non averlo più quel lavoro, nonostante i salari inchiodati da decenni, in una progressione da gambero (meno 4,3 per cento del valore reale, solo tra il 2010 e il 2017, secondo l’European trade union institute): non solo a torso nudo, ma con la pelle scorticata, ecco come ci si sente.

“Aprile”

E allora ti viene da pensare che questo calendario, questa storia, non sono una notizia vecchia. Ma che sia tutto lì. E che da lì, da queste persone in carne e ossa – e non numeri di una statistica – e dalle famiglie, dalla città e dal Paese che hanno dietro, ecco proprio da qui bisognerebbe ripartire, mentre nei corridoi dei palazzi romani si cerca una nuova/vecchia maggioranza. Ti viene da pensare che quel calendario dovrebbe essere sotto agli occhi di tutti quelli che ragionano di Recovery e dell’Italia che verrà, che questa dovrebbe essere la bussola, la stella polare, invece di dover rincorrere una crisi incomprensibile ai più, se non sotto la fattispecie dei personalismi e delle ambizioni individuali.
Dovrebbe essere un assillo, da non dormirci la notte, il pensiero di quanti vedono il loro posto di lavoro appeso a un filo. Dovrebbe essere un chiodo fisso, il pensiero di come tirarsi fuori – come Paese, non come singoli individui – da una voragine che sta inghiottendo anche il futuro delle nuove generazioni. E’ da qui che bisognerebbe che ripartissero Zingaretti, Conte, Di Maio. E’ da qui bisognerebbe che ripartisse anche uno come Renzi, non dal Rinascimento saudita, magari tenendo a mente che la propria pattuglia parlamentare è stata eletta sotto una bandiera di sinistra, prima che in corsa ne venisse cambiato nome e ragione sociale.

“Gennaio”

Perché davvero quello che accade nei corridoi dei palazzi romani ha un impatto su quella degli operai di Napoli e sulla nostra pelle. E viene da pensare che ci sia più politica e speranza tra le pagine del calendario degli operai della Whirlpool che in dozzine di retroscena letti in questi giorni. Bisognerebbe ripartire da qui, sentirla, la politica non come un disegno imperscrutabile. Ma davvero Sulla. Nostra. Pelle.