Archiviare i decreti Salvini, monumento all’inciviltà

Buongiorno Italia! E’ un’espressione che mi viene in mente spesso al mattino quando accompagno le mie figlie a scuola. Vivono una normalità fatta di affetti, simpatie e giochi con altre bambine e bambini, senza chiedersi da dove vengano i loro genitori. Ricordo come rispose una delle mie figlie a una mia domanda sulla provenienza dei genitori di un suo amico: “via Cassia”, disse.

Un episodio divertente che ci fa capire quanto i nostri figli siano portatori di un futuro assai diverso dal nostro passato, una grande responsabilità per noi. Mi ritorna in mente la campagna “L’Italia sono anch’io”, con le firme ai tavolini e le assemblee svolte a sostegno di una proposta di legge popolare per il riconoscimento dello Ius Soli. Ricordo come molte persone – non sempre di sinistra – rimanessero sorprese e rammaricate nel sapere che un bambino nato o cresciuto in Italia non fosse cittadino italiano. Uno di quei casi in cui la società è più avanti della politica e un motivo in più per riprendere il prima possibile l’iter per l’approvazione dello Ius Culturae. Una ferita ancora aperta per me come per i tanti che, nella loro quotidianità, continuano a trovare inspiegabile e odiosa questa “differenza” fra i loro figli o nipoti e i loro amici.

Occorre lungimiranza per riprendere quel percorso interrotto, ma in generale direi che serve una svolta radicale e realista nell’approccio – finora sbagliato – sulle norme che regolano la vita di milioni di persone che vivono con noi, rispettando le nostre stesse leggi ma che hanno meno diritti. Credo che questa cosa, oltre ad essere profondamente ingiusta, ci renda tutti più deboli. Dobbiamo dire se vogliamo continuare a considerarle queste persone come ospiti non troppo graditi o cittadini e come tali trattarli, con tutti i diritti e doveri previsti.

Un monumento all’inciviltà

Penso che sia una battaglia di civiltà, che deve comprendere anche il superamento dei decreti Salvini, impropriamente denominati sicurezza. Provvedimenti pensati con l’unica ratio di dimostrare il teorema che accogliere i migranti sia sempre e comunque un problema ingestibile. Di conseguenza si decise allora di demolire il sistema di accoglienza diffuso, preferendo ad esso i grandi centri di accoglienza con scarsi servizi alle persone e negando ai richiedenti perfino la possibilità di iscrizione anagrafica. Una scelta quest’ultima bocciata dalla Corte Costituzionale, che nelle sue motivazioni definì la norma lesiva dell’articolo 3 della Costituzione e contraddittoria rispetto alla volontà dichiarata di dare sicurezza. Un giudizio pesante che si somma ad altri aspetti vessatori e ingiustificabili, come la cancellazione della protezione umanitaria e il divieto di accogliere i richiedenti asilo nel sistema ex Sprar. Senza dimenticare l’attacco a testa bassa contro le Ong.

migrantiPer queste ragioni i decreti Salvini rappresentano un “monumento” all’inciviltà. Essi vanno superati senza esitazioni, ristabilendo una politica di accoglienza con le tutele previste verso quanti fuggono per sopravvivere alle persecuzioni, alle guerre o alle catastrofi climatiche, nel rispetto della nostra Costituzione e dei trattati internazionali sottoscritti

Oltre pietismo e allarmismo

Penso che l’approvazione dello Ius Culturae e il superamento dei decreti Salvini siano due passi importanti nella giusta direzione, per cambiare paradigma e iniziare a parlare dell’immigrazione come di una grande questione epocale. Un tema ancora poco conosciuto e spesso affrontato alla luce dei fatti di cronaca o di una aneddotica parziale: incline al pietismo da una parte o all’allarmismo dall’altra.

Penso invece che sia giusto parlarne non più come qualcosa a se stante rispetto alla società, ma come una chiave di lettura dei mutamenti sociali ed economici in generale. Una occasione quindi per ripensare agli interventi futuri da fare per riallineare la nostra legislazione e organizzazione dello Stato con le lancette della storia. Un intervento non solo giusto ma necessario. Una necessità confermata da istituti di ricerca economici e statistici che da anni ormai ci ripropongono dati colpevolmente ignorati o sottovalutati.

L’Italia infatti è un Paese che invecchia velocemente per la bassa natalità e per una prospettiva di vita media che si allunga. A questo andamento demografico preoccupante ne va aggiunto uno di carattere economico, ovvero come la scarsità di manodopera in alcuni segmenti delle nostre filiere produttive sia ormai un problema endemico. Una difficoltà che prevedibilmente in futuro si accrescerà, estendendosi anche a settori più qualificati e in altre filiere che ancora oggi tengono.

Uno scenario grigio quello tracciato dai demografi che vede da qui a trenta anni – non mille – la popolazione italiana diminuire dagli attuali sessanta milioni a cinquantaquattro, con due persone in età lavorativa per ogni over 65. Una prospettiva che ben delinea la crescente difficoltà a mantenere in equilibrio il nostro sistema di welfare che già oggi appare traballante.

Cestinare la Bossi-Fini

A questi dati freddi ma significativi aggiungerei una considerazione più di fondo: un Paese come l’Italia – per la sua storia e posizione geografica – non può continuare a considerare l’immigrazione come un fenomeno transitorio. Ci troviamo davanti a un processo strutturale ed irreversibile. In Italia vivono stabilmente oltre cinque milioni di donne, uomini e bambini e costituiscono una parte integrante del nostro tessuto sociale. Prendere atto di questa realtà significa dotarci di leggi nuove, radicalmente differenti dalle attuali, che tengano conto non solo della realtà esistente ma anche delle prospettive future qui accennate.

Questo significa fare un altro passo avanti, oltre ai due già richiamati. E’ ormai giunto il momento anche per riaprire una discussione su di un nuovo testo unico sull’immigrazione che cestini la Bossi-Fini. Una nuova legge sull’immigrazione, l’approvazione dello Ius Culturae e il superamento dei decreti Salvini sono interventi necessari che si tengono insieme in una logica di prospettiva. Esse rappresenterebbero un salto culturale e un investimento sul futuro del Paese che sarebbe così più forte e coeso, in grado di guardare al domani con meno ansie e con maggiori possibilità di affrontare con successo le sfide della globalizzazione.

Foto ©Andrea Sabbadini

Questo è un grande tema strategico per il futuro del nostro Paese, che il Pd ha messo al centro della propria riflessione. A partire dal superamento dei decreti Salvini, un punto sul quale questo governo si è finora speso molto arrivando a formulare una proposta condivisa in maggioranza. Credo che il Movimento 5 Stelle debba andare oltre i suoi tentennamenti – che rischiano altrimenti di essere percepiti come tatticismi – per approvare il prima possibile il nuovo decreto, dando un segnale chiaro e forte di unità d’intenti nell’azione di governo.

* L’autore è Responsabile del dipartimento immigrazione del Pd