Art. Uno ha una certezza:
il neoliberismo agonizza,
è l’ora dello Stato

Il tempo di un fatto nuovo è ora”: è questo il titolo del dispositivo approvato dalla Direzione nazionale di Articolo Uno. È un documento che vale la pena commentare perché, seppur nella sintesi inevitabile per ogni testo di questo tipo, contiene alcune indicazioni significative rispetto al dibattito che vive all’interno del mondo della sinistra.

Più Stato

Il punto di partenza è, chiaramente, la consapevolezza di trovarsi in una fase storica che anche solo pochi mesi fa sarebbe stata inimmaginabile; non solo per la pandemia e l’emergenza sanitaria ma anche perché, improvvisamente, sembra riaprirsi uno spazio di conflitto in cui l’egemonia dei dogmi neoliberisti può essere messa in discussione. Ne sono testimoni, tra le altre cose, i provvedimenti presi in sede europea, anche grazie alla spinta italiana, tra i quali è giusto sottolineare la sospensione del Fiscal Compact e l’istituzione del Recovery Fund.

Anche nel dibattito nazionale è evidente la richiesta di più Stato: di fronte all’emergenza, in una società segnata ancora dalle cicatrici lasciate dalla terribile crisi precedente, cittadini, società civile e mondo produttivo si rivolgono alle istituzioni per ottenere protezione. Contemporaneamente, però, si riapre finalmente la discussione su quale ruolo l’intervento pubblico – e dunque anche la politica – debba avere: diventa possibile, nella contingenza attuale, riproporre un’idea di Stato non più confinato in una dimensione ancillare rispetto all’economia e alla forza condizionante delle grandi imprese, ma attivo nell’indicare le direttrici dello sviluppo strategico del Paese, intervenendo, se necessario, direttamente nel mercato.

Un’alleanza strutturale

In Articolo Uno a tali riflessioni si accompagna la cognizione che la sinistra non può perdere quest’ultima occasione: deve inserirsi ora nello spiraglio dischiusosi. Sulla possibilità di riaprire la partita, come si diceva in Pierluigi Bersanipassato, influisce direttamente la situazione del governo: è chiaro che per fare forza nell’apertura creatasi è necessario che la configurazione di maggioranza, che vede la collaborazione tra le forze del centrosinistra e il Movimento 5 Stelle, si stabilizzi. Non è del tutto nuova, in realtà, questa linea: si tratta dell’attualizzazione della prospettiva individuata da Pierluigi Bersani già all’indomani delle elezioni del 2013 e che, impedita all’epoca dalla reazione delle élites del Paese (che anche oggi bersagliano il governo con una durezza inedita) e dalla miopia di diversi segmenti della politica, è stata testardamente tenuta in vita proprio da coloro che in Articolo Uno si sono ritrovati.

Mancare l’appuntamento storico dell’oggi vedrebbe inevitabilmente quella richiesta di protezione tornare a rivolgersi a una destra che fa paura. Ma la strada è stretta.

È del tutto evidente che il quadro politico, così com’è ora, non regge; in questa stagione è impensabile cavarsela con il politicismo, con una riverniciatura di fondamenta crepate: lo scenario che si determinerà nei prossimi mesi chiama direttamente in causa i due maggiori partiti della coalizione di governo. L’invito di Articolo Uno a entrambi è di imboccare con convinzione la strada di un’alleanza strutturale. Ciò richiede che il Movimento 5 Stelle rinunci alle pulsioni destroidi che ancora, in parte, albergano al proprio interno, ma altresì che nel centrosinistra si prenda atto dell’esaurimento del progetto che ha portato al Partito Democratico: anche qui, c’è da liberarsi delle scorie dell’ideologia liberista e plebiscitarista che tanto ha pesato sull’indebolimento della sinistra nei decenni passati.

governo Conte-2Basta scorciatoie

Ora però il dibattito in una parte del PD sembra uscire da questa subalternità culturale: serve però un nuovo soggetto politico, e per esso si fa una chiamata aperta a tutte le forze della sinistra, partitiche e non, che restituisca forza, autonomia e radicamento alla rappresentanza delle classi subalterne. Di certo non è possibile imboccare scorciatoie: la ricostruzione non può essere un’operazione di ceto politico; è questo il “fatto nuovo” che serve e che si richiama nel titolo del documento.

Rispetto agli anni più recenti, sembra infatti rinascere l’iniziativa dei lavoratori, a partire dalla presa di coscienza di quelli meno tutelati, come ad esempio i precari della cultura e dello spettacolo, la cui recente mobilitazione a Napoli viene menzionata nel documento. Questa dev’essere accompagnata dal ritorno al protagonismo dei partiti, rinnovati nelle idee e nelle forme: Articolo Uno chiama tutti a confrontarsi sul futuro della sinistra e del Paese.