La sesta sinistra
che si astiene

Forse qualcuno non se ne accorto, ma esiste una sesta sinistra, dopo le cinque canoniche – Pd (?), SI, Civati, MDP-Articolo Uno e Pisapia – che oggi hanno la pesantissima responsabilità di quanto è successo nelle urne della Sicilia e che succederà prossimamente sul grande schermo.
E’ la sinistra dell’astensione di chi, sempre schierato da una vita, ne ha le scatole piene di una situazione dove tafazzianamente ci si batte sulle balle ad ogni piè sospinto, senza rendersi conto che la resistenza delle cosiddette non è eterna.
E’ una sinistra pluriclasse, dove incontri operai (sempre meno), colletti bianchi, pensionati, professionisti, casalinghe e soprattutto tanti studenti. E il fatto che ci siano molti giovani già stufi dell’andazzo non fa ben sperare per il futuro di questo Paese.


Nella sinistra codificata qualcuno non se ne accorto, oppure fa il pesce in barile, e continua, fin dai tempi del referendum, a fare la sua parte come se nulla fosse: Speranza parla a Pisapia, Pisapia bisbiglia a Grasso, Bersani sostiene che…, Renzi apre, poi chiude, poi riapre, D’Alema dice la sua, ci si insulta, si lanciano fendenti, ci sono grandi incompatibilità personali, scatta il tifo, spuntano gli slogan. Alla fine si riduce tutto a “la mia sinistra lava più bianco della tua”. Basta!
Pensate al risveglio di Giovanni, il protagonista di Quando, l’ultimo romanzo di Walter Veltroni, il compagno che rinasce dal coma 33 anni dopo la morte di Enrico Berlinguer. Cosa dovrebbe pensare della suoi nuovi compagni di viaggio?

Intanto la destra – smettiamola di chiamarla centrodestra perché quel prefisso centro aiuta a nobilitarla ed è ingiusto nei confronti di un liberalismo che ha dato contributi importanti al Paese – vince e va direttamente in competizione con i pentastellati che sperano di agguantare la maggioranza per governare l’Italia. Insomma, tra un arancino e l’altro, gli italoforzuti, i legaioli e i meloncini tirano su un baraccone di scontento e di odio che, parlando alla pancia degli italiani, porta a casa i risultati.
Basta salire su un tram, o andare al bar, oppure in coda alle poste: la gente si chiede dove sia finita la sinistra, dove siano quelli che si occupavano dei diritti, delle pulsioni ideali, dell’eguaglianza e del benessere delle persone. E non tutti sono disposti a far crescere a dismisura le fila delle truppe cammellate del Di Maio, comandato dal ventriloquo Grillo. Quindi non andranno a votare.
Catarsi? Forse ci meritiamo che la sinistra venga messa da parte, diventando marginale in un Paese che affonda. Qualcuno ovviamente spera ancora che succeda come per l’araba fenice. Ma il rischio che diventi un pollo arrosto è spaventosamente reale.