Basta con gli intellettuali plurilaureati
all’Unesco portiamo le orecchiette

Nella piatta e vasta prateria di  porcate mascalzonate buffonate prodotte oppure enunciate dai nostri governanti, può spuntare anche un fiore. Non sarà una rosa, non sarà un tulipano, neppure un papavero rosso. Ma un fiore comunque è, si chiami Lino Banfi oppure Oronzo Canà oppure Nonno Libero… Nonno Libero che leggeva l’Unità prima di autocensurarsi, annunciando la futura svolta, Nonno Libero che immortala il familismo tricolore… Oronzo Canà, sulla scia di Oronzo Pugliese, quanto meglio degli attuali ingessati e padronali tipi alla Spalletti o alla Allegri (qualche speranza riponiamo in Ivan Gennaro Ringhio Gattuso), Oronzo Canà interprete dell’ormai totalizzante anima calcistica degli italiani “tutti allenatori” per non pensare ad altro.

Quando ho letto la notizia di Lino Banfi nominato nella commissione italiana per l’Unesco anch’io ho pensato d’acchito che si trattasse di uno scherzo. Dopo le conferme, mi sono chiesto a che cosa mai servisse l’Unesco e quanto ci costasse, immaginando viaggi in terza classe a Parigi, pensioncine in periferie multietniche, panini trangugiati in riva alla Senna. Poi mi sono dato una spiegazione, che giro a Di Maio, esperto in materia (conosce a memoria tutti i film di Banfi, in particolare uno tra i primi: “Vieni avanti cretino”):  in fondo Banfi rappresenta uno tra i tanti di una schiera di grandi attori comici, quasi un primato italiano, da Petrolini a Totò fino ai contemporanei Abatantuono, Albanese, Checco Zalone e al mio preferito, Massimo Boldi. Si potrebbe risalire a Plauto e al “Miles gloriosus”, cioè al “soldato fanfarone” e qui siamo all’attualità.

Ma una dichiarazione dello stesso Nonno Libero mi ha indicato un’altra strada: “Basta con tutti questi plurilaureati nelle commissioni, io porterò un sorriso”. Banfi proclama una assoluta verità: finiamola con i laureati e con le lauree, piantiamola lì con la cultura e con le letture, che sanno di muffa, di tristezza, di noia, di barbe lunghe, di pedanteria. Banfi prende realisticamente atto della situazione: Di Maio e Toninelli mica avranno qualche consuetudine con i libri, Salvini quando va in giro travestito da poliziotto mica attingerà a quel poco che ha imparato al liceo…  eppure sono tutti ministri e non passa ora che in tv non possano enunciare i loro pensieri. Sì, è vero che anche Nonno Libero aveva un figlio laureato, probabilmente medico, ma sono passati tanti anni e ormai mica ci sarà bisogno di un pezzo di carta per curare un raffreddore: basta andare su internet…

Oronzo Canà con quella battuta ci ha chiarito che è strafinita, sepolta, l’epoca degli intellettuali, di quegli intellettuali “le cui attività già dalla loro essenza non sono dirette a fini pratici; persone, che cercano soddisfazione nell’arte, nella scienza o nella speculazione metafisica, in breve, nel possesso di beni immateriali”, per dirla parafrasando Jules Benda (un francese, ci risiamo, ma è morto sessant’anni fa, autore di un celeberrimo libro letto fino al nostro Sessantotto, La Trahison des Clercs, il Tradimento dei chierici). Ci ha spiegato che tuttalpiù stiamo vivendo, per citare Antonio Gramsci, l’epoca dei “funzionari” e  dei “commessi”, che dimorano stabilmente nei tg nazionali, nelle “mattinate” o nei “pomeriggi” della Rai o di Mediaset. Rassegniamoci. La cultura ha il vizio di porre domande, chiederebbe anche qualche “impegno”, chiederebbe di “fare”. La cultura non si sa neppure più dove trovarla, ai margini, in qualche oscuro scantinato, raramente sui banchi delle grandi librerie o tra le pagine di qualche rivista.

Di massa è rimasto l’orrore, nelle sue varie dimensioni: politiche, televisive, tra i barconi che affondano, i cadaveri che affiorano, i talk show, l’intrattenimento macabro di balletti e cronache giudiziarie, tutto il repertorio osceno che i media possono offrirci.

Lino Banfi può essere all’Unesco il perfetto insuperabile interprete di questo carosello nazional popolare. Non gliene faccio una colpa. E’ un attore. Però qualche volta alla parte si può rinunciare…