Baticòs, sostenibilità e turismo soft
Dalla Calabria una Carta per ripartire

Baticòs, il Biodistretto Alto Tirreno Cosentino, è una bella realtà associativa nata nel 2016. Mette insieme aziende agricole di piccole e medie dimensioni, contadini, una biofattoria, amministrazioni pubbliche, accomunati dalla pratica dell’agricoltura biologica e, in alcuni casi, del turismo rurale. Ha promosso tante occasioni di incontro, corsi di formazione, convegni, mercati della terra e, in questo periodo di pandemia, consegna di prodotti a domicilio. Collabora con Isde, Medici per l’Ambiente, ha tenuto corsi di educazione ambientale nelle scuole e forte è il suo impegno per la riapertura dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura di Cirella, Diamante.

Baticòs si inserisce in un’area, la Calabria tirrenica settentrionale, da anni votata al turismo di massa, quello delle seconde case proprietà soprattutto di campani, un turismo legato alla stagionalità, che in agosto esplode per le presenze, cui non sempre corrispondono adeguatamente i servizi offerti. Questo territorio, collinare e con qualche piccola zona pianeggiante costiera, è disseminato di piccoli paesi destinati allo spopolamento a vantaggio delle marine. Sono paesi ricchi di storia, in cui le vecchie baronie un tempo convivevano non sempre pacificamente con la classe lavoratrice.

I contadini sono l’anima autentica di questi luoghi, quella che, ancora prima e con metodi sicuramente meno impattanti del cemento, ne hanno modificato la morfologia. Molti di loro si sono arresi negli anni al richiamo dell’emigrazione; quelli rimasti, testardi come tutti i calabresi, vanno avanti con enormi sacrifici, vittime di cattive annate e spesso anche di finanziamenti promessi e mai arrivati. Proprio a loro si rivolge Baticòs, volendo riportare al centro delle azioni politiche un modello di sviluppo sostenibile, dal punto di vista ambientale, etico, economico.

Alcuni dei suoi membri hanno cambiato completamente vita, abbandonando la vecchia professione e scegliendo un’occupazione alternativa, vicina alle nostre radici più genuine. “Anni fa, – ci ha raccontato Mascia Marini, napoletana, naturopata, promotrice insieme ad altri del Biodistretto – mi trovavo in vacanza a Buonvicino; nel corso di una festa di compleanno, un vicino di casa si commosse perché era tempo che non sentiva la voce dei bambini in quelle contrade. Compresi, allora, che quella parte di Calabria solo impropriamente viene considerata di mare, perché è in prevalenza rurale. Andava invertito il percorso, si doveva per forza tornare verso l’interno, se non si voleva capitolare di fronte al turismo selvaggio e all’abbandono delle campagne”. Un’idea diventata, come si diceva, realtà. Il suo presidente è Giovanni Bellusci, agricoltore, Mascia la segretaria generale. Con gli anni vi hanno aderito alcune Amministrazioni Comunali, micro-produttori, aziende agricole e associazioni territoriali.

Una Carta per ricominciare

E anche in questi giorni Baticòs non ha fatto mancare una sua riflessione condivisa su pandemia e sostenibilità ambientale, una vera e propria Carta, che evidenzia le priorità e le emergenze del momento, e insiste sul modello di sviluppo che sia realmente sostenibile. L’agricoltura rimane la regina assoluta, quella però che metta al primo posto il benessere dei terreni, delle persone, degli animali, tenendo lontana la grande distribuzione. Anche il turismo può essere ripensato come turismo naturalistico, colto, rurale, spirituale, capace di durare tutto l’anno e non solo qualche mese. Si avrebbe come effetto anche quello di ripopolare i borghi e le aree interne, per inserirvi gli immigrati, salvati così dalla piaga del lavoro nero. E anche le scuole, che riaprano il più possibile all’aperto, magari nelle aziende agricole.

“Chiediamo che questi obiettivi non vadano inattesi e che siano oggetto di grande impegno istituzionale, da subito e in uno strettissimo nesso con la situazione emergenziale ancora in corso. – scrivono nella Carta – Perché, nella continua confusione che ha accompagnato questi mesi, dove continuamente sembrano vero tutto e il contrario di tutto, una certezza c’è ed è condivisa dalla comunità scientifica internazionale: all’origine della pandemia, non quale causa diretta, ma habitat favorevole e scatenante, si collocano al primo posto stravolgimento degli equilibri eco-sistemici, inquinamento dell’aria, cambiamenti climatici, agricoltura e allevamenti intensivi, perdita della biodiversità, abbandono delle aree boschive e sovraffollamento delle aree metropolitane, frenetico viaggiare di persone e merci, spaesamento dell’essere umano”. A ciò si associa la sistematica violazione di diritti fondamentali, con la relativa creazione di problemi di natura etica e politica. Il cambiamento questa volta, quindi, è irrimandabile. Questa pandemia, infatti, ha fatto emergere criticità note, antiche. Non è più possibile affrontarle con fretta e approssimazione, c’è bisogno di un approccio sistemico e nuovo. Dovrebbero essere i cittadini, intesi non solo come consumatori, a sostenere questo cambiamento, a farsene carico senza delegare, ma da protagonisti.