Basaglia, i suoi e i ciliegi giapponesi. A Gorizia cominciò l’avventura della 180

Esce postumo con la cura del figlio Carlo e la revisione di Piero Cipriano il memoir di Antonio Slavich, All’ombra dei ciliegi giapponesi (Edizioni Alphabeta Verlag) che nella collana 180 curata da Giuseppe Dell’Acqua racconta dell’incontro con Franco Basaglia e della conseguente esperienza goriziana che fu alla base della rivoluzione basagliana che portò nel 1978 all’approvazione della legge 180.

Slavich racconta della fine degli anni Cinquanta quando ancora ricercatore a Padova incontra in Franco Basaglia il riferimento intellettuale e professionale che andava cercando.

Basaglia in quegli anni è ancora alla ricerca del suo percorso, a tratti vive con sconsolata solitudine un ruolo che lo vede ai margini della vita accademica, considerato più un filosofo (in senso spregiativo) che un medico da Battista Belloni, vero e proprio plenipotenziario della medicina padovana. Ed è forse in questo periodo di solitudine e a tratti di smarrimento che Franco Basaglia elabora una pratica di lavoro che fa dell’ascolto e insieme dell’assiduità un metodo efficace principalmente se elaborato in chiave comunitaria e intellettuale. È nella prassi che Basaglia rivela ed elabora la teoria, ed è nel gruppo che germina un movimento con cui Basaglia forma le basi di un possibile cambiamento che veda al centro l’uomo, il paziente e il suo ascolto.

Antonio Slavich che diventerà il principale collaboratore di Basaglia a Gorizia ricostruisce i passaggi di un lavoro che di giorno in giorno elabora e mette in atto pratiche di cura ed insieme di partecipazione. Nel gruppo si inseriscono figure più esperte come quella di Agostino Pirella fino a quelle di volontari che richiamati dal fascino di un’esperienza innovativa e coinvolgente raggiungono Gorizia con il loro bagaglio di passione ed ingenuità. Tutto verrà messo al servizio della cura ossia dell’uomo superando di volta in volta limiti e difetti.

L’attenzione di Basaglia sarà fortemente orientata al lavoro di gruppo e alla formazione di una reale comunità terapeutica. Una preoccupazione legata all’equilibrio di un sistema a tratti fragile, ma che nel movimento e nella sue differenze trova la sua principale linfa di elaborazione. Slavich racconta con schiettezza anche i passaggi più critici e drammatici come le distanza dall’ambiguità opaca di Giovanni Jervis incapace di condividere realmente le dinamiche del lavoro di gruppo.

All’ombra dei ciliegi giapponesi va oltre la didascalia del ricordo, riproponendo un metodo ed una pratica senza però mai dimenticare, oltre alle contraddizioni, la passione e l’affetto che mosse il lavoro di quelle donne e quegli uomini liberati finalmente dai propri camici come dai propri lacci di contenzione.

Antonio Slavich
“All’ombra dei ciliegi giapponesi. Gorizia 1961”
Edizioni Alphabeta Verlag
224 pagine – 16,00 euro