Berlusconi da Fazio
l’intervista non c’è

E chiamala, se vuoi, intervista. Ma il monologo bugiardo e giulivo di Silvio Berlusconi, con rumori di sottofondo (le domande concordate di Fabio Fazio) andato in onda in prima  serata su RaiUno a “Che tempo che fa”, nulla ha avuto a che vedere con il difficile esercizio di porre domande a un potente per avere spiegazioni credibili sulle vicende di cui è, o è stato, o sarà protagonista. E  se queste non arrivano, allora,  di trovare la forza di incalzarlo per cercare di chiarire i dubbi e le curiosità di chi, in questo caso, sta davanti alla tv e paga anche il canone. Loro e non solo.

Trenta minuti messi a disposizione dell’ex Cavaliere da un Fabio Fazio condizionato da un imprevisto calo di ascolti a cui non è sembrato vero di avere fatto sedere  sulla poltrona dell’ospite il più grande venditore della  storia politica del nostro Paese. Il bravo imbonitore a confronto con un buonista in crisi. Che si è lasciato sfuggire l’occasione di trovare un po’ di grinta almeno per controbattere il  sorridente interlocutore mentre  descriveva alla pancia del Paese quei ragazzi italiani a cui è negato lo ius soli come figli di famiglie che odiano ebrei e cristiani. Una legge che farebbe dell’Italia il luogo privilegiato della tratta dei migranti che con essa potrebbero avere più facilmente il permesso di soggiorno. Così Salvini è contento.

Un borbottio per confutare una tesi assurda. Non dovrebbe bastare. E invece è andata costantemente così in una mezz’ora al limite del grottesco. Durante la quale a Berlusconi è stato consentito di fare affermazioni false come quella  sull’assegnazione della sede dell’Ema finita male per l’Italia. Nella sede della decisione, ha raccontato l’ex cavaliere, sarebbero stati presenti tutti i leader europei a lavorare per il primato del  proprio Paese. Per l’Italia nessuno. La smentita di questa ricostruzione, fatta poco dopo da Fazio a cui qualcuno avrà spiegato a mezzo auricolare che non è andata proprio così, è stata liquidata da parte del conduttore con un “vedetevela  tra di voi” che ha reso evidente il desiderio di chiudere al più presto una brutta pagina di televisione. Sulla quale invece bisognerebbe aprire una discussione sul come e il perché troppo spesso davanti al potere si scelga solo di reggere il microfono sperando che nella  sua clemenza il sovrano non esageri.

Con Berlusconi nutrire questa speranza è perlomeno ingenuo. Inutile appellarsi  alle difficoltà di fior di giornalisti nell’arginare il profluvio di parole, di numeri, di vicende che solo Berlusconi ricorda con sicurezza  come sono veramente andate mentre il dubbio assale persino  gli ascoltatori. E dovrebbe assalire ancor più chi ce l’ha a portata di mano.

Inizio leggero sulla proprietà del Milan. Che esista o no il cinese che se l’è comprato chi glielo ha venduto, tirato com’è, ormai un cinese sembra lui. Poi narrazione strappalacrime di un Berlusconi ragazzino, a conti fatti tra i sette e dieci anni, che manteneva la famiglia “mettendo tutto in ordine” in una fattoria mentre il  papà era esule in Svizzera.

Sorriso d’ordinanza da una parte e dall’altra del tavolo. Ma questo ritorno favorito dalla crisi della politica possibile che non stimolasse altre curiosità. La  legge Severino e le sue conseguenze fatte liquidare da Berlusconi con la certezza che alla  fine lui ci sarà e vincerà. Che lui non è il passato ma è “il presente operoso” che  persino Eugenio Scalfari ha detto di preferire rispetto al giovane Di Maio, il premier designato dei  5stelle, il partito di “un vecchio comico”, che nell’immaginario berlusconiano ha preso il posto dei comunisti, quelli che lo costrinsero nel ’94  a scendere in campo per salvare l’Italia.

E giù, nella  totale assenza di contraddittorio e in una imbarazzante sequela di ammiccamenti, la vecchia  storia dell’errore di Prodi nel cambio tra lira e euro, e le pensioni da aumentare, e le tasse da abbassare, e il lavoro per tutti, e la capacità di mediare con i grandi in tema di nomine, e l’idea nuova di affidare a un generale dei carabinieri, Leonardo Gallitelli, la  guida del governo. Per una volta un carabiniere chiamato e che non si presenta all’alba con un mandato.  Sempre che Marchionne o Draghi gli dicano di no. Figuriamoci se  gli mancheranno di rispetto, specialmente Draghi che la  sua nomina la deve proprio a lui. Intanto c’è, su domanda di Fazio che se la poteva proprio risparmiare visto che, fino ad allora e poi dopo, non ha fatto altro che da spalla, la riabilitazione del caro amico Marcello Dell’Utri che in galera ci sta e per reati molto seri ma è anche uno che di libri antichi se ne intende ed è malato. Quindi potrebbero almeno dare i domiciliari a  uno che per il vecchio sodale è un “prigioniero politico”. I processi vecchi e quelli nuovi, le difficoltà di un Paese di cui i venti anni di berlusconismo hanno una consistente responsabilità che non possono  sempre essere addossate alla sinistra. La ineleggibilità che diventa quasi un valore e una ragione di lotta per uno che non si arrende perché l’età è una convenzione, sono restati dunque fuori dal comizio. Alla prossima puntata. Che ci sarà.

“Lei mi ha promesso che tornerà” ha insistito preoccupato Fabio Fazio in chiusura. Figuriamoci. Se potesse Berlusconi tornerebbe anche tutte le settimane. Anche al posto di Filippa. E’ stata più facile che da Bruno Vespa. Non si è dovuto alzare e andarsene come capitò con Lucia Annunziata. L’impressione finale è che se i pesci avessero potuto abbandonare l’acquario-scrivania del conduttore è certo che lo avrebbero fatto. E avendo il dono della parola forse avrebbero fatto una bella figura.