Argan, il Papa e il terzo sacco di Roma. E il Popolo resta senza lanzichenecchi

Noi ci saremmo limitati a provare un intimo compiacimento, senza esprimerlo pubblicamente, per l’udienza concessa lunedi dal papa al sindaco di Roma e alla Giunta capitolina, se il giornale della DC, Il Popolo, non avesse pubblicato ieri in prima pagina un lungo corsivo dedicato all’avvenimento, uno scritto colmo di pacato buon senso in cui ci pare sbagliato soltanto il titolo: “L’udienza del papa alla Giunta capitolina”, mentre a chi abbia letto quella prosa familiare e bonaria non può non essere apparso chiaro che il titolo vero da apporvi in testa doveva essere questo: «Embe’, che c’è? ».

Rompiamo il silenzio, dunque, solamente per dire che siamo in tutto e per tutto d’accordo col giornale democristiano. Il sindaco di Roma si incontra tre volte in un mese col pontefice: l’otto dicembre per la festa dell’Immacolata a piazza di Spagna, l’altro giorno alla borgata romana della Garbatella (quando Paolo VI, con gentilezza squisita, ha ringraziato il sindaco per avere «onorato» la manifestazione con la sua presenza) e l’altro ieri in Vaticano. «Embe’, che c’è?».

Scrive tra l’altro II Popolo: «L’essere oggi l’amministrazione comunale romana controllata dai comunisti, infatti, non può attenuare la sollecitudine e l’attaccamento pastorale del papa, vescovo della capitale, per i molti e gravi problemi di Roma». Dite se parole come queste non le avremmo potute scrivere noi, che siamo sempre stati di questa idea e abbiamo sempre trovato al nostro fianco, bisogna onestamente riconoscerlo, il cardinale vicario Poletti, il quale non lasciò passare giorno, durante l’ultima campagna per le elezioni amministrative del 15 giugno, senza invitare gli elettori romani a votare per chi volessero, comunisti compresi, tanto che una volta avendo avuto l’onore di incontrarlo, osammo dirgli: «Ma eminenza, non le sembra di essere troppo liberale?». E lui, pronto: «Embe’, che c’è?».

Tutto normale, dunque, tutto scontato, tutto naturale, come opportunamente ha fatto notare II Popolo. Persino l’accenno di Argan al «terzo sacco di Roma» era previsto e anzi atteso. Anche i sindaci democristiani precedenti lo avevano denunciato con la stessa indignazione, soltanto che il sindaco Cioccetti non accennò ai lanzichenecchi perché non ha mai saputo chi fossero, mentre il sindaco Petrucci, che da giovane lo aveva imparato, non avrebbe potuto ricordarli al momento buono, perché se li era dimenticati e gli sono poi tornati in mente soltanto in galera.

5 gennaio 1967