Baciare il rospo M5S? Sì, per fermare Salvini

Baciare il rospo? Accettare un governo insieme ai “nemici” di ieri, ai Cinquestelle che fino a qualche giorno fa spalleggiavano le scelte anti-umanitarie di Salvini – niente sbarco per i migranti salvati in mare, dalla Diciotti alla Open Arms – e insultavano il Pd come il “partito di Bibbiano”?

In un commento su queste pagine, Pietro Spataro sembra propendere per il no: troppo profondo, sostiene, il fossato che separa la sinistra dai grillini, soprattutto dai grillini di governo degli ultimi 14 mesi che ancora il 5 agosto hanno votato l’orrendo decreto sicurezza-bis, quello che sanziona chi salva la vita ai migranti naufraghi.

L’Italia a un passaggio drammatico

Il ragionamento di Pietro muove da basi più che logiche ma non mi convince.
L’Italia vive un passaggio politico drammatico, dal cui esito dipende il nostro futuro non di mesi, ma di anni. Votare adesso significa, con ogni probabilità, consegnare il Paese a una forza politica e a un leader di estrema destra, animati da evidenti pulsioni plebiscitarie e che perseguono obiettivi – in tema di Europa, di immigrazione, di equilibrio tra i poteri dello Stato – vistosamente estranei ai “fondamentali” di una democrazia liberale e di un Paese, come il nostro, fondatore della costruzione europeista.

Si dice: ma questa è la democrazia bellezza! Non proprio. Anche dando credito ai più recenti sondaggi, la Lega ha il consenso di poco più di un terzo degli elettori, che diventa il 40% sommandogli i “post-post-fascisti” di Giorgia Meloni. Ciò significa che una larga maggioranza di italiani non si riconosce nell’ultra-destra. A trasformare il 40% di Lega e Fratelli d’Italia nella maggioranza dei seggi parlamentari sarebbe l’attuale legge elettorale. Qui si entra nel campo delle regole che governano l’esercizio della sovranità popolare, prima tra tutte il carattere parlamentare della nostra forma repubblicana: dunque ogni maggioranza che si determina in Parlamento è legittima e rispetta pienamente sia nello spirito sia nella lettera il principio della sovranità popolare.

La scelta che deve compiere il Pd

La scelta che attende il Pd è dunque tutta politica e non ha niente a che fare con presunti e inesistenti “vulnus” che la nascita di una maggioranza “giallorossa” (bell’aggettivo!) recherebbe alla dignità del nostro ordinamento democratico. E’ una scelta politica, e dipende essenzialmente da quanto grave si ritenga, per l’interesse presente e futuro dell’Italia e per i valori “di sinistra” di cui il Pd dovrebbe sentirsi depositario, la prospettiva probabile di un governo Salvini-Meloni minoritario nel Paese ma maggioritario – legittimamente maggioritario, va detto – nel futuro Parlamento, e di una maggioranza parlamentare di estrema destra che nel 2022 avrebbe i numeri per scegliere da sola il prossimo presidente della repubblica.

I Cinquestelle in questo anno abbondante di governo si sono resi corresponsabili di scelte politicamente inaccettabili e talvolta eticamente indecenti? Certamente sì, a cominciare dalla pratica scellerata dei “porti chiusi” che però, non è male ricordarlo, vide una sorta di prova generale nell’attacco alle Ong “salva-migranti” portato dall’ultimo governo targato Pd. Ma il punto, ripeto, è se si consideri più inquietante l’idea di un’Italia governata con “pieni poteri” da Salvini o più indigesta un’alleanza politico-parlamentare con i Cinquestelle.

Personalmente dico la prima, e allora credo che abbia poco senso e ancora meno costrutto rivangare il moltissimo che divide per il passato, anche sul piano dei rapporti personali, Pd e Cinquestelle, e sia più saggio verificare la possibilità per l’immediato futuro di un programma comune di governo di breve-medio periodo.

Chiudo con un’osservazione volutamente (e auspicabilmente) esagerata. Ci fu un’epoca lontana e infinitamente più tragica del tempo attuale in cui la sinistra italiana, caduto il fascismo, sostenne il governo di un signore – si chiamava Pietro Badoglio – che del fascismo era stato una colonna. Mettiamola così: Salvini forse non è un nuovo fascismo, ma certo Conte e Di Maio non sono peggio di Badoglio.