Brasile, Bolsonaro in crisi
i militari si preparano
a scalzarlo dal potere

Nel 1964 i militari brasiliani agirono con ogni mezzo per rovesciare il già debole governo di João Goulart. Facendosi scudo della dottrina della sicurezza nazionale, erosero consenso e legittimità al governo e colpirono la democrazia. Ora, secondo la stampa latino-americana, lo scenario sembra che stia per ripetersi con Bolsonaro. Quello che è diventato l’uomo forte del Brasile ha vinto le elezioni nel 2019 in un modo che molti hanno giudicato fraudolento, facendo ricorso con la complicità di settori della magistratura e della stampa a manipolazioni gigantesche contro Lula e Dilma Rousseff che avevano governato il Paese dal 2003 al 2016.

Per la destra Bolsonaro era un buon candidato: l’unico ad avere una grande quantità di preferenze nei sondaggi, grazie al sostegno delle tradizionali basi del PSDB (Partido da Social Democracia Brasileira), che si erano radicalizzate verso posizioni estremistiche.

Bolsonaro con Donald Trump

Il suo stile violento, aggressivo verso gli avversari politici gli dava il carisma di un leader popolare. La sua candidatura fu presentata come l’unica possibilità per impedire al PT, il partito della sinistra brasiliana, di tornare al governo. Arrivato al potere, ha nominato un ultra neoliberista alla guida del ministero dell’ Economia, per garantirsi il sostegno dei grandi uomini d’affari e ha inserito nella compagine governativa militari per meglio controllare il Paese. Insomma, era un buon candidato della destra, ma certo non è stato e non è un buon presidente. Oggi con il suo operato appare piuttosto come un fattore di disordine del governo.

Mentre Bolsonaro è andato perdendo appoggi, il governo si è riempito sempre più di militari, in servizio attivo e nella riserva. Oggi essi dominano l’esecutivo, mentre il potere del presidente si svuota, e lui perde consensi e capacità di agire. La situazione è diventata ancora più grave a causa della pandemia che si è diffusa in tutto il paese. Il vuoto nella capacità di governo di Bolsonaro viene sempre più colmato dai militari. In questi giorni, il presidente,, subendo il veto di due generali, è dovuto tornare indietro sulla sua decisione di rimuovere il ministro della salute Mandetta (un militare) che non era d’accordo con lui, sia sulla sottovalutazione della pandemia sia sulle misure da prendere per affrontarla. Inoltre sta aumentando il peso del suo vice Mourão (altro militare) e il governo appare sempre più militarizzato.

L’esercito rafforza ogni giorno di più il suo potere di veto sulle azioni del governo e diventa l’unico organismo in grado di agire per contrastare l’atteggiamento disintegrante di Bolsonaro, il cui unico obiettivo ormai pare essere quello di mantenersi comunque al potere impedendo il ritorno di PT al governo. Bolsonaro sta perdendo il sostegno popolare, quello dei media e dei grandi settori della classe media, l’esercito diventa strategico e tende ad essere la spina dorsale del governo. Un processo che si scontra frontalmente con il ripristino della democrazia. La militarizzazione del governo è il principale ostacolo al ritorno della democrazia in Brasile. Un governo senza legittimità, senza la capacità di governare, che si disintegra quando dovrebbe comandare il paese durante una grave crisi come questa, apre la strada all’instaurazione del potere militare all’interno dello Stato.