Angelo Nestore, le parole
dell’incontro tra madre e figlio

“Se mia madre sapesse che suo figlio vuole diventare madre”, è l’inizio di una poesia tratta dalla raccolta I corpi a mezzanotte di Angelo Nestore. Per comprendere la forza semantica di questa poesia, bisogna partire dall’opposizione figlio/madre. La poesia gioca sul doppio statuto di questi termini: in questi versi, “figlio” e “madre” designano due individui, due entità che agiscono nel testo. Sono due personaggi. Tuttavia, “figlio” e “madre” indicano anche due qualità che possono essere acquisite. Per capire meglio, ecco la poesia integrale intitolata “Se mia madre parlasse spagnolo e leggesse le mie poesie”:

Se mia madre sapesse che suo figlio vuole diventare madre
prenderebbe il primo volo per la Spagna.
Ritrarrebbe le gambe,
si amputerebbe le braccia,
si schiaccerebbe le vertebre,
inghiottirebbe uno ad uno i denti
e i suoi sessant’anni.
Si farebbe sempre più piccola,
inventerebbe una lingua,
ricomincerebbe a balbettare
per diventare mia figlia.

Nel primo verso c’è già tutto: si apre con la madre-individuo e si chiude con la madre-qualità. Questo passaggio attraversa il figlio: volendo usare due termini meno sessualmente connotati, genitore/generato, nel primo verso si assiste al normale ciclo della vita, dove colui che è stato generato aspira a diventare genitore a sua volta. Per tale motivo, lo stesso individuo può assumere entrambe queste qualità.

Il cortocircuito semantico, quindi, coinvolge la dimensione sessuale dell’opposizione generato/genitore, poiché la lingua distingue il potere generatore maschile dal potere generatore femminile. La dimensione femminile è maggiormente coinvolta nell’atto procreatore, poiché essa presta la propria energia affinché nuova carne venga creata, carne che acquisirà un’identità completamente diversa da quella del corpo genitore. La nuova carne è indipendente dalla volontà genitrice. Questo potere femminile della “manipolazione della carne” è testimoniato nel resto della poesia: la madre lavora il proprio corpo e lo modifica. La madre è un’Alice consapevole: mentre il celebre personaggio di Carroll subisce le trasformazioni del suo corpo, ingrandendo e rimpicciolendo, così come una preadolescente viene sconvolta dai mutamenti della crescita, la madre di Nestore controlla questo processo di mutazione e diventa autrice del proprio corpo.

La rivoluzione semantica di Nestore non coinvolge la parola, bensì le connessioni logiche tra le parole. Nestore vuole mostrare come le entità espresse dalle parole siano rinchiuse in certi schemi logici. Basta alterare quest’ultimi per schiudere nuove possibilità esistenziali per le entità. I nostri schemi rappresentano il potere femminile della manipolazione della carne come qualcosa di sempre teso verso l’esterno: la madre muta la propria carne per produrre un nuovo individuo. Nestore, invece, mostra come questo potere manipolatore possa essere sfruttato per agire sull’interno. La femminilità, qui, non ha soltanto il potere di creare nuovi individui, ma anche quello di creare nuove versioni dello stesso individuo.
Nestore in realtà spezza il normale ciclo della vita, rovesciando i rapporti temporali: egli diventa la madre di sua madre. Diventa il genitore della propria genitrice. Il potere della manipolazione dei corpi distrugge le gerarchie: il genitore cresce il figlio, ma ad un certo punto potrebbe avvenire il contrario. La successione delle generazioni non deve essere una linea, ma una sorta di vortice in cui gli individui si scambiano i ruoli. Così come il corpo deve restare una materia malleabile, su cui poter lavorare per potere inscrivere nuove possibilità.

In conclusione, vorrei porre attenzione su di un aspetto: Nestore riesce a rovesciare i rapporti di genere e i rapporti temporali. Eppure, nella poesia c’è un rapporto che resiste ai tentativi di rovesciamento. Nel secondo verso, si fa riferimento al volo per la Spagna. Sembrerebbe un mero elemento aneddotico: basta una semplice ricerca su Google per scoprire che l’autore è un italiano che vive in Spagna. Ma a una lettura più lenta, si osserva come la poesia riesca a trasformare i rapporti di genere e temporali in qualità, mentre quelli spaziali restano nella dimensione delle cose. Nestore sembra dirci che noi possiamo agire sul nostro genere, possiamo agire sul nostro tempo, ma non possiamo agire sulla nostra presenza: quest’ultima resiste a ogni tentativo di manipolazione. Lo spazio esiste e resiste a ogni mia volontà: io posso solo gettarmi su di esso, attraversarlo, occuparlo. Ma la madre non può rovesciare il suo “posto” con quello del figlio: deve avvicinarsi, deve incontrarlo. Gli individui possono scambiarsi le proprie qualità, ma non la propria essenza.

Angelo Nestore

I corpi a mezzanotte

Interlinea, 2021.