Bersani: “La sinistra?
Aperta al civismo”

“Nemmeno la sconfitta in Sicilia cambierà il Pd, Renzi tirerà dritto come sempre”. Pier Luigi Bersani si prepara all’ultimo tour siciliano a sostegno di Claudio Fava e concede la sua prima intervista a strisciarossa. Non ci sta, il leader di Mdp, a passare per un uomo spinto da rancori o da antipatie personali e addossa a Renzi la responsabilità di aver tagliato tutti i ponti: “Il Pd, consapevolmente, ha messo un macigno sulla possibilità di discutere a sinistra. Noi oggi dobbiamo recuperare quell’elettorato che si è ritirato e che non vuole un centrosinistra a traino Pd né un Pd a traino renziano”, dice. La sinistra ancora divisa e a volte rissosa? “Siamo nella fase di costruzione e dobbiamo aprirci al civismo. Ma sia chiaro a tutti: non accettiamo settarismi di altri tempi”. L’errore di aver votato il Jobs act? “Le cose non stanno proprio così”. E sul futuro leader dice: “Spero che venga fuori qualcuno che non abbia lo stigma della favola del rancore”.

Allora, Bersani comincerei dalla Sicilia. Che cosa vi aspettate dal voto di domenica? Ha ragione Fassino quando dice che l’unica cosa certa è che Fava non sarà presidente della Regione?

Mah, qualche compagno ha detto che con un simile pronostico di Fassino la vittoria è assicurata…A parte gli scherzi, da quel voto mi aspetto prima di tutto che possa ripartire un progetto serio di sinistra di governo. Ne abbiamo bisogno per la Sicilia e per l’Italia. Mi aspetto che questo progetto riparta in modo credibile, recuperando quella parte grande di elettorato che si è disamorata e aprendosi al civismo. Per me è il primo passo dei cento passi che dobbiamo percorrere.

Ma non è stata una scelta pessima andare alle urne divisi, il Pd con Micari e Mdp con Fava? In questo modo non si apre la strada a un ritorno della destra o alla vittoria del M5S?

Guarda che noi ci stavamo ad aprire un percorso unitario civico e discontinuo. Se poi però diventa cinico e continuo, con dentro Alfano e Crocetta, è chiaro che per noi non è più accettabile. Ma stiamo attenti, perché anche se noi avessimo abbracciato questa operazione trasformistica, gli elettori non ci avrebbero seguito. Perché c’è da capire una cosa molto semplice a proposito del cosiddetto voto utile: che ormai la gente vota quel che vuole. Non è che ammucchiando Bersani o Fava o altri gli elettori poi si convincono. No, se ne stanno a casa o votano altrove.

Quanto peserà l’esito del voto siciliano sul confronto nel centrosinistra nei prossimi mesi? E quanto potrà influenzare la linea del Pd una sconfitta siciliana?

Secondo me molto e nulla. Quel voto, oltre a dare un’indicazione di governo per la Sicilia, aprirà le danze a livello nazionale, segnerà la battaglia politica nel Paese. Però non credo affatto che condizionerà granché i giochi, perché sono già fatti visto che il Pd ha deciso di tirar dritto sulla legge elettorale e sulla legge di stabilità e continua a rivendicare il ben fatto. E il ben fatto ovviamente è tutto quello che è stato fatto, senza dubbi. Su questa base è del tutto evidente che il Pd potrà avere accanto a sé solo qualche lista civetta e niente di più.

Quindi consideri definitivamente chiusa ogni possibilità di alleanza con il Pd?

Ragiono così: il Pd ha fatto le sue scelte. Le due cose su cui si doveva lavorare per consentire un dialogo, infatti, sono rimaste per aria. La prima era una legge elettorale con coalizioni vere e non finte, con tanto di primarie e di programmi comuni. E il Rosatellum non è questo. Oppure una legge con un proporzionale puro in cui ci si potesse ritrovare dopo il voto. La seconda richiedeva qualche segnale di riflessione critica su almeno alcune delle scelte compiute. Ecco, non si è fatta nessuna di queste due cose. Si è invece combinata una legge elettorale dialogando con la Lega, con Forza Italia e con Verdini, senza voler mettere riparo alle storture di questo sistema. Sul resto si è risposto con un andiamo avanti così. Per esempio sulla precarietà. Ma io dico, come si fa a sostenere a fine legislatura che tutto va bene quando hai speso 23 miliardi con il Jobs act per cancellare la precarietà e sei al massimo storico di precarietà? Come si fa, quando solo sette contratti su cento sono a tutele crescenti? Di che cosa stiamo parlando? Credo che il Pd, consapevolmente, abbia messo un macigno sulla possibilità di discutere a sinistra.

Dal Pd però vi rispondono che siete voi ad aver affossato qualsiasi dialogo perché siete animati dal rancore e il vostro unico obiettivo è disarcionare Renzi eletto da due primarie…

Ci sono in giro un sacco di psicanalisti, potremmo coinvolgerli. Ma è meglio lasciar stare. Cerco di ragionare come quelli che sono andati nel bosco, come dico io…

Chi sono quelli che sono andati nel bosco?

Sono quelli che si sono rintanati, si sono ritirati. E quelli che sono andati nel bosco non ci sono andati per rancore o antipatia, ma per oggettini che si chiamano lavoro, dignità, fisco, metodi di governo. Se noi pensiamo di fare del politicismo sulle alleanze a prescindere da questi temi di merito, quelli possono anche uscire dal bosco ma con il bastone in mano.

Perché secondo te nel Pd c’è questa strana ostinazione a seguire un leader che sta collezionando una sconfitta dietro l’altra, che ha provocato uno smottamento nel partito? Le ultime due uscite, quelle di Pietro Grasso e Antonio Bassolino con tutte le differenze tra loro, non sono poca cosa…

Quando noi ce ne andammo dal Pd o forse si può dire quando ci buttarono fuori, lo facemmo proprio per questo. Non c’è più agibilità in un partito di quel genere, non c’è possibilità di muovere le cose a causa del meccanismo perverso che si è creato. Sia per le primarie, che alla fine contengono anche elementi di rigidità, sia per il renzismo che è stato un modo di gestire il partito con un piglio di comando totale. Per questo credo che anche solo immaginare un cambiamento dopo il voto siciliano sia poco realistico. Ormai è un destino, andare avanti così diventa un obbligo. E questo è il punto drammatico della vicenda del Pd.

Però Renzi è convinto del contrario e anche a margine del summit americano della Fondazione Obama ha ripetuto che il suo obiettivo è prendere il 40% dei voti…

Questa legge elettorale ha un elemento indiscutibile: non esprimerà un governo indicato dagli elettori. E quindi ripeto: il voto utile di che? Per fare che? E poi, ma quale 40%? Quella cifra era legata a un’ipotesi politica che funzionò all’inizio, nella partita amichevole delle europee: l’idea che il Pd potesse assorbire l’elettorato di centrodestra. Ma vi pare credibile oggi una cosa del genere?

Senza un’alleanza di centrosinistra è però evidente che vince la destra. Una destra che si organizza, proprio ieri è stato siglato il patto tra Berlusconi, Salvini e Meloni. Non ti preoccupa che il Paese finisca nelle mani di un personaggio che ha corrotto i senatori per far cadere Prodi e un governo democraticamente eletto?

Ma sono tre anni che dico che c’è la destra. Il problema è mettere rimedio a questa destra. E io insisto: senza andare a riprendersi pezzi di elettorato di centrosinistra che non ci sta più, fermare la destra diventa impossibile. Bisogna rimettere in campo tutte, dico tutte, le energie del centrosinistra e quelle del civismo. Il Pd non è in condizioni di farlo. Quindi bisogna che ognuno si vada a prendere quello che può. Se mi mettessi a dire il Jobs act va bene, va tutto bene, avanti così senza cambiare nulla, per fare un accordo con Renzi si pensa davvero che si possa recuperare l’elettorato di centrosinistra? Un pezzo di elettorato non ci sta più in un centrosinistra a traino Pd e in un Pd a traino renziano. C’è poco da fare.

Hai detto qualche giorno fa: speriamo che dopo il voto ci siano le condizioni per rincontrarsi. Che significa? Voi come pensate di utilizzare il capitale di voti, pochi o molti, che otterrete? Farete la sinistra di testimonianza?

Noi siamo una forza saldamente di centrosinistra. Siamo una sinistra che invoca un centrosinistra con le sue bandiere. E allora, dopo il voto diremo a tutte le forze di centrosinistra, a cominciare dal Pd: siete disponibili a un cambiamento, a una svolta nelle politiche di governo? Con meno di questo non si va da nessuna parte. Bene, se non saranno disponibili andranno dove vogliono. Noi a destra non ci andremo. Punto.

Non puoi negare che la sinistra di cui parli continua però ad essere divisa. Non sappiamo che cosa farà Pisapia, che cosa farà Prodi, cosa faranno Grasso e Bassolino. Non si sa se ci sarà un accordo con Sinistra italiana. E c’è persino chi attacca il presidente del Senato considerandolo quasi un nemico di classe. Perché fidarsi di voi?

Diciamo che siamo in fase di costruzione e Mdp si propone come soggetto attivo di questo lavoro di riunificazione. Lo facciamo, deve essere chiaro, senza preclusioni e senza chiusure. Penso che questi problemi che hai indicato si risolveranno in gran parte. Anzi, penso che forse siamo già più avanti di quanto non appaia. Detto questo, poi ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Certamente nel lavoro di ricostruzione della sinistra e di un centrosinistra nuovo non saranno accettabili settarismi di altri tempi. Dobbiamo avere il coraggio di aprirci e di mettere insieme una sinistra di governo della legalità e del civismo.

A proposito di civismo: quali sono i soggetti della società civile che pensate di coinvolgere? Finora non ne abbiamo visti molti…

Non faccio l’elenco delle persone. Penso al mondo che si batte per la legalità, penso a una intellettualità che rappresenta il civismo radicale. Ma credo anche che dobbiamo mobilitare le nuove culture dell’ambientalismo e coinvolgere le forze del cattolicesimo democratico e popolare che fino a questo momento si sono tenute in disparte. Spero che, con qualcuno che hai citato tu e non io, con personalità in grado di dare un valore aggiunto, si possa fare questo lavoro.

Eppure c’è chi pensa che un partito con D’Alema e Bersani abbia un sapore antico. Che cosa rispondi?

Non mi travesto da giovanotto. Sono pronto a fare un passo indietro man mano che esperienza e freschezza verranno avanti. Però, guardate che recuperare quelle forze che si sono disamorate non è cosa da poco. Tra di loro c’è moralità, c’è esperienza. Detto questo mi aspetto generosità, mi aspetto che ci sia la disponibilità a mandare avanti non solo le nuove generazioni, ma anche figure che possano venire da altri mondi.

Per ricostruire la sinistra servono contenuti nuovi, idee nuove. Proviamo a dirne qualcuna. Ti dico: diritti, lavoro, scuola. Che dici?

Ti rispondo che il punto di fondo resta la disuguaglianza che sta galoppando. La disuguaglianza la combatti con tre strumenti. Primo, lavoro pagato e il più stabile possibile. Secondo, i servizi universalistici: davanti al tema della salute e dell’istruzione non devono esserci povero e ricco. Terzo, un fisco con fedeltà e progressività. Questi sono i punti centrali sul piano economico e sociale. Poi, certo aggiungiamo i diritti civili. E io ci metto anche un’altra cosa: svolgere le funzioni pubbliche con disciplina e onore. Bisogna trasmettere l’idea che è possibile una politica pulita.

Bersani, tu chiedi svolte e cambiamenti però alcune leggi che oggi contesti le hai votate. E allora che cosa dici all’operaio della Fca di Cassino licenziato visto che il Jobs act lo avete votato anche voi? E che dici agli insegnanti scontenti della buona scuola visto che l’avete votata?

Intanto a quell’operaio rispondo smentendo. Il Jobs act è una legge delega e nella riunione dei gruppi parlamentari e di partito io ho votato contro. Non ho affatto votato tutti gli articoli e la responsabilità della stesura finale se l’è presa il governo contro l’opinione delle commissioni parlamentari. Quindi le cose non stanno così…

Nelle riunioni dei gruppi avrete anche votato contro, ma in aula avete votato a favore…

Non è vero che in aula abbiamo sempre votato a favore. Fino all’Italicum, è vero, abbiamo sempre votato la fiducia. Ma sui provvedimenti i nostri voti sono stati articolati e accompagnati dalle critiche necessarie. Quindi a questo operaio dico: bisogna correggere quelle leggi secondo i principi che abbiamo tentato di difendere allora. Ero contrario a togliere l’articolo 18 e contrario ai licenziamenti collettivi. Sono contrario a questo proliferare micidiale di forme di precarietà. Abbiamo presentato una proposta che, semplificando, è un ritorno all’articolo 18 e riduce la precarietà. Sulla buona scuola, se ci fosse da governare domani, dovremmo mettere fuori dallo stress il sistema scolastico aggiustando alcune aberrazioni che hanno provocato transumanze senza alcun effetto positivo per l’istruzione. Ma poi bisogna occuparsi delle due cose di cui non ci si occupa: la didattica e i contenuti e gli abbandoni che stanno aumentando pericolosamente. Insomma, non è che ci manchino le proposte di governo. E’ che la situazione si è fatta molto complicata sul piano politico. Perché nonostante questa promessa di assorbire la destra e di ridurre a zero la demagogia del M5S, ci troviamo a fine legislatura con una destra in spolvero e con i Cinque stelle in piedi.

Parliamo di Gentiloni. E’ solo più gentile di Renzi ma fa le stesse politiche, come ha detto Susanna Camusso in un’intervista a strisciarossa qualche giorno fa?

Alle prove vere, fino ad arrivare alla fiducia sulla legge elettorale, Gentiloni ha mostrato non solo una continuità assoluta con Renzi ma direi anzi che ha proposto una propria interpretazione del renzismo, magari più garbata e più dialogante. Nella sostanza il premier ha implementato il renzismo. Siamo oltre la prosecuzione di una linea insomma.

Sul caso Visco però non è andata così. Il premier ha fermato gli istinti bellicosi di Renzi…

Diciamo che lo ha aiutato molto Renzi. Dopo la mozione del Pd come si poteva immaginare di non riconfermare il governatore? Oppure si poteva immaginare uno scenario nel quale con una mozione parlamentare si decide il capo di Bankitalia? Credo che la scelta di Gentiloni sia stata obbligata. Ma comunque il sistema ne esce più debole di prima, sia dal lato della credibilità delle istituzioni politico parlamentari sia dal lato della Banca d’Italia.

Qualche volta fai intendere che tra il centrodestra e il M5S preferisci i secondi e che con i grillini sia ancora possibile un dialogo. Non ti pare di ripetere l’errore che facesti nel 2013 quando la trattativa con Grillo naufragò?

C’è chi lo ritiene un errore, io me lo prendo come merito. Volevo dare un segnale che c’era da percepire un’esigenza di cambiamento radicale, non si poteva galleggiare, bisognava essere sfidante. Lo rivendico e dico che resta un problema per la democrazia questo solipsismo del M5S, questa idea di un movimento pigliatutto che non parla con nessuno. E’ un limite loro ma anche un guaio per il sistema. Perché dentro quello che definisco un “partito di centro dei tempi nuovi” ci sono anche esigenze vere di cambiamento, ovviamente insieme a cose meno apprezzabili. Se fossimo di fronte a una destra liberale il mio discorso sarebbe diverso. Ma ormai dappertutto le destre sono risucchiate da ideologie regressive e aggressive. Naturalmente è un pericolo che corre anche il M5S.

Per chiudere: chi sarà il leader dello schieramento di sinistra? Grasso o torna Bersani?

Avremo certamente un punto di riferimento. Ma anche qui penso che continuiamo a discutere di una cosa che è tramontata. Andiamo verso un sistema proporzionale, abbiamo digerito tutti che un uomo solo al comando fa solo dei guai e quindi il vero problema del prossimo giro sarà costruire collettivi credibili. Tornerà a essere centrale il profilo politico e di contenuto. E comunque spero che venga fuori qualcuno di cui non si possa dire quello che mi hai detto nel corso dell’intervista, e cioè che siamo animati dal rancore. Ecco, servirebbe uno che non abbia lo stigma della favola del rancore.