Il Cav “responsabile”
tra diffidenze di governo
e guerra a destra

La situazione grave in cui si trova il Paese colta come occasione per riprendersi la scena. E, comunque, sancire la propria specificità, nell’ambito di una coalizione di centrodestra che non riesce a fare una opposizione compatta ma sopravvive nell’individualismo. E rischia una separazione non consensuale. Certo i numeri dei voti e dei sondaggi non sono più tali da far pretendere a Silvio Berlusconi la leadership. Ma lo scudo di una scelta rigorosa nell’interesse della collettività potrebbe tornargli utile per resistere all’attacco di Salvini e Meloni che non aspettano altro di assorbire quel che resta dei forzisti in disarmo. Altri tre deputati di Forza Italia sono passati alla Lega.

Una responsabilità sospetta

L’apertura dell’ex-Cavaliere ad un sostegno al governo in sessione di bilancio, senza chiedere di farne parte, è stata accolta in modo problematico dal Pd e male dai Cinque stelle. Per ora può essere riportata a un colpo di teatro per raggiungere un obbiettivo personale. Deciso sulla scia delle parole che il presidente della Repubblica ha ancora una volta rivolto alle forze politiche, tutte, perché si proceda nell’interesse del Paese, senza dar vita a “polemiche scomposte per vantaggi di parte”. Non finire in coda a quei due, sopportato e a stento rispettato, è partita da giocarsi al tramonto, fosse solo per l’età, di una vicenda politica cominciata oltre venticinque anni fa.

Così, accantonato causa Covid il refrain dell’immigrazione selvaggia, mentre il leader della Lega si diletta nell’immaginifico esercizio della composizione di un governo ombra (la sinistra sa bene quanto sia improduttivo) e la Meloni si lamenta perché le sue proposte non vengono mai prese in considerazione, ma non va oltre in evidente posizione attendista, ecco Berlusconi cercare di riprendersi la scena spendendosi nel sostegno al governo. Senza neanche un po’ di timore di sentirsi dire che quello proposto è un copione già visto più di sei anni fa, andato in scena al Nazareno, con una serie di impegni presi che alla fine non sono stati rispettati. All’epoca il piatto forte era quello delle riforme e il commensale era Matteo Renzi. Ora si tratta della sopravvivenza dell’intero Paese. Martoriato dal virus che potrebbe avere come conseguenza una catastrofe economica. E allora cosa c’è di meglio che tendere la mano? Travestirsi da statista che qualcuno ci può anche cascare. E intanto aggiustarsi, perché no, anche qualche vicenda personale. Attuale e futura.

Il caso Vivendi-Mediaset

In ballo ora c’è la questione Vivendi-Mediaset. L’azienda di casa (sua) ha trovato una difesa importante in un emendamento inserito nel decreto Covid a proposito delle aggregazioni di imprese nel settore delle telecomunicazioni. Nel caso una società arrivi ad operare contemporaneamente nel mercato delle telecomunicazioni e dei mass media l’Agcom (agenzia per le garanzie nelle comunicazioni) dovrà aprire un’istruttoria per valutare ipotesi di concorrenza sleale o di lesione del pluralismo. L’emendamento già approvato al Senato è stato definito salva-Mediaset perché il concorrente francese Vivendi si troverebbe attualmente nella condizione stigmatizzata dalla norma. Rifarsi una verginità e salvare il portafoglio? E perché no. Facendo anche la bella figura di chi non si sottrae a collaborare alla salvezza dell’Italia.

In prospettiva poi ci sono i soldi del Recovery Fund che è sempre bene poter pretendere, in conseguenza dell’atto di buona volontà di queste ore, di contribuire a gestire. Un’opposizione collaborativa non potrebbe non essere consultata.

Ed infine c’è l’elezione del Presidente della Repubblica. Il mandato di Sergio Mattarella scadrà nel febbraio 2020. Il 3 agosto del 2021 scatterà il semestre bianco durante il quale le azioni del Capo dello Stato sono condizionate dalla Costituzione. Certo è impensabile che davvero, come qualcuno favoleggia, Silvio Berlusconi possa davvero pensare ad una sua candidatura a dispetto dell’età e non solo. A 86 anni sarebbe difficile mirare al Colle. Senza pensare ai trascorsi giudiziari che non potrebbero mai fare parte del curriculum di un Presidente. Però avere voce in capitolo, poter essere magari determinante nel voto se non nella scelta, perché no. Un decorso finale di partita. Sempre a dispetto di quei due.