Attenti a quel decreto. Demolisce
lo stato di diritto

L’Enciclopedia Treccani ci dà questa definizione di “stato di diritto”:
“Forma di Stato di matrice liberale, in cui viene perseguito il fine di controllare e limitare il potere statuale attraverso la posizione di norme giuridiche generali e astratte. L’esercizio arbitrario del potere viene contrastato con una progressiva regolazione dell’organizzazione e del funzionamento dei pubblici poteri, che ha come scopo sia la «diffusione» sia la «differenziazione» del potere, rispettivamente, attraverso istituti normativi (unicità e individualità del soggetto giuridico; eguaglianza giuridica dei soggetti individuali; certezza del diritto; riconoscimento costituzionale dei diritti soggettivi) e modalità istituzionali (delimitazione dell’ambito di esercizio del potere politico e di applicazione del diritto; separazione tra istituzioni legislative e amministrative; primato del potere legislativo, principio di legalità e riserva di legislazione; subordinazione del potere legislativo al rispetto dei diritti soggettivi costituzionalmente definiti; autonomia del potere giudiziario), comunemente considerati come parti integranti della nozione di Stato di diritto”. (Leggi qui la definizione completa)

Chi governa sta sotto la legge e non sopra

Nei paesi anglosassoni l’espressione è forse meglio resa: lo stato di diritto si chiama “the rule of law” – è la legge che governa; i governanti stanno “sotto” non sopra la legge e non la deturpano a loro piacere o secondo le loro convenienze di partito, di maggioranza o di audience. Il governo Lega-5stelle è parzialmente fuori dello stato di diritto, in violazione del governo della legge. Lo è non tanto per le esternazioni e i comportamente dei ministri – la dimensione della pubblicità li fa essere burattini e burattinai di un circo equestre: al mare a fare bacetti con la fidanzata o in spaggia a torso nudo genuflessi ad adorare la venere sotto un bichini (Salvini ama mostrarsi a torso nudo come Mussolini). Ma non è questa la dimensione da considerare quando vogliamo vedere in atto la violazione dello stato di diritto.

 

Verso uno stato di polizia

Andiamo al DL sicurezza bis su immigrazione e ordine pubblico, una falcata poderosa verso uno stato di polizia, che assegna al ministero degli Interni un ruolo preponderante nel decidere sulle libertà di tutti, cittadini e non. Il decreto prevede un’ulteriore criminalizzazione del soccorso in mare, la riforma del codice penale, maggiori finanziamenti per i rimpatri e l’estensione dei poteri delle forze di polizia. Litigiosi su quasi tutto, il MoVimento e la Lega si sono trovati in amorevole accordo su questo decreto proto-autoritario, che prevede multe per ogni persona soccorsa in mare e la sospensione o revoca della licenza di nagivazione, che toglie al ministero delle Infrastrutture tutte le pertinente della navigazione assegnando all’Interno il potere di vietare o limitare il transito o la sosta nelle acque territoriali per motivi di ordine pubblico.

E qui veniamo al sospetto di violazione dello stato di diritto: chiediamoci come si fa ad accertare (e quindi multare) il soccorso di un immigrato clandestino? Essendo questo fatto un reato, lo stato di diritto prevede che un reato sia accertato secondo norme e procedure stabilite. L’impressione sensoriale, il vedere o il supporre non sono “prove”. Per Gianfranco Schiavone dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) intervistato da Internazionale, “il problema è che il ministro dice di poter vietare l’ingresso in acque italiane quando c’è una violazione delle leggi sull’immigrazione ed evidentemente si riferisce al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che però è un reato penale e per essere accertato deve essere oggetto d’indagine da parte di una Procura. Su che base un prefetto deciderà che c’è stata una violazione di una norma nazionale sull’immigrazione?”.

Questa norma fa a pugni con lo stato di diritto, mentre favorisce decisioni arbitrarie con lo scopo, evidente, di aggirare le Procure, di procedere per via amministrativa bloccando le navi e i soccorsi.

Secondo Schiavone, “il ministero sa benissimo che queste sono misure che vanno contro la legge e non possono durare a lungo”. Questa è una speranza che coltiviamo tutti noi. Però sarebbe meglio sperare nelle autorità di controllo di costituzionalità, a cominciare dal Presidente della Repubblica. Lo stato di diritto non sta in piedi da solo, ma riposa su comportamenti di legalità-legittimità costituzionale da parte di chi opera nelle istituzioni. Per questa ragione, avere leggi (o il governo della legge) sulla carta è una componente essenziale ma non sufficiente dello stato di diritto.

Giro di vite contro il diritto di manifestare

E veniamo alla seconda parte del DL sicurezza, che si occupa specificatamente dellordine pubblico. Il decreto, oltre a vietare i fumogeni, i petardi e i materiali “imbrattanti”, istituisce un commissario straordinario con il compito di strutturare un programma di interventi per eliminare l’arretrato delle sentenze di condanna da eseguire nei confronti di imputati liberi e 800 assunzioni di “personale non dirigenziale”, per una spesa di 25 milioni di euro.

Un decreto da stato d’emergenza che accentra poteri, togliendoli ad altri organi competenti e che tratta i cittadini come nemici. Infatti, il decreto inasprisce le pene e introduce nuove fattispecie di reato: aggrava le sanzioni per i reati di devastazione, saccheggio e danneggiamento commessi nel corso di manifestazioni o cortei, e trasforma da violazione amministrativa in reato le azioni di chi si opponga alle forze dell’ordine con qualsiasi tipo di resistenza, attiva o passiva. Domanda: la resistenza passiva sarà reato? Sedersi a terra davanti alle forze dell’ordine rifiutandosi di andarsene sarà reato? E gridare contro il governo e la polizia?

Lo scopo di queste norme libertidice è colpire più severamente coloro che si oppongono (con gli atti e la parola) ai pubblici ufficiali. Secondo Patrizio Gonnella dell’Associazione Antigone, la norma più grave è quella che prevede che ci sia una responsabilità penale per chi organizza una manifestazione non autorizzata nella quale qualcun altro compie un qualsiasi reato di danneggiamento: in questo caso viene a cadere il principio secondo cui la responsabilità penale è personale. La mano pesante sui reati che accadono durante le manifestazioni pubbliche e l’irrigidimento del testo unico di polizia sono scelte che ci riportano agli anni trenta, al famigerato Codice Rocco del regime fascista, o anche ai primi anni sessanta del governo Scelba-Tambroni, di democristiana memoria (e con il Codice Rocco ancora in vigore).

Non sappiamo come definire un ordine politico che sta a metà strada tra uno stato di diritto e uno stato autoritario. L’Italia di Salvini-Di Maio è situata in questa condizione intermedia.