Anguillara, il trionfo della protesta

Anguillara Sabazia è una cittadina adagiata sul lago di Bracciano e distante una trentina di chilometri dal centro di Roma. Dagli anni Ottanta è divenuta meta di chi lascia la capitale per affittare o acquistare una casa a prezzi sostenibili, oppure da chi fugge dal caos della città. Negli anni Settanta la giunta guidata dal sindaco Pci  Montori tentò di incanalare in uno sviluppo sostenibile questo grande afflusso, ma da lì a poco subentrò il pentapartito che lasciò campo libero a costruttori edili che edificarono a loro piacimento, arricchendosi e facendo arricchire i proprietari terrieri che avevano ereditato gratuitamente le terre dall’Ente Maremma. Negli ultimi anni si sono succedute giunte a guida Pd, ma i nomi dei sindaci o degli assessori sono stati sempre gli stessi, fino ad arrivare alle ultime amministrative dove c’è stato l’exploit del M5S, ripetuto più o meno alle politiche.

Il bar è fuori dal centro storico, qui si ritrovano nel tardo pomeriggio un gruppo di amici e conoscenti che dopo la giornata lavorativa discutono davanti a un caffè o una birra. C’è Pino, falegname ed ebanista, che ha votato per i pentastellati dopo una vita a sinistra: “Sono stato del Pci, ho sempre lottato dalla parte dei più deboli ma onestamente questa volta non potevo votare né per il Pd né per le altre liste di sinistra. Come ha fatto il Pd ad abolire l’articolo 18? Era un simbolo per i lavoratori, ottenuto dalla lotta di tanti. Mi dirai: sei un artigiano, una partita iva, perché ti infervori tanto? Perché ricordo da bambino mio padre sfruttato nelle cave in Calabria, senza diritti né difese ed ora questa conquista è stata abolita da un partito che si definisce di sinistra… cosa che non era riuscita neanche a Berlusconi. Nel 2001 io ero al Circo Massimo alla grande manifestazione della Cgil con Cofferati.”

“Solo quello?” interviene Franco, ex operaio alla Rai.  “Il jobs act, i voucher … e la gente deve fare i salti mortali per campare. Nel mondo del lavoro ormai i padroni hanno le mani libere. Mio figlio è un operatore cinematografico, due bambini e un mutuo da pagare: dopo dieci anni la società per cui lavorava lo ha licenziato da un giorno all’altro insieme ad altre settanta persone, senza pagare loro gli ultimi stipendi e il Tfr. Lo stesso proprietario, poco dopo, ha aperto una nuova società e gli ha proposto di lavorare per lui, sporadicamente, con partita iva. E’ una cosa degna?” È molto arrabbiato, non c’è remissione nel suo tono di voce, il suo volto si accende.

Più riflessivo e calmo è Giovanni, dipendente della Sapienza: “La sinistra ha perso il rapporto con il territorio, una volta se c’era un problema andavi in sezione e ne discutevi con gli altri compagni, riuscivi a metter su qualche iniziativa, riportavi le problematiche in federazione e così via. Il partito aveva il polso di quello che succedeva nella società. Oggi cosa hai? Comitati d’affari… le primarie Pd per i candidati a sindaco si sono svolte in parrocchia, è una cosa seria?”.  Per Carlo, operaio edile, la crisi viene da lontano. Dai girotondi al movimento no global i Ds prima il Pd poi non sono riusciti a confrontarsi con queste realtà. Ci si è chiusi nel palazzo e i problemi reali che ponevano sono stati ignorati anziché elaborati.

Anche per Salvatore, il barista, il voto al M5S è stato il segnale di chi non sopporta più una politica stagnante, sempre con le stesse persone, senza una prospettiva reale di cambiamento: “Come nel poker vado a vedere al buio, faccio saltare il banco”.  Un gruppetto di giovani che sta in disparte fa spallucce e non si esprime. È la generazione di ventenni che si sente viva di notte davanti una birra ma che di giorno si sente esclusa da tutto.