Bollette, l’impotenza
delle Authority

I buoi sono tutti scappati. Più di un miliardo e duecentomila buoi: tanto alti sono i profitti assicurati dalle bollette ogni 28 giorni alle grandi aziende telefoniche e a Sky. E solo ora le Authority cercano di chiudere le porte della munifica stalla.

Così l’Agcom ha fatto sapere – soltanto pochi giorni fa – di aver ammonito Sky fin dal 28 settembre a dare maggiori informazioni ai clienti sulle bollette ogni 4 settimane (e immaginiamo sul costo dell’abbonamento salito di un consistente 8,6% annuo).

Per ora non è servito a gran che,  anche se, un mese dopo l’ammonizione, Tim starebbe – secondo voci di settore –  lavorando all’interno di Asstel (l’associazione che raccoglie gli operatori di telecomunicazioni) per trovare una soluzione  prima che si arrivi a una eventuale misura di legge.

Forse – anzi senza forse – qualcosa poteva fare l’Antitrust, ma le “voci di dentro” hanno tenuto a far sapere agli italiani che le multe preventivabili sono un’inezia rispetto ai profitti di colossi come Tim, Vodafone, Wind, Tre e Fastweb che intanto – insieme alla tv di Murdoch – si sono spartiti tranquillamente la ricchissima torta.

Che dire? Come minimo che questa vicenda dei 28 giorni è caratterizzata dalla confessione di completa impotenza di quelle che dovrebbero essere le Autorità regolatrici della concorrenza e del mercato.

Come spiegare altrimenti che con un semplice “gioco” matematico, che non ha nulla di giocoso, si trasferiscano guadagni di immensa portata (si badi bene puri profitti extra, per aziende che già fatturano miliardi) senza alcun controllo?

Ma non è tutto qui: chi sa come vanno le cose in Italia potrebbe immaginare che tra la “debolezza” dei controllori e i vasti rapporti politici dei controllati ci siano state stanze di compensazione per un affare molto fruttuoso (e non escluderei anche un po’ losco).

Ora – dopo la comunicazione al Parlamento della ministra Anna Finocchiaro che si è impegnata in un “question time” a far qualcosa – si pensa che il governo potrà rimediare nella prossima legge di bilancio con un emendamento.

Ma è un’ipotesi ancora tutta da verificare, pur se sufficiente, parrebbe, a smuovere un po’ le acque. .Verificheremo.