Biotestamento, ministra
Grillo è ora di
applicare la legge

Partiamo dai dati. E dalle date. Il 31 gennaio scorso è entrata in vigore la legge n. 219 approvata dal Parlamento il 22 dicembre 2017 e contenente le «Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento». Anche l’Italia ha finalmente la legge sul biotestamento.

Una legge storica sia perché, come scrivono Mina Welby e Beppino Englaro (insieme ad altri) in una lettera di cui tra poco daremo conto, è stata «ottenuta grazie a persone che hanno pagato un prezzo personale di sofferenza e che non vogliamo sia oggi in parte vanificata». Tra le persone che hanno pagato un prezzo altissimo di sofferenza a causa di un accanimento terapeutico ci sono state Piergiorgio Welby – il marito di Wilhelmine Schett (Mina Welby) – e Eluana Englaro (la figlia di Beppino Englaro).

Ma storica, quella legge, anche perché l’Italia arrivava in ritardo. Un ritardo colpevole per due motivi: 1) perché il testamento biologico era già in vigore, con valore legale e vincolante, in Austria, Belgio, Croazia, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Ungheria. A questi dodici paesi si aggiungevano la Francia (dove esiste una legge, non vincolante, che norma la materia) e la Svezia (dove è sempre possibile interrompere i trattamenti sanitari su richiesta del paziente); 2) perché avevamo firmato la Convenzione di Oviedo, che regola in ambito europeo la materia bioetica, che all’articolo 9 recita: «I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione».

È vero quel «saranno tenuti in considerazione», è alquanto generico. E tuttavia tra le righe si legge che i paesi firmatari si impegnano a tenere nel giusto conto il testamento biologico, ovvero i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà.
Ebbene, la legge n. 219 del 22 dicembre 2017, entrata in vigore il 31 gennaio 2018, poneva finalmente fine a quel ritardo colpevole e, ormai, incomprensibile. A patto che …

A patto che il geverno vi desse pratica attuazione. E, in particolare, che il Ministro della Salute, con un apposito decreto, stabilisse, entro e non oltre 5 mesi – ovvero entro il 30 giugno 2018 – le modalità di registrazione, in un’apposita Banca dati, delle DAT: le disposizioni anticipate di trattamento.

Per rispettare la legge sul biotestamento e anche quelle che tutelano la privacy, il 22 marzo 2018 il Ministro della Salute del governo Gentiloni, Beatrice Lorenzin, ha istituito un Gruppo di lavoro che avrebbe dovuto definire le giuste modalità. Del Gruppo di lavoro fanno parte i rappresentanti dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali, oltre che delle Regioni e dello stesso Ministero della salute.
Intanto il quadro politico cambia. Il giorno 1 giugno 2018 entrano a Palazzo Chigi il nuovo Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con i suoi invadenti vice: Matteo Salvini per la Lega e Luigi Di Maio per il Movimento Cinque Stelle. Al Ministero della Salute va la signora Giulia Grillo, un medico.
Passano tre settimane e, il 22 giungo, ad appena una settimana dalla scadenza dei termini definiti dalla legge, Giulia Grillo chiede che il Consiglio di Stato chiarisca alcuni punti della legge che appaiono, almeno agli occhi dei tecnici del ministero, di difficile interpretazione.


Il Consiglio di Stato è tutto sommato veloce. Il 31 luglio 2018 risponde in maniera non equivocabile. Ora il nuovo Ministro della salute, Giulia Grillo, non ha più scuse. Deve emanare il decreto. E lo sa. E infatti, in quel medesimo 31 luglio dichiara: «Ringrazio il Consiglio di Stato per avermi reso in tempi rapidissimi il parere sui quesiti richiesti dal ministero della Salute per accelerare la costituzione della Banca dati nazionale delle Dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT). I chiarimenti del massimo organo della Giustizia amministrativa ci consentono di ultimare la predisposizione di un provvedimento molto atteso dai cittadini, ma purtroppo per lungo tempo dimenticato nei cassetti del ministero. Subito, al momento del mio insediamento come ministro, ho messo all’ordine del giorno un tema di civiltà, per dare finalmente applicazione a una legge nazionale che non poteva restare disattesa. Presto il biotestamento potrà diventare pienamente realtà».

Giulia Grillo sembra determinatissima. Finalmente può dare piena attuazione a una legge che non può più essere disattesa. Una legge che lei stessa definisce di civiltà.
Tutti si aspettano che in pochi giorni il Ministro emani finalmente il Decreto.
Ma, evidentemente, come ha ben spiegato Danilo Toninelli, Ministro dei trasporti e pentastellato come Giulia Grillo, nel governo di Giuseppe Conte quando si parla di “pochi giorni” si può intendere anche “al massimo alcuni anni”.

E infatti passa un mese, due, tre, quattro … sta quasi per concludersi il sesto mese dalla scadenza dei termini fissati dalla legge e del Decreto non c’è traccia. Il biotestamento – o, almeno, una componente decisiva della legge che lo istituisce – resta una chimera. Imbarazzante. Inaccettabile.

È così che Mina Welby, Beppino Englaro, insieme a Carlo Troilo, Gina Brunori, Monica Coscioni, Andrea Curiazi, Francesco Lizzani, Chiara Rapaccini e Maddalena Soro prendono carta e penna e scrivono al Ministro inadempiente: «Le scriviamo per chiederLe di porre fine alla violazione dei termini per l’attuazione della legge sul Biotestamento, una legge ottenuta grazie a persone che hanno pagato un prezzo personale di sofferenza e che non vogliamo sia oggi in parte vanificata».

Il gruppo non può fare altro che ricordare le tappe precise della legge approvata quasi un anno fa dal parlamento e concludere: a «5 mesi dalla scadenza fissata dalla legge istitutiva della Banca dati in oggetto, siamo dunque a chiederLe che sia posto al più presto termine a una violazione di legge in atto che impedisce la piena operatività della legge sulle DAT pregiudicando il diritto dei cittadini italiani a veder rispettate le proprie volontà nelle scelte di fine vita».

Ecco, gentile Giulia Grillo, il suo Ministero è in una piena violazione di legge. Di una legge la cui applicazione, come lei stessa ha dichiarato, non può essere disattesa. In questi mesi il suo governo ha fatto moltissime promesse e, tutto sommato, non ne ha mantenuta nemmeno una. Provi lei, se vuole e può, a rompere l’incantesimo. Glielo chiedono persone che hanno sofferto in prima persona. E glielo chiede la maggioranza degli italiani. È, per usare le sue parole, una questione di civiltà.