Basta con le vane
promesse elettorali

Chi promette il mare e chi promette il monte. E chi promette mari e monti. La campagna elettorale appena cominciata rischia di essere la più brutta e la più imbrogliona della nostra storia recente. In appena due settimane se ne sono sentite di ogni colore: sono volati sulla testa dei poveri elettori bonus, premi e incentivi, cancellazione o drastiche riduzioni di tasse e di canoni, abolizione di leggi e di provvedimenti, promesse di nuove regole contro questo e contro quest’altro, aumento di pensioni e salari minimi a go-go. Ognuno promette tutto quello che l’altro non è stato in grado di fare e addirittura quello che lui stesso, quando manovrava le leve del comando a Palazzo Chigi, non è riuscito nemmeno a immaginare o, se non è mai stato al governo, quello che non riesce a realizzare nelle città.

Si sa che le campagne elettorali si portano dietro una certa dose di demagogia. E’ sempre stato così. Però, una certa dose. Qui si rischia l’overdose. E’ come se i partiti – consapevoli di non dover rispondere delle proprie promesse a causa di una legge elettorale che con molta probabilità non farà vincere nessuno – si sentissero liberi di compilare il personalissimo libro dei sogni. Senza pensare ai vincoli economici, alle compatibilità, alla realizzabilità. Così, come se ci fosse una grandissima ruota della fortuna che tutti premia e tutti rende felici.

E’ una strada assai pericolosa. Perché non fa altro che rafforzare quell’istinto antipolitico che ha ormai preso piede nel nostro Paese e che, da una parte ingrossa il bacino del non voto e dall’altra foraggia i partiti populisti e antisistema. In questo modo non si fa altro che logorare quel minimo di credibilità che la politica dovrebbe avere. Si mina il rapporto di fiducia tra gli elettori e gli eletti. Si contribuisce a far crescere quella rivolta contro tutti – perché in fondo, pensano ormai in troppi, tutti sono uguali tutti rubano alla stessa maniera – che è uno degli aspetti più preoccupanti del declino italiano.

C’è ancora tempo per correggere. C’è ancora un mese e mezzo da qui al 4 marzo per tentare di cambiare musica. Il modo c’è, basta volerlo. Di questioni da affrontare con serietà ce ne sono molte: noi di strisciarossa proveremo ad indicarne alcune nelle prossime settimane. Cominciamo oggi con il grande, annoso problema dell’evasione fiscale sul quale spesso allegramente si sorvola di cui scrive Bruno Ugolini. Poi ci occuperemo di istruzione, di sanità, di beni culturali, di precarietà, di politica industriale, di fuga dei cervelli, di fine vita, di ius soli. E di altro ancora.

Siccome pensiamo che la politica sia una cosa seria e non un gioco a premi tra chi la spara più grossa cercheremo, dalla nostra piccola postazione, di discutere di temi veri, di quelli che toccano la vita delle persone e non l’ego del leader di turno. Forse servirà a poco, forse nessuno o pochi ci daranno retta. Ma non vogliamo assistere in silenzio al suicidio della politica.