Attento Zingaretti:
la mossa di Renzi
può distruggere il Pd

Renzi gioca d’anticipo. Appena ha annusato che il Pd avrebbe stretto un’alleanza con il M5S ha rotto l’attesa passiva di una operazione comunque a conduzione altrui. Ha trasformato il suo cedimento strategico in una anticipazione, con una classica mossa del cavallo che rovescia il quadro esistente. Una scelta avversata da tempo, e appoggiata solo per non esserne travolto, è stata così vestita come una sua istanza. Il “senza di me” si è convertito rapidamente in è “grazie a me” che matura una svolta degna di uno statista che accantona i suoi convincimenti dinanzi all’inevitabile.

Le ragioni del rovesciamento

renziPerché, dopo aver accompagnato il Pd verso la stipula di una alleanza che ha sempre osteggiato, Renzi avverte la necessità di rompere con il partito di cui è stato leader assoluto per alcuni anni? Ancora una volta egli strappa in maniera radicale ma non troppo (conserva il controllo di postazioni chiave della vecchia organizzazione) perché ha deciso di giocare d’anticipo. Alla disciplinata obbedienza a un ondivago nuovo segretario, che con il cambio repentino di strategia verso i cinque stelle ha perso ethos, egli preferisce la costruzione di una cosa nuova. Al momento parrebbe solo una cosetta ma, in una stagione di rapide mutazioni, potrebbe anche conoscere la metamorfosi che la trasforma in una esperienza rilevante.
Perché questa mutazione avvenga occorre però che si verifichino alcune condizioni. La prima è la dissoluzione dell’attuale Pd che potrebbe finire in breve stritolato da una alleanza di governo difficile che ne snatura ulteriormente profilo, identità, modello. Quando Franceschini si spinge sino a sognare “una casa comune” con Grillo (che fa? trasferisce il Nazareno in una villa del comico?) il disegno di Renzi trova concreti motivi di speranza.

Occhi puntati sulla borghesia produttiva

Dinanzi a un Pd che ha ormai metabolizzato il civismo in salsa grillina-Fatto quotidiano, e prospetta di “mescolare i due popoli” giocando di sponda con Di Maio che torna a dettare le carte, la scommessa del vecchio rottamatore è che il destino che si abbatte sul Pd, decretandone se non la scomparsa il suo vistoso ridimensionamento, è un evento già tangibile.
Il disegno di Renzi postula che la sua condotta non sarà più quella di alcuni anni fa, quando si atteggiava a “Grillo interno” e brandiva l’annientamento del suo stesso campo con il grido della funesta rottamazione, ma seguirà il percorso del politico riflessivo.

La nuova immagine di sé è quella dello statista non distaccato e rassegnato al precoce pensionamento (Letta) o dello scissionista che non è in sintonia con i tempi (Rutelli). Egli calcola che settori di borghesia produttiva (ostile ai costi improduttivi dell’assistenzialismo tramite bonus), ambienti intellettuali (refrattari a riconoscersi con lo stile antipolitico del governo) saranno indotti a rompere i rifornimenti a un Pd a trazione grillina. Questa cesura potrebbe indurre certi poteri a recuperare la sua figura di combattente che risplende di una luce nuova nel tempo della follia.

Il ruolo da Macron italiano

In un certo senso Renzi contende a Conte il ruolo del Macron italiano. A un Pd che egli reputa destinato ad essere assorbito dal populismo grillino, e ormai rassegnato a fare la ruota di scorta alle ambizioni dell’avvocato del popolo quale futuro candidato premier, egli contrappone una dinamica formazione di centro. Rivendica il carattere positivo del partito carismatico e ritiene che la sua persona garantisca la capacità di pescare sia a destra, tra i liberali orfani di Berlusconi, sia a sinistra, camminando tra le macerie del Pd ancor più sfigurato dalla inarrestabile conversione al populismo e alle trovate dell’antipolitica (enfasi sul taglio dei parlamentari come riforma prioritaria ed epocale).
Ha bisogno di soldi, di posti di potere e di sottogoverno Renzi per navigare in un mare così aperto e agitato. Il potere per il potere confida nelle risorse, negli incentivi: il progetto verrà.

Dalla vocazione maggioritaria alle ambizioni minoritarie

mossa del cavalloChi si rallegra della avvenuta separazione consensuale, non ha compreso che questo processo di differenziazione sarebbe stato produttivo e persino chiarificatore qualche tempo fa. Adesso è solo un gesto tardivo che non serve a precisare identità e modello di partito ma conferma l’immagine di un Pd che come un cristallo si sta infrangendo in mille pezzi forse non più ricomponibili perché senza una storia comune, e privo di un progetto unitario che mobiliti.

Con la sua mossa Renzi ipotizza che un Pd in disordinata marcia verso la contaminazione con la Casaleggio subirà una inevitabile implosione. E proprio in quell’istante la sua offerta politica potrebbe offrire una dimora accogliente all’esercito disorientato, con un capo ritrovato capace di aprire sponde ospitali dinanzi alla sensazione di un rumoroso vuoto. Il partito nato a vocazione maggioritaria si sta disaggregando in tante ambizioni minoritarie. Il tempo dirà abbastanza presto se Renzi ha scambiato grossolanamente le confuse voci dialettali degli amici di Rignano per oracoli.