Bonaccini:” Io distante dal Pd? Storie. Sono il candidato unitario”

“Ho governato l’Emilia-Romagna per cinque anni e credo di avere la credibilità per farle fare ancora un passo avanti”, dice Stefano Bonaccini in questa intervista a strisciarossa a poco più di due settimane dal voto. Distanze dal Pd? “Nessuna, è il mio partito, altro che storie”. La candidata della destra Lucia Borgonzoni? “Non ha mezza idea sull’Emilia-Romagna, ma è la mia avversaria politica, non una nemica”. Il lavoro, aggiunge, sarà al centro della prossima legislatura. Candidature sbagliate in lista con me? “Polemiche inutili della destra”. Dal no alla tassa sulla plastica alla battaglia per l’autonomia differenziata, dalle speranze suscitate dal movimento delle “sardine” alla tenuta del governo Conte, un botta e risposta a tutto campo con il presidente che si candida a fare il bis.

Allora, presidente: al giorno del voto in Emilia Romagna, il 26 gennaio, manca ormai poco. Qual è il clima che incontri in campagna elettorale e quali sono le tue previsioni: ottimista?

Sono ogni giorno nel territorio, in mezzo alle persone, facendo in campagna elettorale quello che ho fatto in questi cinque anni, nei quali ho visitato praticamente tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna. E sì, sono ottimista, perché vedo sempre più entusiasmo, una voglia di partecipare come non vedevo da tempo, la voglia di condividere un progetto per far fare un passo avanti alla nostra regione, e non certo per tornare indietro seguendo questa destra sovranista ed estremista.

Eppure, il distacco tra te e la candidata di Salvini Lucia Borgonzoni non è molto netto. Secondo te perché la Lega raccoglie consensi anche in queste zone che erano considerate rosse? Dove ha sbagliato la sinistra?

Veniamo da 9 vittorie consecutive della Lega in altrettante Regioni, e l’Emilia-Romagna non è certo un mondo a parte. Viviamo in questo tempo, dove la destra prevale qui, in molti Paesi europei e non solo, vista la presidenza Trump negli Usa. Ricordo però che qui, solo pochi mesi fa, quella stessa Lega che si è imposta come primo partito alle elezioni europee ha perso, nettamente, alle elezioni amministrative, dove il centrosinistra ha prevalso nell’80 per cento degli oltre 200 Comuni in cui si votava. Il valore della persona che si candida, le sue capacità, il progetto di governo del territorio che si propone, si vede che fanno ancora la differenza.

Parliamo di alleanze e liste. Come è nata la coalizione che ti sostiene, che va dalla sinistra radicale ai moderati, e come si riflette nella composizione delle liste?

Sono partito con il sostegno di 209 sindaci, due su tre di quelli emiliano-romagnoli, numerosi anche non del Pd o del centrosinistra, che però hanno deciso di premiare l’impegno e i progetti per il territorio. Abbiamo poi costruito un centrosinistra largo, capace di aprirsi a tante esperienze civiche nate proprio nei territori in questi anni, che va dalla sinistra ai moderati che non si riconoscono in questa destra a trazione salviniana, tutt’altro che moderata. Un percorso che si rispecchia nella scelta dei candidati: donne e uomini che vogliono difendere valori di solidarietà e partecipazione, estendere i diritti e creare occupazione nuova e di qualità, far crescere le comunità locali, liberare energie e risorse per le imprese e la crescita sostenibile, portare avanti una svolta ecologica non più rinviabile.

Perché hai sentito il bisogno di fare una “lista Bonaccini”? Vuoi mantenere le distanze dal Pd?

Il Pd è il mio partito. Ho iniziato la campagna elettorale con il segretario Zingaretti a Bologna insieme a 2 mila persone. Io però sono il candidato di una coalizione formata da sei liste, non del solo Pd. E con la mia lista ho voluto dare spazio e valorizzare le moltissime persone che ho incontrato in questi anni nei comuni e nelle province, da Piacenza a Rimini, molte di loro lontane dalla politica ma stavolta pronte a impegnarsi per l’Emilia-Romagna.

Però non hai voluto la passerella dei big del Pd in campagna elettorale, nemmeno quella del segretario Zingaretti. Pensi che la loro presenza sia controproducente?

Ho già detto di Nicola, che peraltro sarà qui più volte nelle prossime settimane: ci darà una mano importante, altro che storie. Di questo parla soprattutto la mia principale avversaria, Lucia Borgonzoni, non avendo alcuna proposta per l’Emilia-Romagna.

Ha suscitato qualche polemica la candidatura nella tua lista di Carlo Fagioli, un imprenditore che in passato ha usato la mano dura nei confronti dei propri dipendenti. Sei pentito?

Fagioli ha già chiarito. E i diritti dei lavoratori non si toccano. Saranno i fatti, come sempre, a dimostrare che noi siamo per il lavoro, per la tutela del lavoro e il contrasto al precariato. Da cinque anni siamo la regione che cresce di più, abbiamo quasi dimezzato la disoccupazione, portandola dal 9 al 5%, ma parallelamente ci siamo sempre schierati con i lavoratori e le lavoratrici nelle situazioni di crisi aziendali, salvando oltre 10 mila posti di lavoro ai tavoli aperti in Regione. Non prendo lezioni da chi, a destra, scopre il tema lavoro solo nei due mesi che precedono le urne.

Se dovessi vincere le elezioni pensi che l’alleanza che ti ha sostenuto basti, oppure ritieni sia utile cercare di nuovo un rapporto con i Cinque stelle, magari coinvolgendoli nel governo della Regione?

Ero aperto al confronto prima sui programmi, lo sarò sicuramente anche dopo. Nell’ultimo anno di legislatura abbiamo votato insieme quasi tutti i provvedimenti più importanti, per questo resto convinto che abbiano perso una grande occasione per poter condividere un progetto di governo che li avrebbe portati alla guida di una grande regione italiana, per poter incidere davvero con le loro idee e proposte. Così come resto convinto che farà differenza se il 27 gennaio il presidente sarò io o la Borgonzoni, tanto che più di un esponente 5 Stelle si è pronunciato per il voto disgiunto: voteranno il Movimento come lista ma il sottoscritto come presidente. Io mi rivolgo a tutti gli emiliano-romagnoli, e, ribadisco, sarò pronto al confronto coi 5 Stelle sul merito delle cose anche dopo il voto.

La campagna elettorale è stata movimentata dalle piazze delle “sardine” che hanno mobilitato più di quanto si sarebbe potuto immaginare. Che idea hai di questo movimento? Che rapporti pensi di avere con loro? In che modo si possono coinvolgere?

Le  “sardine” hanno portato nelle piazze ciò che la politica italiana ha smarrito da tempo: educazione e toni pacati, la parola e non le urla, il confronto e la passione civile e non muri e rabbia, ormai la regola, soprattutto sui social. Dopodiché non è vero, come sostengono Salvini e Meloni, che le loro siano piazze contro, sono piazze che si oppongono alla visione della società della destra estremista e sovranista che Salvini e Meloni rappresentano, chiedono una alternativa, ponendo domande alle quali noi vogliamo rispondere, con un progetto e proposte credibili. E’ quello che stiamo facendo, peraltro partendo da valori che sento di condividere con loro.

Proviamo a fare un bilancio del lavoro svolto nel tuo primo mandato: tre cose fatte che rivendichi con soddisfazione…

Il Patto per il Lavoro: insieme a tutte le parti sociali abbiamo realizzato investimenti per oltre 22 miliardi di euro fra fondi pubblici e privati uscendo meglio e prima di altri dalla crisi economica, un modello di nuova concertazione per l’innovazione e la crescita inclusiva che andrebbe esteso al Paese. L’abolizione dei superticket su visite ed esami, facendo risparmiare 34 milioni l’anno agli emiliano-romagnoli, e il via al piano di azzeramento/abbattimento delle rette degli asili nido, primo passo verso i nidi gratuiti e per tutti, senza più liste d’attesa, obiettivo della prossima legislatura. Abolizione dei superticket e taglio delle rette dei nidi, misure che adesso stanno per essere estese a tutto il Paese: siamo orgogliosi di aver fatto da apripista anche in questo caso.

E tre problemi che invece restano ancora aperti e avranno bisogno di una soluzione nel prossimo mandato?

Proporrò alle parti sociali di firmare un nuovo Patto per il Lavoro, allargato a due temi: la creazione di nuovo e buon lavoro, per combattere il precariato e garantire paghe che siano adeguate, e la sostenibilità, per orientare tutte le politiche future alla tutela dell’ambiente e alla lotta al cambiamento climatico. Inoltre, dopo aver tagliato le liste d’attesa per visite ed esami, vogliamo fare lo stesso con gli interventi chirurgici programmati, oltre a migliorare i Pronto soccorso, nei quali vogliamo raggiungere gli standard più elevati con più comfort e meno attese (massimo 6 ore dall’entrata al ritorno a casa o al ricovero).

Salvini e Lucia Borgonzoni

Il sindaco di Milano Sala in una iniziativa con te a Bologna ha detto della Borgonzoni che è “una che non sa nemmeno da che parte è girata”. Condividi questo giudizio? Che cosa pensi della tua avversaria?

Da parte mia non ci sono stati né ci saranno mai attacchi personali nei confronti di Lucia Borgonzoni, che considero una avversaria, politicamente parlando, non una nemica. Credo peraltro che Sala volesse sottolineare la sua assenza di esperienza amministrativa o di governo del territorio, non altro. Io non mi considero migliore, ma diverso da lei sì: conosco l’Emilia-Romagna palmo a palmo, l’ho governata per cinque anni e credo di avere la credibilità per portare avanti un progetto per fare un passo avanti, farne ancora di più la regione della conoscenza, dei diritti e dei doveri, della sostenibilità, del lavoro e delle opportunità. Dopodiché, saranno gli elettori a giudicare.

E cosa pensi di Salvini che in un foglio ritrovato durante una sua iniziativa a Bologna ha dato indicazioni di picchiare duro sul Pd, di non discutere del buongoverno dell’Emilia-Romagna perché ti avvantaggerebbe e ha chiesto di trovare una famiglia rimasta senza casa dopo il terremoto per usarla in campagna elettorale?

Un episodio che si commenta da solo, ma che conferma quanto stiamo vedendo ogni giorno: nessuna proposta da parte loro, ma solo tanti insulti. Secondo Borgonzoni e Salvini questa regione va liberata: ma da chi? Se possono dire una tale sciocchezza è perché tanti uomini e donne ormai 75 anni fa scelsero di stare dalla parte della democrazia e della libertà combattendo fascismo e dittatura. E sempre secondo loro, qui lavora e fa impresa solo chi ha una tessera in tasca o è amico di qualcuno… ma non si rendono conto di offendere questa terra e chi la abita, quando siamo la regione che cresce di più da cinque anni? Usano questi metodi e parlano d’altro per coprire una clamorosa assenza di proposte e, temo, la non conoscenza dell’Emilia-Romagna.

La destra dice “votate per noi così mandate a casa il governo Conte”. Se invece votano per te si rafforza il governo?

Io sto facendo campagna elettorale per l’Emilia-Romagna. Salvini sta facendo campagna elettorale in Emilia-Romagna per mandare a casa Conte. La Borgonzoni onestamente non lo so. Qui vinceremo, abbiamo un progetto per andare avanti, non per tornare indietro. In ogni caso, non credo che il Governo possa cadere, con il rischio di consegnare il Paese alla destra. E il presidente del Consiglio ha già detto che le elezioni regionali vanno considerate per ciò che sono: elezioni regionali.

Perché ti sei battuto contro la tassa sulla plastica? E’ vero che in questa regione ci sono molte aziende coinvolte, ma non credi che vada disincentivato l’uso delle plastiche per evitare danni all’ambiente e alla nostra salute?

Noi abbiamo approvato una strategia per diventare la prima regione plastic free condivisa con imprese, sindacati, associazioni ambientaliste. Prevede il sostegno agli enti locali e alle strutture pubbliche nel taglio dell’uso di plastica monouso, e il sostegno alle aziende nella riconversione dei cicli produttivi, con risorse e modalità che verranno decise insieme, monitorando l’attuazione delle varie misure. Così come puntiamo alla pulizia del mare, dei corsi d’acqua e delle aree pubbliche. Tutto con incentivi, non tasse. Perché siamo convinti che non si possano contrapporre lavoro e ambiente. Per questo ho chiesto al Governo di fermarsi con la plastic tax, perché in Emilia-Romagna abbiamo la packaging valley nazionale, con la presenza qui di gran parte delle aziende del settore: fortunatamente il Governo ha ridotto molto la portata dell’intervento, rinviandolo a luglio. Sono convinto che in questi mesi si possano trovare ulteriori soluzioni che non siano nuove imposte.

Perché pensi che sia giusta un’autonomia regionale differenziata, che poi è il cavallo di battaglia della destra? Non si rischia di creare regioni di serie A al nord e regioni di serie B al sud?

Per poter dare risposte ancora più efficaci e veloci a cittadini, famiglie e imprese dell’Emilia-Romagna. E per poter semplificare le procedure, sburocratizzando, potendo gestire direttamente qui più competenze. Secondo il percorso previsto dalla Costituzione, senza toccare l’unità nazionale, per noi sacra, e il principio della solidarietà territoriale. Dopo il nulla del Governo precedente, con l’attuale ministro Boccia tutte le Regioni si sono trovate d’accordo sulla definizione del Livelli essenziali delle prestazioni, i Lep, da garantire in ogni parte del Paese, proposta che io per primo avevo avanzato. In questo modo il rischio di creare spaccature o differenze fra regioni è scongiurato.

In un post su Facebook per gli auguri di buon anno hai scritto, usando le parole di Ligabue: “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo, sono sempre i sogni a fare la realtà”. Quali sono i tuoi sogni che vorresti fare diventare realtà?

In questo momento sto pensando solo all’Emilia-Romagna. Sto girando in lungo e in largo la nostra regione, comunque un’esperienza bellissima: è vero che lo faccio da cinque anni, ma questa terra ogni giorno riserva una sorpresa, angoli bellissimi e persone fantastiche. Un viaggio in direzione 26 gennaio che comunque rappresenta già un sogno in sé.