Braccialetti-detenuti
e aperture Jobs act

Leggo dei braccialetti di Amazon destinati a migliaia di ragazze e ragazzi. Sono coloro che corrono da mattina e sera negli enormi magazzini. Spostano merci provenienti da tutto il mondo. I braccialetti ideati per loro sono momentaneamente solo un brevetto. Eppure se ne discute come se fossero una presenza reale. Non sono dei monili capaci di rendere più eleganti questi moderni operai. Dovrebbero indicare tempestivamente lo scaffale, il punto da raggiungere per agguantare la merce assegnata e portarla ai banchi di spedizione.

Quelle ragazze e quei ragazzi già oggi corrono su e giù come tanti rinati Charlie Chaplin. Col braccialetto, una specie di Google Maps, raggiungeranno record favolosi. Non solo: quel  cerchio elettronico, che ricorda in qualche modo i detenuti, potrà rappresentare un prezioso strumento di controllo. La ragazza, il ragazzo avranno su di sé, ininterrottamente, l’occhio (elettronico) del caporeparto.  Si sta avverando quello che, per esempio, aveva previsto tempo fa, in un dossier della Spi (società psicanalitica italiana), Alexandra Przegalinska, assistente “in philosophy of artificial intelligence” presso la Kozminski University, a Varsavia. Aveva segnalato nel campo delle neuro-tecnologie l’ingresso dei neuro-marcatori di tracciato, dispositivi predisposti “non solo a misurare, ma anche a migliorare le prestazioni cognitive dell’utente”. Secondo la studiosa polacca “si potrebbe affermare che se i risultati ottenuti vengono utilizzati per le valutazioni dei dipendenti il tracciato potrebbe essere utilizzato per migliorare la gestione delle risorse umane”. Un miglioramento, un controllo,  deciso unilateralmente secondo presunti criteri dell’impresa a scapito delle stesse cosiddette “risorse umane”.  Eppure molti tra altri studiosi delle nuove forme di lavoro, ovvero il lavoro 4.0, sostengono che ci sarebbe bisogno, in queste realtà futuribili, di una “partecipazione” colta e attiva di lavoratrici e lavoratori, accanto ai nuovi mezzi tecnologici. Amazon invece sembra voler  affidare la “partecipazione” ai braccialetti. Loro diventano i “protagonisti”, mentre la  “risorsa umana” diventa un oggetto inanimato.

Però non basta accusare Amazon, come hanno fatto molti commentatori, di “schiavismo”. Bisognerebbe capire perché questi per ora “brevetti” possono diventare realtà e non solo in Amazon. Credo sia doveroso ricordare come esistesse un tempo l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori che conteneva  un divieto assoluto di utilizzo di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Un divieto che poteva venir meno solo per particolari esigenze e comunque solo dopo accordi con il sindacato.  Ecco però l’intervento rottamatore del Jobs Act che anche su questo punto introduce nuove possibilità di controllo a distanza, riducendo i divieti del passato. Un modo per favorire tutti i braccialetti possibili di oggi.

E il sindacato come si collega  con queste nuove realtà? C’è stato proprio nei giorni scorsi un importante convegno, una conferenza di programma, voluta dalla Cgil. Era dedicata, appunto, ai temi dell’innovazione, al lavoro che cambia. Anche il sindacato è chiamato a rinnovarsi. Non a caso Susanna Camusso ha parlato di una “rivoluzione culturale”, di una vera e propria “campagna di alfabetizzazione”. Sono stati chiamati a discutere gli stessi lavoratori interessati. A cominciare da quelli di Amazon, certo, ma anche dai rappresentanti dei call center  o dei “riders” che, comandati da un’applicazione, percorrono le strade cittadine per portare cibi alle famiglie.  Altre esperienze sono state portate dai lavoratori di aziende alle prese con la digitalizzazione ovvero Lamborghini, Sorin, Tim,  Perugina. Mentre contributi diversi sono venuti da studiosi come Mariana Mazzucato, Jennifer Nedelsky, Enrico Giovannini. Il tutto all’insegna dell’unità contrassegnata dai discorsi di Furlan (Cisl) e Barbagallo (Uil). Una “due giorni” ricca di spunti e  di proposte. Eppure non ha suscitato un grande interesse da parte dei mass media. Qualcuno ha parlato di assenza della politica, proprio mentre incombe una spericolata campagna elettorale.  Eppure quei temi, il che fare affinché l’innovazione diventi davvero un occasione di cambiamento,  rappresentavano anche una proposta altamente politica . Era un additare una strada capace di ridare al lavoro il ruolo che merita. Così come lo è la “carta dei diritti universali” proposta dalla stessa Confederazione.

Quel che più sgomenta è la certezza che se da quel palco di Milano fosse venuta, da un qualche dirigente di rilievo, una battuta, una punzecchiatura su Renzi o Grasso o Salvini o Di Maio o Berlusconi, ci sarebbero stati titoli vistosi.

Perché così va il mondo. Sarebbe comunque  giusto  che almeno le diverse forze politiche di sinistra o di  centrosinistra che  proclamano un’accesa sensibilità per il mondo del lavoro, traessero le conseguenze dalla vicenda dei braccialetti di Amazon.  Ad esempio proponendo modifiche al Jobs Act. Magari, ci si perdoni la battuta,  qualcuno potrebbe riscrivere una frase sorpassata di Karl Marx. Quella che diceva “I proletari non hanno nulla a perdere, all’infuori delle loro catene”. Mettendo “braccialetti” al posto delle catene.