Brexodus
e la fetta del Nord

“Ognuno avrà la sua fetta – spiega Roel Beetsma, che insegna economia all’università di Amsterdam – in fondo se la giocano quelli del litorale Nord”. E non è una partitella in spiaggia alla buona: quelli del litorale Nord sono Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. In palio ci sono 350.000 posti di lavori diretti (più indotto), 48 colossi bancari, 151 immobiliari, centinaia tra assicurazioni e fondi di investimento.

Tanti soldi, in definitiva: si dice Brexit, si legge Brexodus. Un esodo e un impatto da paura. Economico, certo, ma non solo. “Anche urbanistico e sociale, con tutti i rischi e i costi connessi – mi spiega Helen Koolen, urbanista, guardando il porto di Rotterdam dalla finestra – I prezzi della case nelle grandi città del Nord Europa stanno schizzando follemente verso l’alto”. Le scuole internazionali stanno facendo il diavolo a quattro per costruire o allargare le sedi, pronte ad accogliere pargoli con rette blindate grazie ai benefit per il personale internazionale. Le periferie, per chi non può o per chi può poco, spesso residenti storici, si allungano verso posti lunari.

“Certo, alcune città hanno già il piglio e la taglia delle capitali finanziarie e industriali – continua Koolen – Come Francoforte o Parigi. Ma le assicuro che le altre città si chiedono se tutta questa manna in arrivo sia un vero affare”. A Nord per ora il trasloco fa solo piacere. Si esulta da giovedì scorso all’Eliseo perché, da Londra, JP Morgan sbarca a Parigi. Gli svizzeri di UBS, che vedono lungo, hanno portato il personale del Regno Unito a Francoforte. La Confederazione dell’industria danese, che rappresenta 10.000 compagnie, ha iniziato a trattare con i migliori profili professionali oggi di stanza a Londra. “Ci vuole l’expertise per gestire i nuovi arrivi”, spiega Sten Nielsen, coordinatore delle politiche del lavoro per la Confederazione. La RoyalBank of Scotland e altri grandi gruppi marciano verso Amsterdam. Il direttore di Smiffys (maschere e costumi da 120 anni) dallo Yorkshire proclama: “La seconda Londra è Amsterdam”. E incalza al telefono: “Ci sono i porti, le infrastrutture, tutti parlano inglese, se voglio un appuntamento in Germania in un’ora o due ci sono”. Ce n’è per tutti. Da primavera 2018 i Lloyd di Londra, la più grande corporazione assicurativa al mondo, si sposta a Bruxelles. Cosa sarà del primato sociale del Nord Europa con il Brexodus? Per Jane Lewis aumenteranno nelle città “seconde Londra” d’Europa le zone urbane di segregazione sociale e spaziale.

Venerdì scorso, in una tersa giornata d’autunno, davanti a uno dei templi della musica mondiale, la Concertgebouw,c’era una folla in coda per l’addio a Eberhard van der Laan, amatissimo sindaco di Amsterdam, da tempo chiamato il padre della città. Come per tutti i sindaci olandesi, la sua nomina è stata prerogativa della Corona. Era nel suo stile non farla mai troppo lunga coi discorsi, compreso l’ultimo, in zona estrema: “Prendetevi cura l’uno dell’altro. E della città”. Davanti alla bara povera, di legno grezzo chiaro, gli Amsterdamers hanno montato la guardia d’onore alternandosi per gruppi: veterani dell’esercito, homeless, poliziotti, drag queens, volontari. “Ma sì, un padre- dice Monica van Wijn, 43 anni, che lavora per aiutare i rifugiati- Era caldo, diretto, faticava duramente per migliorare la vita delle persone e della città. Chissà come sarà la mia Amsterdam con tutte le novità in arrivo”. A Nord è tempo di addii e traslochi.