Bella ciao vola nelle hit parade, grazie a una serie su Netflix

Tre donne del quartiere romano della Garbatella sono state raggiunte, qualche giorno fa, da un avviso orale del Questore in quanto considerate “socialmente pericolose”. Il provvedimento emanato è previsto dall’articolo 3 del “Codice antimafia” riservato a persone socialmente pericolose, che si sono dimostrate “dedite alla commissione di reati”. Cosa avevano fatto di così grave? Avevano partecipato con tante altre donne del quartiere, il 20 maggio scorso, ad un sit-in spontaneo contro un banchetto di CasaPound cantando Bella Ciao.

La canzone della Resistenza italiana, in questo scorcio di stagione, ci ha regalato altre sorprese. Se qualcuno avesse pronosticato una scalata alle hit parade discografiche di Bella ciao lo avrebbero preso per pazzo. Invece è quello che sta avvenendo oggi in Francia e Germania, la canzone è il tormentone dell’estate.

Tutto è partito da una fiction spagnola “La casa di carta” trasmessa dal canale televisivo Netflix. Qui un gruppo di delinquenti si riunisce in una casa per pianificare una grossa rapina alle spese della zecca spagnola. Nella scena in cui si è appena pianificato il colpo e quindi si passerà presto all’azione, non priva di pericoli in cui mettere il proprio coraggio, Bella ciao viene intonata dal capobanda in un canto a cappella e poi in un crescendo si inserisce la musica in un remix realizzato da Florent Hugel, celebre DJ francese. Questa versione arriva immediatamente al secondo posto nelle classifiche tedesche.

In Francia invece la versione è rimasta quella tradizionale ma cantata da una serie di cantanti emergenti che si alternano in lingua italiana e francese… un boom. Impressionante un video della seconda rete televisiva transalpina in cui durante un concerto di questo gruppo, migliaia di giovani cantano, saltano, battono le mani sul ritornello bella ciao… bella ciao… bella ciao… ciao, ciao. Non ultimo l’utilizzo del ritornello durante i campionati mondiali di calcio in Russia, da parte dei tifosi brasiliani nei confronti degli avversari sconfitti.

Certo non è confortante pensare che molti giovani oggi arrivino a conoscere la canzone attraverso dei “banditi” ma per fortuna la sua storia è più grande. Non c’è al mondo una canzone con tanta energia,che scateni cori ed entusiasmi di una piazza, in ogni manifestazione le note di Bella ciao sono sinonimo di libertà e liberazione, non solo in Italia, simbolo della resistenza partigiana al nazifascismo, ma in tutto il mondo: da New York durante le proteste del movimento Occupy Wall Street nell’ottobre 2011, a Parigi nelle manifestazioni di solidarietà che ci furono in Francia nel 2015 dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo. O a Istanbul nelle proteste contro Erdogan in Piazza Taksim.

Da dove nasca la canzone è difficile dirlo, varie sono le interpretazioni di musicologi, sicuramente da un canto popolare ma se questo sia provenzale, dell’appenino tosco-emiliano o derivante da antiche melodie yiddish non è possibile saperlo. Dal dopoguerra in poi è stata tradotta in francese, spagnolo, inglese e perfino in turco, e nell’estate del 1947 era stata presentata al Primo festival mondiale della gioventù democratica di Praga.

Quello che sappiamo è che ne sono state fatte varie versioni, una delle più belle è quella delle mondine italiane nell’interpretazione di Milva, ma come dimenticare l’originale cantata da Yves Montand, le versioni di Goran Bregovic e dei Modena City Ramblers che da anni la suonano in Piazza san Giovanni durante la festa del 1° maggio? Il primo che la cantò alla televisione italiana, fu Giorgio Gaber nel 1963. Questo canto universale di genti in lotta e piazze che ballano festanti ci danno la speranza che certi valori dell’uomo non moriranno mai.