“I decreti salviniani vanno aboliti. Serve una svolta”. Parla Pietro Bartòlo

Pietro Bartòlo è categorico: “Vanno aboliti”. Il “medico di Lampedusa”, eletto al Parlamento europeo con una cascata di preferenze, ha sempre avuto una posizione univoca sui cosiddetti “decreti sicurezza” imposti da Matteo Salvini alla vecchia maggioranza di governo. È promotore di un appello assieme a Elly Schlein, anche lei in cima alle preferenze in Emilia Romagna, e al suo collega Pierfrancesco Majorino di Milano. Ne parla con strisciarossa e spiega cosa si sta muovendo per un cambio di passo sul tema immigrazione.

Bartòlo, cosa chiedete al governo Pd-M5S-Leu?

“Una svolta netta. Qui ci vuole discontinuità con il governo precedente. Anche il presidente del Consiglio lo deve capire. Le politiche salviniane non portano da nessuna parte oltre che essere odiose e discriminatrici”.

Questo è il momento buono per varare quelle modifiche promesse da alcuni mesi?

 “Con tutto il rispetto per altre posizioni io penso che non sia sufficiente apportare delle modifiche a quei decreti. Vanno aboliti e sostituiti da un’altra politica dell’immigrazione. Non è una posizione radicale o fondamentalista. È fare un discorso di verità. Oggi come oggi ci sono le condizioni per discutere e varare una riforma organica di queste politiche che riassumano, da un punto di vista democratico, le esigenze di accoglienza, umanità, sicurezza e bisogni del nostro Paese. E anche dell’Unione europea”.

Non immaginate compromessi nel vostro appello…

 “Guardi che sappiamo bene che far politica vuol dire anche accettare compromessi. Ma chiedere la cancellazione dei decreti Salvini, il superamento della Bossi-Fini, il potenziamento dell’accoglienza diffusa, il rilancio degli Sprar, un grande piano nazionale per la piena integrazione, il sostegno al soccorso in mare, la nuova gestione dei flussi contro qualsiasi illegalità, l’annullamento del memorandum con la Libia pensa che possano essere sottoposti a forti compromessi? Se ci vuole una svolta, eccola. Almeno così si capisce, senza equivoci, qual è la posizione di un governo”.

Lei sa che la destra batte forte il tema della sicurezza degli italiani.

 “Lo so bene. E capisco che è un punto chiave. Sa, a Lampedusa, ma non da oggi, posso dire da anni, abbiamo sempre accolto tutti e senza paura. Il problema è come gestire e maneggiare l’accoglienza: se la pratica degli Sprar viene affinata, se il collocamento sul territorio degli aventi diritto avviene con intelligenza ed anche con umana sensibilità sociale, non ci sarà più una guerra tra residenti e immigrati. L’Italia è grande e siccome non siamo di fronte a nessuna invasione, come vorrebbero far credere, l’accettazione di alcune migliaia di migranti in un Paese di 60 milioni di abitanti può essere solo una fortuna. Perché, come è noto, dei migranti l’Italia ha bisogno come il pane”.

Cosa si può, dunque, fare in concreto?

 “Abbiamo scritto che ci vuole una nuova legge-quadro che non si fondi più sull’insicurezza, la paura e su progetti di inclusione deboli, improvvisati. E abbiamo rilanciato la necessità di una legge sulla cittadinanza. I bambini di immigrati che nascono in Italia devono essere riconosciuti come cittadini italiani. A scuola non ci devono più essere differenze che alimentano discriminazione e anche odio. I bambini, tra di loro, non si odiano anche se hanno il colore della pelle diverso”.ocean viking sos Mediterranée

La situazione in Libia continua ad essere complicata. L’intesa di Berlino è già un ricordo sbiadito.

 “Era quasi scontato nonostante gli sforzi di qualche volenteroso. Il ruolo dell’Ue è ancora indefinito e siamo, noi italiani, ancora di fronte ai contenuti di quel memorandum con Tripoli che grida vendetta. I campi in Libia sono uno scenario dell’orrore. Io ne ho viste tantissime, sul molo Favaloro di Lampedusa, di quelle vittime dei campi, con i segni delle torture e delle violenze. Specie sulle donne e sui giovani”.

Però, l’Europa…

“Bisogna prima di tutto prendersela con chi non ha mai dato una mano, anzi con chi dentro l’Ue s’è mostrato ostile a qualunque politica unitaria sul tema immigrazione. E si tratta di governi non di passanti. I governi amici dei nostri, come si chiamano?, sovranisti. Gli ungheresi, i polacchi. Qui, da noi, inneggiavano a “prima gli italiani” e quei loro amici pure: “prima gli ungheresi”, “prima i polacchi” e così via. Begli amici! In sede europea invece di adoperarsi per cambiare le regole del Regolamento di Dublino sugli arrivi nel primo Paese non partecipavano alle riunioni. Il risultato si è visto. Brava la mia amica Elly a incastrare Salvini in un video. Quello è rimasto muto perché non sapeva cosa rispondere”.

Il segretario del Pd, Zingaretti, ha detto che i decreti Salvini sono solo dei “decreti propaganda”.

 “Io sono, ovviamente, d’accordo. Gli chiedo, gli chiediamo, di dar seguito a questa affermazione. Facendo opera di persuasione sul governo e sulla maggioranza parlamentare. Che si metta mano alla materia. Coraggio, facciamolo”.