Basta giochini sui fondi,
sono lo strumento
per cambiare il Paese

L’ostracismo di parte della politica italiana, dal premier Conte ai grillini in compagnia di Salvini e Meloni, verso il Mes (il fondo salva-stati) e anche di altri strumenti di aiuto europeo, è sorprendente perché nessun altro Paese deve così tanto all’Europa. Noi italiani dovremmo ringraziare tutti i giorni l’Europa. Se non ci fossero gli acquisti quotidiani di titoli pubblici da parte della Bce, ad esempio, il nostro debito sarebbe insostenibile e l’Italia andrebbe incontro a un destino tragico.

Eppure il presidente del Consiglio fa spallucce davanti alle sollecitazioni della cancelliera Merkel, rinvia, prende tempo, filosofeggia con Di Maio come se le questioni delle risorse per sostenere l’economia e le famiglie, dell’utilizzo dei fondi europei, dello sfruttamento di questa crisi drammatica per innovare in profondità il sistema Italia non fossero centrali e vitali per il nostro futuro.

Ostruzionismo senza logica

Mentre Conte parla, da un lato, di tagliare l’Iva per favorire la ripresa dei consumi senza sapere dove prendere i fondi, dall’altra resiste, respinge l’opzione di accettare i soldi del Mes, il fondo salva-stati europeo, almeno nella versione destinata agli aiuti sanitari, dunque senza condizioni. Perché privare il Paese di decine di miliardi di euro, 36 miliardi al momento, da spendere per rafforzare e migliorare il sistema sanitario che ha evidenziato lacune e ritardi durante i mesi terribili della pandemia?

Qui entrano in campo spiegazioni poco logiche, ma solo politiche e ideologiche, soprattutto propagandistiche come quelle dei grillini che non vogliono sentir parlare in nessuno modo del fondo salva-stati, perché probabilmente la semplice discussione aprirebbe un’altra frattura al loro interno. Gli interessi del Paese sono messi in secondo piano, contano Di Maio e Di Battista e viene da piangere solo a pensarci.
Conte naviga imperturbabile tra le proteste del Pd che implora responsabilmente di prendere i fondi europei e l’ostruzionismo del M5S, puntando sempre ad avere l’ultima parola e giocando sui precari equilibri politici per mantenere, finché possibile, la sua leadership che beneficia ancora di alti consensi tra gli italiani.

Non si sa fino a quando il Pd possa continuare a sostenere un esecutivo in cui fatica a riconoscersi (soprattutto i suoi elettori), ma che è costretto a sostenere per evitare le elezioni anticipate e il precipizio del Paese verso una probabile deriva di destra. Ne consegue che le tensioni, le risse, le figuracce del governo e della sua maggioranza sono all’ordine del giorno, come ha dimostrato la vicenda del ritorno a scuola, un autentico dramma nazionale gestito da incompetenti e da irresponsabili.

Noi vorremmo i fondi europei, ma se ci sono delle regole allora ci allarmiamo perché Conte e Di Maio, con Salvini e la Meloni, vedono arrivare la Troika e immaginano di fare la fine della Grecia. Non è così, basta superare la barriera della propaganda.

Un’occasione da non perdere

Abbiamo anche la fortuna, in questo delicato momento, di aver sensibilizzato i nostri partner europei, soprattutto la Germania, perché tutti hanno capito che se deflagrasse la nostra economia, la terza dell’Eurozona per valore e dimensione, fallirebbe il sogno europeo e chissà per quanto tempo non se ne parlerebbe più. Oggi l’Italia deve sfruttare quella che si presenta come la più grande disponibilità di fondi che si ricordi a livello europeo, erogati con modalità diverse e pure vantaggiose rispetto al passato: indebitamento comune, finanziamenti a fondo perduto, prestiti a tassi bassissimi senza condizioni o quasi.

E’ un’occasione straordinaria da non sprecare, soprattutto per noi che siamo altamente indebitati e abbiamo la necessità di reperire risorse da investire. L’Europa, probabilmente, ha reagito lentamente, ha imboccato in ritardo la strada della solidarietà dopo l’esplosione del Covid-19. Però qualcosa di importante è accaduto perché Bruxelles, zittendo le proteste di tutti i suoi mastini, ha iniziato a considerare il debito non più solo come il frutto di politiche lassiste, ma come la conseguenza di una crisi epocale che ha colpito tutti e ha prodotto danni maggiori per i più fragili.

Oggi la crisi in corso può aprire la possibilità concreta di modernizzare il Paese, di crescere a ritmi sostenuti in una dimensione più equa e inclusiva, di rendere l’economia più in sintonia alla media europea grazie anche alla fortissima mobilitazione di risorse collettive. L’Italia ha bisogno di Sure, i fondi europei per garantire la cassa integrazione, deve accettare il Mes sanitario perché può migliorare il nostro sistema pubblico di cura delle persone e deve giocare un ruolo preminente nel Recovery Fund.

Quest’ultimo non è uno strumento di emergenza, è un’iniziativa strutturale destinata a irrobustire i sistemi economici europei, renderli più forti ed efficienti, favorire la dimensione digitale e lo sviluppo della green economy che, come dimostrano i risultati delle elezioni amministrative in Francia, è un capitolo sempre più importante.

In questo ambito europeo, e con queste enormi risorse, si gioca la vera partita della crescita e del cambiamento. Se vuole partecipare, l’Italia deve rispettare e valorizzare la sua vocazione europea: si tratta di sostenere progetti già pronti per essere finanziati all’arrivo dei fondi, di non disperdere gli investimenti in mille rivoli, di definire le priorità di intervento. Opere pubbliche, infrastrutture digitali, ricerca e innovazione, istruzione e formazione, anche sostegno alla ripresa demografica, investimenti ambientali, non abbiamo che da scegliere.