Andalusia: la sinistra
è in crisi e avanza
la destra estrema

Quarant’anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione spagnola, il sistema politico derivante, fondato sui tre pilastri della monarchia imposta, del bipartitismo onnipotente e dell’assetto istituzionale in Comunità autonome, mostra segni evidenti di crisi. Sempre più sorgono, in giro per la Spagna, consultazioni auto-organizzate sul regime statuale in cui la Repubblica batte sonoramente la Corona, la configurazione dell’assetto territoriale è contestata dalla gran parte della popolazione catalana, non solo dall’indipendentismo e, di elezione in elezione, si estingue la predominanza del bipartitismo per lasciare spazio a una pluralità di soggetti politici. Nelle elezioni andaluse di domenica scorsa, socialisti e popolari hanno totalizzato assieme appena un milione e mezzo di voti, confermando una tendenza al ribasso che li ha visti perdere in un decennio oltre due milioni di consensi. La destra si è frazionata in tre opzioni: il PP, che ha perduto 300.000 voti circa, Ciudadanos che ne ha ottenuti oltre 650.000 e quella estrema di Vox che, con un bottino di quasi 400.000 voti, è entrata per la prima volta in un parlamento della Spagna democratica. A sinistra, lo spazio è stato occupato da Adelante Andalucía, la formazione costituita da Podemos e Izquierda Unida, riducendosi però di quasi 300.000 voti rispetto a quanto ottenuto nel 2015.

Tutti gli osservatori hanno evidenziato la novità di questa tornata elettorale nell’irruzione della destra estrema nel panorama politico spagnolo. Finora, infatti, era stato il PP a contenere nel suo seno le pulsioni della destra più radicale, anche perché la memoria piuttosto recente della dittatura consigliava di nasconderle all’interno di un alveo formalmente democratico. Ma quando il bipartitismo ha iniziato visibilmente a perdere potenza, si sono andati aprendo nuovi spazi sia a destra che a sinistra. Fu nelle elezioni generali del 2015 infatti, quando, con l’affermazione di Podemos e Ciudadanos, si cominciò a parlare di quattro partiti a riempire il panorama politico spagnolo. Vox, nato l’anno prima, si presentò alle elezioni del 20 dicembre 2015 e tornò a presentarsi nella loro ripetizione nel giugno 2016, non andando però oltre un paio di decimali a destra dello zero. Ma cominciò ad esserci sulla scena politica, costituendosi come parte civile nelle diverse cause contro l’indipendentismo. Prima del suo exploit nella consultazione andalusa, la sua ideologia era perciò già conosciuta in Spagna, o almeno in Catalogna, per riferirsi a quella rancida del falangismo, ove unità indissolubile della patria e anti-catalanismo sono centrali. Quando si dice che l’indipendentismo catalano ha risvegliato il mostro che dorme, ci si dimentica di riconoscere che quel mostro non se n’era mai andato del tutto e che l’autunno catalano del 2017 lo ha solo disvelato. Poi è stato un clima più generale, in Europa e nel mondo, a sdoganare la destra più reazionaria, rilegittimando comportamenti che un tempo, recente, sarebbero apparsi impresentabili. E Vox ha, per così dire, “modernizzato” la destra spagnola, facendo propri i contenuti su cui l’estrema destra in altri paesi costruisce odio e paura e aggiungendoli a quelli storici e peculiari su cui era nato.

Pedro Sanchez

Bisognerà capire ora se la sua entrata trionfale nel parlamento andaluso sarà l’anticamera per la formazione di un tripartito di destra nella Comunità. La ex-presidente socialista Susana Díaz sta tentando una soluzione diversa con Ciudadanos, approfittando dell’imbarazzo della formazione arancione a vedersi schiacciata sull’estrema destra dello scacchiere politico spagnolo. Ma il PP andaluso minaccia di favorire il ritorno alle urne, se la sua candidatura a presidente non verrà sostenuta da Ciudadanos e Vox. Situazione molto difficile per l’Andalusia e per il governo spagnolo a guida socialista. Pedro Sánchez, la cui complessa maggioranza non sembrava permettergli neppure l’approvazione della finanziaria per il 2019, esce molto indebolito dalle elezioni di domenica e Podemos, suo principale alleato, non se n’è certo rafforzato. L’opposizione frontale delle destre nel paese e in parlamento e la situazione in Catalogna con prigionieri politici in attesa di un processo che si preannuncia gravido di conseguenze, ne stanno complicando l’azione di governo. Il quadro politico precipita verso una fine anticipata della legislatura, in aggiunta a tutte le altre elezioni – municipali, autonomiche, europee – che si celebreranno nel 2019 in Spagna. Ma dopo il risultato di domenica, Sánchez prova a rimanere in sella, bisognerà vedere a che prezzo.