Austria, rivince Kurz
batosta per i sovranisti
molto bene i Verdi

La vittoria di Sebastian Kurz nelle elezioni in Austria era scontata e non ha certo sorpreso. La sua ÖVP, il partito popolare che il giovane leader ha rimodellato persino nei colori sociali (dal classico nero al rosso amaranto) ha incassato il 37%. Anche il successo dei Verdi, dati i tempi che corrono, era nell’aria, anche se è andato, con oltre il 13%, al di là delle previsioni. E pure la moderata crescita (all’8,5%) della nuova formazione liberale, il Neos, che è un partito che cerca di onorare il proprio nome, schierato su posizioni moderate e blandamente liberiste, era in qualche modo attesa.

Ma il vero dato politico delle elezioni che si sono tenute ieri in Austria per il rinnovo del Nationalrat, la camera dei deputati, è il tonfo dei sovranisti. La FPÖ, il partito liberale che di liberale non ha mai avuto nulla, perde quasi dieci punti e scende al 16%. E molte cose fanno pensare che il disastro non sia frutto solo della dabbenaggine del suo leader Heinz-Christian Strache che nel maggio scorso si fece immortalare mentre prometteva affari a una bella signora sedicente nipote d’un tycoon russo in cambio dell’acquisto d’un giornale che gli avrebbe fatto vincere le elezioni. Lo scandalaccio di Ibiza ha pesato, ovviamente, ma il drastico ridimensionamento dell’estrema destra è frutto anche d’altro. Intanto della sdrammatizzazione del problema dei profughi, su cui la FPÖ ha speculato alla grande, condizionando da destra anche l’alleato Kurz. E poi, probabilmente, la stanchezza dell’elettorato per i toni troppo accesi, le parole d’ordine incendiarie, certi scivolamenti eversivi e certe compiacenze verso i nostalgici dei tempi passati. Chi vuole cercare analogie con quel che è successo in Italia, a cominciare dalla filière russa, è servito e le notizie arrivate ieri sera da Vienna non hanno certo migliorato l’umore dei sovranisti di casa nostra. A cominciare da quello che fu l’amico del cuore di Strache, il suo più fedele alleato fuori dell’Austria: Matteo Salvini.

Insomma, dal paese al di là del Brennero è arrivata la conferma che il sovranismo europeo è in crisi. E non era così scontato se, alla vigilia, alcuni sondaggisti predicevano ancora un testa-a-testa della FPÖ per il secondo posto con i socialdemocratici della SPÖ. I quali, invece, staccano i (presunti) concorrenti di almeno cinque punti, assestandosi sul 22%. È il peggior risultato da molti anni a questa parte, ma non è un tracollo come quello dei cugini tedeschi e di altri partiti in giro per l’Europa. Soprattutto, rimette la sinistra nel gioco politico, dal quale sembrava essere stata esclusa dopo che la ÖVP di Kurz aveva scelto di sposare l’estrema destra.

Che cosa succederà ora? Con chi si alleerà l’enfant prodige popolare che da solo, malgrado la vittoria, non ha i voti per governare? Tutte le ipotesi sono sulla scacchiera. La ripresa dell’alleanza con la FPÖ, a questo punto, appare abbastanza improbabile. A differenza di quanto accadeva quando il giovane Sebastian si affacciò sulla scena, il partito che fu di Strache non è più un polo di attrazione per l’elettorato conservatore e vagamente reazionario che venne a suo tempo solleticato dal nuovo arrivato al vertice dei popolari.

È possibile, numericamente, la riedizione della große Koalition con la SPÖ cui, dopo tutto, gli austriaci sono più che abituati, essendo quella la formula di governo che hanno sperimentato tanto a lungo che in nessun altro paese europeo una coalizione tra partiti diversi è durata tanto a lungo. L’intesa con i socialdemocratici però non sembra essere nelle corde di Kurz, che durante la campagna elettorale, condotta con parole d’ordine alquanto di destra, ha scambiato insulti feroci con la leader socialista Pamela Rendi-Wagner.

Altre tre ipotesi appaiono, a questo punto, più praticabili: un’alleanza con i Verdi, che sarebbe in linea con gli orientamenti ecologisti che vanno affermandosi nell’opinione pubblica anche in Austria ma che sarebbe difficile per la lontananza delle posizioni reciproche; un patto di governo con il nuovo partito liberale Neos, che almeno sui temi dell’economia pare abbastanza vicino al partito di Kurz (ma bisogna vedere se in termini di seggi la coalizione sarebbe autosufficiente) oppure una maggioranza a tre ÖVP-Noes-Verdi. Una costellazione del genere, si ricorderà, si tentò di metterla in piedi in Germania all’indomani delle ultime elezioni federali, ma non resse alle troppe differenze tra i Verdi e i liberali.

Si vedrà. Per ora c’è da prendere atto del nuovo fallimento del sovranismo che, a meno di improbabili capriole politiche di Sebastian Kurz, allontana l’Austria dalle tentazioni di Visegrád, alle quali il governo con la FPÖ era molto sensibile, e lo riavvicina alla “nostra” Europa.