Avanti e indré, avanti e indré, la politica che bel divertimento

Avanti e indrè, avanti e indrè, che bel divertimento…”. La canzonetta di Nilla Pizzi, (1949) potrebbe prendere il posto del “canto degli italiani” come inno del momento attuale. Non a caso, la rissosa strategia comunicativa del duo Di Maio-Salvini si fonda su un continuo andirivieni. L’avanti e indrè del M5S è di carattere esistenziale perché intacca la sua identità costruita su tanti No, dalle trivelle alla TAV, che vengono consumati e traditi. Sfrontato avanti e indrè del M5S, rispetto al suo tradizionale rigore, che si è arrampicato sugli specchi per proteggere l’alleato Salvini, innocente fino a prova contraria, dal processo che la magistratura chiedeva. Via via è crollato, dopo arresti clamorosi, il suo presuntuoso monopolio dell’onestà. Il M5S, rispetto un paio d’anni fa, ha fatto un vertiginoso avanti e indrè, sullo “ius soli”, che dovrebbe essere “ius culturae” -per dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, dopo che hanno fatto un percorso di studi nelle nostre scuole e pensano, parlano e scrivono in italiano- per accodarsi all’egemonia sovranista del suo ringhioso alleato leghista. Avanti e indrè e giro di minuetto da parte di Matteo Salvini, super ministro di tutto, sulla cittadinanza da dare a Rami e ad Adam per il loro coraggio. La sua reazione istintiva è stata di sarcasmo e di disprezzo nei confronti dei due giovanissimi, poi, forse consigliato dalla sua “bestia” comunicativa, che misura la realtà dalla densità di like, ha cambiato idea e –forse- concederà graziosamente la cittadinanza che meriterebbero senza bisogno di diventare “eroi”. Imbarazzante avanti e indrè, di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che hanno –normalissimamente- figli senza essere sposati, ma per ipocrisia elettorale si presentano come strenui difensori della famiglia tradizionale a Verona, dove vengo distribuiti feti di plastica come gadget, si ritiene che l’omosessualità sia una malattia e si condanna la donna a una eterna “servitù domestica” (J. S. Mill, 1869).
Anche il Pd di Zingaretti spera in un avanti e indrè degli elettori che lo hanno abbandonato per il M5S, quando sembrava più onesto, coerente e di sinistra, mentre gran parte dei suoi ex elettori o si sono convertiti alla Lega di Salvini o si sono rifugiati nell’astensione. Il buon Zingaretti –nella migliore delle ipotesi- può sperare in un avanti e indrè di un frammento di elettori di sinistra, dopo l’eclissi di Matteo Renzi, ma dovrà accontentarsi solo di qualche decimale, quasi inutile per frenare l’irresistibile ascesa di Salvini, che ci trasformerà, per la nostra sicurezza, in un popolo di pistoleri. Intanto, nessuno aiuta davvero la famiglia, che, allargata, tradizionale, arcobaleno, rimane un elemento fondamentale della società, e così in Italia, al contrario dei laici cugini francesi, che hanno norme di aiuto alla maternità, far figli è sempre più difficile e costoso. Avanti e indrè del ministro Tria, che –dopo l’annuncio di un anno “bellissimo” da parte del premier Conte- riconosce che siamo inchiodati alla crescita zero, ma promette che non ci sarà una nuova manovra, forse perché qualcuno vorrebbe vendersi un po’ dell’oro della Banca d’Italia. Avanti e indrècon la proposta di riaprire le “case chiuse” dalla legge Merlin nel 1958. Ipocrita avanti e indrè con i soldi degli arabi, che non puzzano quando si tratta di petrolio ed armi, ma diventano intoccabili quando finanziano la Scala. Eterno avanti e indrè con l’Alitalia, che continua a volare nei debiti con i nostri soldi. Avanti e indrè in una Italia a numero chiuso e senza medici e che richiama i pensionati invece di dare lavoro ai giovani. Avanti e indrè con gli sbarchi dei migranti, che a Lampedusa sono diventati fantasma per non rovinare le statistiche del Viminale. E allora cin, cin, che bel, uhe, uhe, uhe, avanti e indrè, che bel divertimento, avanti e indrè, la vita è tutta qua.