Barbagia-Eritrea, le ragazze
sono partite

Il sogno e la speranza sono quelli di una vita migliore lontano da casa. Quello che nasce quando si decide di lasciare tutto per inseguire un sogno, o molto più semplicemente, per fuggire da una situazione drammatica fatta di violenze, persecuzioni e drammi. Succedeva ieri e succede anche oggi. Dalla Sardegna così come dall’Eritrea, dal Senegal e dall’Europa dell’est. Storie di chi ha lasciato la sua casa, i suoi familiari per cercare un’esistenza migliore. Che il punto di partenza sia la Sardegna o l’Eritrea, l’Europa dell’est o l’America latina non fa differenza. Si parte con la morte nel cuore lasciandosi tutto alle spalle ma con una speranza: avere un’esistenza migliore. Spaccati di
umanità in cui il sogno di una nuova vita riesce a far superare ostacoli quasi insormontabili rinunciando ad affetti e “radici”.


Storie “soprattutto di donne” che Giacomo Mameli, giornalista sardo, racconta in due libri editi per la Cuec. “Le ragazze sono partite” e “Come figlie, anzi” stampati in anni differenti ma sempre attuali e oggi ancora in ristampa. Due libri che possono essere uno la continuazione dell’altro in cui si affronta, spostando l’angolazione dell’obiettivo, il fenomeno della migrazione. Dentro ci sono i racconti di chi lascia il suo paese alla ricerca di un lavoro, di quel riscatto che, per un motivo o per l’altro non riesce a raggiungere. Oppure le vicende di chi scappa da una vita di sofferenze e violenze. Temi d’attualità che Mameli contestualizza nei suoi lavori con storie vere.
Quelle delle ragazze che hanno lasciato i paesi della Sardegna centrale per andare a servizio. “Le ragazze sono partite” e che riescono, seppure tra mille difficoltà e diffidenze ad affermarsi. Non è che la prima parte di questo viaggio tra l’umanità che parte. E’ il tempo delle valigie di cartone tenute con lo spago, dei vestiti lunghi e
della necessità di crescere. Il sogno del “continente” e l’emancipazione.

E anche dell’aiuto che si deve mandare poi a casa. Poi ci sono i nuovi migranti. Quelli che arrivano da noi, che non hanno più la valigia di cartone ma gli smartphone, una o due lauree, master e si adattano ai lavori più semplici e duri. Le donne che Giacomo racconta in “Come figlie, anzi”, in cui le esistenze e speranze della giovane laureata
partita dall’Eritrea e che (dopo un viaggio con il barcone e mille peripezie) oggi fa la badante, si uniscono a quelle della ragazza partita dall’America latina. Senza dimenticare la studentessa del Senegal e la donna che partita dalla Transilvania arriva in Barbagia.
Dodici donne, dodici storie di chi ha affrontato il viaggio a malincuore per una vita diversa, lontano dalle violenze o inseguendo il sogno di una vita migliore. A chiudere il cerchio anche la storia di Gonaria, sarda di Sarule che dopo la laurea lava le scale e fa la badante. Anche lei parte. E la sua vita cambia quando il “badato” che segue a Sassari si trasferisce a Londra. Per Gonaria è l’inizio della nuova vita perché riesce a trovare il lavoro che sogna in un’agenzia turistica internazionale. Storie, esistenze cucite da quel filo rosso che unisce sogni e speranze per un’esistenza migliore. Ieri come oggi.