Amburgo, il voto
a sinistra
apre la faida nella CDU

Un forte avanzamento della sinistra, con la conferma del governo rosso-verde dovuta a un clamoroso exploit dei Gruenen che hanno raddoppiato i voti e alla tenuta della SPD che pur lasciando sul campo 8 punti in percentuale è riuscita a mantenere un non scontato primo posto tra i partiti. Il più evidente segnale venuto dalle elezioni di domenica scorsa ad Amburgo è certamente questo. Confermato anche dal fatto che pure la sinistra radicale della Linke ha ottenuto un buono score.

Friedrich Merz

L’insuccesso della destra estrema

Ma altri due esiti del voto appaiono almeno altrettanto importanti. Intanto l’insuccesso degli estremisti di destra di Alternative für Deutschland. In un primo momento era parso che i candidati di AfD non fossero riusciti neppure ad entrare nel Senato, ovvero il parlamento di Amburgo che fa Land a sé. Poi, a scrutinio ultimato, si è visto che il loro partito era riuscito per un pugno di voti a superare la fatidica soglia del 5% al di sotto della quale non si ottiene alcuna rappresentanza politica. Ma AfD non solo non riesce a confermare il trend in salita fatto registrare in tutte le più recenti elezioni regionali (e clamorosamente nei Länder dell’est), ma subisce un percepibile calo di consensi, reso più evidente dal fatto che molti dei loro voti, secondo l’analisi dei flussi, sono andati alla CDU, la quale nonostante questo travaso a suo favore ha registrato un risultato pessimo, il peggiore nella storia delle elezioni ad Amburgo.

La crisi cristiano-democratica

Proprio quest’ultima circostanza, il flop disastroso del partito di Angela Merkel, appare il dato politico più significativo emerso dal voto ed è sicuramente quello destinato ad avere gli effetti più importanti sul palcoscenico della politica tedesca.

La CDU è in crisi, e la crisi è ben peggiore di quanto si poteva intuire alla vigilia del voto, al quale i cristiano-democratici arrivavano sull’onda di un tremendo pasticcio combinato dai loro dirigenti locali in Turingia, dove avevano dato il via libera all’elezione alla guida del Land di un presidente liberale che non si era fatto un problema di accogliere i voti, determinanti, dei deputati di AfD. L’operazione era stata duramente sconfessata dalla cancelliera, ma era costata il posto di presidente del partito alla sua delfina designata, Annegret Krampen Karrenbauer, che non aveva avuto il polso per bloccare prima i negoziati sotto banco della CDU locale con gli estremisti e poi l’appoggio plateale di questi ultimi al nuovo Ministerpräsident.

Il disastro di domenica ha aperto di fatto un’aperta lotta di potere al vertice del partito, del quale ormai nessuno sembra avere più il controllo. Neppure Angela Merkel, che ha dovuto sacrificare la sua ex pupilla, la deludente AKK, e appare ben lontana dall’essere la signora di ferro che ha dominato per 14 anni la vita pubblica tedesca. Anche, e forse soprattutto, perché l’economia sta girando piuttosto male e questo in Germania è il terreno sul quale la grande maggioranza dell’opinione pubblica forma e affina i propri gusti politici.

Norbert Roettgen

Congresso straordinario

Nelle ore immediatamente successive alla batosta, ha preso corpo l’idea di convocare per il prossimo 25 aprile un congresso straordinario in cui i cristiano-democratici siano chiamati a scegliere non solo un successore alla presidenza ma, soprattutto, una chiara linea politica. Dovrebbero tenersi pronti a ricevere, almeno nei Länder orientali, appoggi, magari sottobanco, dall’estrema destra? O, quanto meno, dovrebbero modulare i loro programmi sulla destra, soprattutto in materia di immigrazione ma anche sui dossier economici, in modo da recuperare i voti che sono andati via via perdendo a favore degli estremisti? Oppure come ammonisce un’Angela Merkel certo appannata ma ferma in fatto di princìpi, ergersi a bastione dell’assetto democratico contro le pulsioni autoritarie e sovraniste forti alla destra della CDU ma presenti, ormai, pure al suo interno?

La guerra è dichiarata. Il fronte di destra ha già un suo condottiero ed è l’ex presidente dei partiti dell’Unione (CDU e CSU) al Bundestag Friedrich Merz, il quale nelle prossime ore dovrebbe formalizzare la propria candidatura alla presidenza del partito.

Sull’altro fronte le cose sono un po’ meno chiare. Negli ultimi giorni ha preso corpo la possibile candidatura di Norbert Röttgen, ex Ministerpräsident della Renania-Westfalia e ministro federale dell’Ambiente. Röttgen fu giubilato da Frau Merkel all’indomani di una sconfitta elettorale nel suo Land, ma da tempo sostiene posizioni molto vicine a quelle della cancelliera in fatto di immigrazione, che è “una grande sfida cui l’Europa deve rispondere positivamente”, e di adesione ai valori costituzionali. La CDU – sostiene – è e deve rimanere un partito di centro con una vocazione sociale e deve fare argine non solo contro la sinistra ma anche contro la destra, la quale sta prendendo i caratteri di un nazionalismo isolazionista che porterebbe la Germania all’isolamento nel mondo.

Minori chance avrebbero i due candidati alla presidenza che hanno già annunciato la propria intenzione di proporsi al congresso: l’attuale presidente della Renania-Westfalia Armin Laschet e il ministro federale della Sanità Jens Spahn.