Basilicata, ora il centrosinistra spera nel miracolo: fermare Salvini

Nel curriculum pubblicato sul sito web della Guardia di Finanza il candidato fantasma (ma c’è anche chi lo chiama “il candidato per conto terzi” e chi, semplicemente, “la foglia di fico”) vanta quattro lauree, Economia e Commercio, Giurisprudenza, Scienze Internazionali e Diplomatiche e Scienze della Sicurezza Economica Finanziaria, oltre a svariati master.Per non parlare delle onorificenze: Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Croce di Commendatore con Spade al Merito Melitense del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, Commendatore al Merito del Sacro Ordine Costantiniano di San Giorgio, Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Medaglia Mauriziana al Merito di dieci lustri di carriera militare, Croce d’Oro con stelletta per oltre 40 anni di servizio, Medaglia Militare d’Oro al Merito di Lungo Comando, Medaglia d’Argento al Merito della Croce Rossa Italiana.

Un’immagine di Matera

Ma questo sontuoso cursus honorum, riconosciuto con tanto di sigilli accademici, ha dovuto cedere il passo alle facezie sulla Nutella, ai tonitruanti proclami contro l’immigrazione clandestina, alle promesse, alle lusinghe e alle sbracatissime minacce con cui Matteo Salvini ha riempito – saturandola completamente, cioè occupando fisicamente ogni centimetro quadrato di spazio disponibile e costringendo lo stesso Berlusconi alla ritirata – la campagna elettorale del centrodestra per le Regionali in Basilicata. A Vito Bardi, potentino, generale della Guardia di Finanza, scelto personalmente dall’ex Cavaliere per dare l’assalto a quella che nell’ultimo quarto di secolo è diventata una storica roccaforte rossa, non è rimasta altra scelta che spostarsi di lato, su uno strapuntino di seconda fila, semplice e muto spettatore dei pittoreschi show dell’uomo del profondo Nord con una felpa per ogni città. Ne ha sfoggiata una ad hoc – bianca, scritta rossa – anche a Lauria, fino al 6 luglio dell’anno scorso “capitale” effettiva della Basilicata, più di Potenza, più della neo blasonata Matera. Quel giorno, la Guardia di Finanza (toh…) si presentò al domicilio del governatore lucano, Marcello Pittella, Pd, figlio di Mimì, storico senatore socialista, e fratello di Gianni, già vicepresidente vicario del Parlamento Europeo, già capogruppo dei Socialisti e Democratici Europei a Strasburgo, oggi senatore della Repubblica, notificandogli un’ordinanza di arresti domiciliari del gip di Matera che ha spaccato in due la recente storia politica e amministrativa della regione.

Poco importa che, diversi mesi dopo, la Cassazione si sia incaricata di demolire completamente quel provvedimento restrittivo che ha decapitato la Basilicata per lungo tempo, lamentando addirittura, nell’ordinanza di revoca, l’insussistenza dei cosiddetti “gravi indizi di colpevolezza”. Il Pd, troppo debole per poter reggere l’urto, nel frattempo si era già disintegrato. E per rimetterlo insieme ce n’è voluto. Oddio, qualche coccio dell’antica credibilità è rimasto fuori, al punto che il simbolo del partito non compare sulla scheda elettorale, sostituito da un più generico “Comunità democratiche”.

Carlo Terotola, centrosinistra
Vito Bardi, centrodestra

Però, il fatto che intorno alla figura del farmacista Carlo Trerotola, salernitano di origini e potentino d’adozione, si sia riusciti a ricostruire un’alleanza di centrosinistra che tiene dentro anche Mdp-Art. 1, i Verdi, i socialisti e il centro progressista, è già tanto. Se poi Trerotola, inciampato in campagna elettorale nell’ammissione di una giovanile simpatia per lo stile oratorio di Almirante, riuscirà a invertire l’inerzia già manifestatasi con un clamoroso ribaltone a Cinque Stelle alle ultime Politiche e a cui il gip di Matera ha solo impresso un’ulteriore, improvvida, accelerazione, allora la Lucania rossa e progressista potrà gridare al miracolo non meno dei napoletani che gremiscono il Duomo di San Gennaro il 19 settembre di ogni anno. Ovviamente, non è di eventi prodigiosi che il centrosinistra ha bisogno per mantenere la propria bandierina su una casella strategica nello scacchiere del Mezzogiorno. Sarebbe sufficiente, in queste ultime ore di campagna elettorale, riuscire a convincere gli indecisi, che sono in netta maggioranza tra i 537mila lucani chiamati alle urne con un nuovo sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza “a scalare” e soglia di sbarramento, senza listino né ballottaggio.

A sinistra di Trerotola, “Basilicata Possibile”, che raccoglie Sinistra Italiana, civatiani e Rifondazione, punta con Valerio Tramutoli, docente di Telerilevamento Ambientale al Dipartimento di Ingegneria dell’Università della Basilicata, al voto dei “delusi”, e non si capisce bene da chi o da che cosa. L’obiettivo è lo svuotamento del bacino dei grillini, che qui il 4 marzo del 2018 hanno fatto il pieno di voti e ora sono in campo con Antonio Mattia, che gestisce un centro ricreativo per bambini e famiglie a Potenza, e alle primarie del Movimento è stato eletto con 332 (nessun refuso, avete letto bene: 332) clic sulla piattaforma Rousseau. La preoccupazione dominante, però, è che in quel bacino possa pescare – e anche parecchio – l’omone con la felpa calato dal profondo Nord. Nei comizi ha fatto registrare il sold out (beccandosi pure qualche contestazione). Molti a sinistra, un po’ per darsi coraggio e un po’ perché i lucani, nel segreto della cabina elettorale, sanno anche essere sorprendenti, rispolverano l’antico adagio di Nenni: “piazze piene e urne vuote”. Di certo, nella regione meridionale che va spopolandosi più velocemente di tutte le altre, trasformandosi sempre più – soprattutto nei centri appollaiati ai piedi dell’appennino – in un paese per vecchi, che si aggrappa alla novella grandeur di Matera per immaginare un futuro possibile nel campo del turismo e della cultura, che ancora non riesce a capire se è seduta su un immenso tesoro o su una bomba a deflagrazione lenta (il petrolio) l’eventuale esplosione dell’effetto – Salvini potrebbe essere esiziale. Vedremo domenica.