Renzi, basta giochi di prestigio. Zingaretti faccia un passo avanti

Uno: “Torni il dialogo, serve il confronto”. Due: “Siamo disponibili a stare nella maggioranza, niente vendette”. Tre: “Se Conte vuole, la crisi si risolve in due ore”. Quattro: “Respingo il tentativo di buttare la crisi su di me, il mio obiettivo non è mai stato cacciare Conte”. Quattro dichiarazioni che sembrano quattro scene di un film degli equivoci degli anni Settanta, un po’ Renato Pozzetto e un po’ Lino Banfi.

Maria Elena Boschi, Teresa Bellanova, Ettore Rosato e Matteo Renzi sono gli interpreti di questo strampalato copione con il quale si sta recitando la crisi più incredibile del mondo. Che senso ha, infatti, aver ritirato dal governo due ministre e un sottosegretario nel corso di una conferenza stampa nella quale si è denunciato il vulnus democratico operato dal premier e il giorno dopo dire “siamo aperti”, il giorno dopo ancora “pronti al dialogo” e quello successivo “vogliamo stare in maggioranza”? Forse non ha senso. O forse ce ne ha uno solo: il timore di uno smottamento, del quale già si avvertono i primi segnali, dentro il partitino dell’ex rottamatore.

Carta vince, carta perde

In ogni caso, stop: è finito il tempo dei giochi di prestigio, carta vince e carta perde. Non si può continuare con le furbizie ad uso interno sulla pelle del paese. Renzi deve assumersi le proprie responsabilità. In modo trasparente. Quindi, davanti al Parlamento. Spieghi lì, nel luogo sacro della democrazia, il senso delle scelte già compiute e di quelle ancora da compiere. Spieghi perché, con l’obiettivo (o il pretesto) dichiarato di voler aiutare il Paese, fare un Recovery Plan più gagliardo, rimandare gli studenti in classe e costruire gli ospedali più efficienti del mondo, ha aperto una crisi. Lo spieghi agli italiani senza quegli inutili giochi di parole, tra Mes e Meb, con i quali sta cercando di confondere le acque.

Detto questo, punto e a capo. Bisogna voltare pagina. Archiviata la compagnia degli irresponsabili, evitiamo però di finire nelle mani di falsi responsabili, tra i tira e molla, i vengo e me ne vado, i ci sto ma non fino in fondo. Deve essere chiaro, infatti, che non basta un voto in più per governare il Paese in questa fase maledettamente complicata. Di fronte a noi ci sono passaggi importanti, scelte fondamentali da compiere. Un virus da combattere, il disastro economico che la pandemia ha provocato, i licenziamenti che stanno per ricominciare, le casse integrazioni, gli ospedali da rinforzare, le scuole da rendere agibili. Ci sono i tanti miliardi del Next Generation Eu che possono migliorare questo Paese, cambiare aspetti importanti del modello di sviluppo, oppure essere dispersi in mille rivoli senza costruire nulla. Siamo a un bivio. Se sbagliamo strada, rischiamo di finire in un burrone.

Basta timidezze

Dunque, non è tempo di furbizie. Se il Parlamento, tra lunedì e martedì, darà il voto di fiducia a questo governo senza il partitino di Renzi e se poi si creeranno davvero le condizioni per consolidare la maggioranza con l’ingresso di nuove forze e non di nuovi giocolieri della politica, allora si vada avanti. Si faccia un patto di legislatura con i dieci punti su cui lavorare (tra i quali, non dimentichiamolo, una nuova legge elettorale che eviti la pericolosa accoppiata taglio dei parlamentari-Rosatellum), si rafforzi la squadra e ci si metta al lavoro senza perdere altro tempo. Con un premier che, speriamo, avrà fatto tesoro di qualche grave errore commesso negli ultimi tempi. Altrimenti, meglio le elezioni – con tutti i rischi che comportano per una pericolosa destra in agguato – che un governicchio raccogliticcio.

Per questo è anche il momento in cui serve piantare i piedi per terra e guidare la nuova fase senza timidezze. Il Pd deve fare un deciso passo avanti. Zingaretti deve smetterla di passare il suo tempo a reggere le mura che tremano. Deve chiamare muratori e carpentieri. Deve dare indicazioni alle maestranze e al capo cantiere. Se serve deve alzare la voce. Fuor di metafora: c’è bisogno di un pilastro solido dell’alleanza, che non lasci passare ogni cosa per quieto vivere ma guidi il progetto di rinascita del Paese, sappia dove andare e come andarci e sia capace di spiegare al popolo perché è giusto andarci. Non si può più galleggiare sperando di resistere alle onde alte. Perché alla fine si rischia di affondare tutti insieme e non ci saranno scialuppe di salvataggio.