Brexit,
Boris Johnson incassa
l’ennesimo stop

Un po’ come succede al cattivo dei cartoni animati cui tutto va storto, Boris Johnson si trova nuovamente a mani vuote di fronte ai leader europei ansiosi di chiudere per sempre la vicenda Brexit.

Un altro colpo per il governo

Un altro colpo per il governo di BoJo che, per l’ennesima volta, ha provato ad aggirare le prerogative della Camera dei Comuni.  Aveva presentato di nuovo la mozione di sabato scorso per far approvare l’accordo sulla Brexit raggiunto con i leader dell’Unione. Johnson sapeva benissimo che l’emendamento approvato su proposta di sir Oliver Letwin, ex conservatore ribelle e ora indipendente, escludeva un sì o un no blindati.

Sabato la Camera ha infatti votato a maggioranza la proposta di mettere l’accordo sotto attento scrutinio, capitolo per capitolo, con adeguate norme attuative che potranno essere emendate. Nell’inglorioso “Super Saturday” in cui Johnson tanto sperava, era apparso con chiarezza come ogni scorciatoia per raggiungere la Brexit sarebbe stata resa impraticabile dal Parlamento.

La stessa proposta

Quindi, di fronte al nuovo ordine del giorno per mettere la House con le spalle al muro, lo speaker del Parlamento John Bercow non poteva che impedire che fosse messa due volte ai voti la stessa proposta, prassi che la legge impedisce. La mozione dell’esecutivo, ha detto Bercow era nella sostanza la stessa già presa in considerazione, e non sono cambiate le circostanze. Sarebbe stato quindi, nelle parole di Bercow, “ripetitivo e anormale” continuare a votare lo stesso punto.

Lettera non firmata

Non firmare le proprie lettere e non presentarsi al Parlamento, ha commentato Ian Blackford del Partito nazionale scozzese, rendono Johnson inadeguato all’ufficio che ricopre. Sia pure non firmata, e con allegato un personale parere negativo, la richiesta di estensione dei termini della Brexit è arrivata a Bruxelles.  Il ministro tedesco dell’economia Peter Altmaier, stretto alleato di Angela Merkel, è stato il primo a dire che un’estensione è scontata. E ha aggiunto:” Anche più lunga, se necessario, per consentire nuove elezioni o un referendum”. Come a dire che a Bruxelles non ci si fanno troppe illusioni sul futuro di questo accordo

Il nodo di Belfast

In Gran Bretagna sembra diminuire la distanza dall’idea di restare nell’Unione Europea: un secondo referendum e, in ogni caso, la permanenza nell’area doganale e nei trattati di mercato sono richieste avanzate apertamente da laburisti e liberal-democratici, appoggiate anche dai venticinque indipendenti e, a sorpresa, dal DUP, il partito unionista democratico dell’Irlanda del Nord che teme nuove tensioni. L’accordo ha infatti messo “d’ufficio” Belfast nella zona economica europea dal punto di visto doganale, con l’intenzione di trarre vantaggi commerciali sia dall’UE che da altri Paesi. Si crea però un’Irlanda del Nord che torna ad avere un rango minore rispetto al resto del Regno Unito: Belfast potrebbe doversi adeguare a tariffe e prezzi (come per il carburante) dell’Unione. Non è un bel clima quello che si verrebbe a creare, e Johnson, avvisano gli irlandesi, scherza col fuoco.

Esperimento non riuscito

Monta anche il timore, espresso già sabato in Parlamento, che la vicenda Brexit, in sé sfiancante per l’economia e la coesione sociale del Paese, finisca per innescare la dissoluzione del Regno Unito come Stato che comprende le nazioni inglese, gallese, scozzese e irlandese . A Westminster il Partito Nazionale Scozzese ha già detto che se deve esserci un regime ulteriormente “speciale” per l’Irlanda del Nord appaiono legittime le richieste di divorzio tra Edimburgo e Londra, una rottura già sfiorata con un primo referendum.
Non solo deraglia il treno della Brexit, ma aumentano i pericoli di un’Europa in cui le ragioni dell’unità traballano. Se questa Brexit era un grande esperimento certo non può dirsi riuscito.
In concreto ora il governo Johnson può presentare l’accordo con l’Europa aperto agli emendamenti del Parlamento, e verosimilmente ne uscirà un Regno Unito a pieno titolo partner europeo, con alcuni stralci alle norme di piena appartenenza, oppure Johnson può ritirare la mozione sul patto. In questo caso elezioni o referendum, e forse entrambi, ridaranno la parola ai cittadini.