Sull’antifascismo
una catena di errori

Scene dall’Italia alla vigilia del voto. Il candidato leghista alla presidenza della Regione Lombardia Attilio Fontana annuncia che “difenderà la razza bianca”, poi si scusa, infine si compiace perché le sue parole lo fanno andare avanti nei sondaggi. Il leader nazionale del suo partito Matteo Salvini un giorno si e l’altro pure fa proclami contro gli immigrati, minaccia, annuncia che una volta al governo chiuderà anche le moschee. La sua alleata del partito post fascista Fratelli d’Italia Giorgia Meloni annuncia a sua volta che una volta al governo “cacceremo il direttore del Museo egizio di Torino”, reo di praticare uno sconto ai visitatori arabi.
Non c’era bisogno della folle sparatoria contro gli immigrati di Macerata da parte di un nazi-fascista-leghista per comprendere a che punto fosse arrivata l’emergenza xenofoba e fascista nel nostro Paese. A sinistra e più in generale nello schieramento democratico ancora non è stata messa a punto una vera strategia di contrasto politico e culturale. Anzi, come è tradizione, ci si continua a dividere. Sabato scorso a Macerata, alla manifestazione anti-fascista erano assenti il PD, l’Anpi, la CGIL, Libera e altre sigle importanti che hanno ritenuto di accogliere l’appello in tal senso del sindaco di Macerata. Un errore – ribadiscono oggi in tanti, a sinistra e non solo. “Dovevamo esserci tutti” ha detto ieri Emma Bonino. E anche nel PD è noto il disagio di esponenti di primo piano, come Graziano Delrio, Andrea Orlando, Gianni Cuperlo, per una linea giudicata troppo timida, forse nel calcolo illusorio di limitare il danno. Proprio così: limitare il danno, come se a sparare fosse stato un immigrato che usufruisce dell’accoglienza e non un nazi-legista e se a essere presa di mira, assieme appunto agli immigrati, ci fosse una sezione della Lega e non un circolo del PD…
Ma che sia questo il clima in Italia (e forse, tranne in rare eccezioni in Europa), non lo scopriamo da oggi. Gli episodi di intolleranza e le minacce xenofobe, i blitz fascisti, si susseguono da mesi in un’escalation allarmante. Senza una reazione civile all’altezza. Per questo, se proprio si vuole guardare indietro, bisognerebbe andare oltre alla manifestazione dimezzata di Macerata. Se già appariva chiaro un pericolo fascio-leghista anche nelle urne, scegliere la strada della divisione delle liste elettorali nel centro- sinistra rischia di rivelarsi un errore storico assolutamente imperdonabile. Matteo Salvini al governo sarebbe un incubo in ogni democrazia. Colpa degli scissionisti, colpa di Renzi, colpa di chi si vuole, ma il danno è gravissimo e ormai irrecuperabile Del resto è forte il sospetto che si tratti di un errore intenzionale, almeno a giudicare dalla vicenda della Lombardia della ” difesa della razza bianca” dove l’unità del centrosinistra sarebbe stata favorita anche dalla legge elettorale regionale che consente di allearsi anche mantenendo le proprie distinzioni, attraverso il cosiddetto voto disgiunto. Ma niente da fare.
Si obietterà che volgersi indietro ormai non serve più, sia che si tratti di una manifestazione, sia della mancata nascita di una vera coalizione. I conti – come suol dirsi – si faranno a urne chiuse, la notte del 4 marzo. Prima di quel giorno c’è però un’altra data da onorare: quella di sabato 24 febbraio, quando è in programma a Roma la grande manifestazione nazionale antifascista. Certo, i cortei non portano voti, ma almeno potrà forse cominciare a prendere forma una reazione civile e democratica contro la xenofobia e il neo-fascismo.