All’inferno i decreti Salvini
Da oggi l’Italia torna ad essere
più civile e meno cattiva

Gigantesca notizia: l’Italia è tornata umana, con mille difetti anche atroci, ma umana. Questo Paese, primo al mondo in cui venne abolito la pena di morte e sono stati chiusi i manicomi, butta quella maschera grottesca di “cattiva” che le aveva imposto un destrone di passaggio, e torna ai suoi più coerenti lineamenti.

Il Consiglio dei ministri – è evento ormai ben noto – ha varato un provvedimento di legge che cancellerà l’odiosità custodita dai “decreti sicurezza” promossi da Salvini, ripristinando il dominio morale dell’accoglienza, ragionevole, consapevole, responsabile ma sempre accoglienza, nei confronti di chi fuggendo da morte e persecuzioni si avvicina alle nostre coste. Fatto enorme, cambiamento di rotta decisivo di una grande democrazia del mondo, che pure era stato annunciato, promesso, garantito dalle sinistre, dal centrosinistra, dal Pd, da Leu, da Italia Viva quando ancora non erano al governo, mentre si preparavano per le campagne elettorali e si lanciavano proclami e parole d’ordine. Dati i precedenti del genere, quasi un miracolo. Troppo spesso, quelle parole d’ordine restano sulla carta e si passa il tempo, in cucina o in salotto davanti alla tv, a rammaricarsi che nonostante attese e fatica molti di quegli abomini sopravvivano a dispetto dei turn-over di governo. E invece…ecco che un mucchio di parole si trasforma in un fatto, in un nuovo ordine. Anche questo è bellissimo: quanto avvenuto a proposito dei decreti sicurezza è ossigeno per il rapporto tra cittadini e istituzioni, fa del bene a tutta la sinistra, ovviamente dopo che al Paese… è un cuneo di fiducia possibile che si infila nel quadro poco attraente nel quale si muovono da decenni partiti, istituzioni e società. E se si fa un giro nei social più consumati, si può avvertire senza nebbie il piacere provato in queste ore da una immensa platea discretamente felice. Basta guerra alle Ong processate per aver deciso di salvare e portare a terra, da noi, migliaia di persone in pericolo di vita tra le onde, basta super multe a quelli che Di Maio con il ghigno aveva battezzato “taxi del mare”, basta blocchi disumani dei porti, basta permanenze di sei mesi – passati a tre – nei lager dell’”accoglienza”, dove ogni diritto civile viene soppresso, basta alimentare l’undergound fuorilegge dei “nessuno” con nessun diritto: il rifugiato avrà diritto di iscriversi all’anagrafe dopo aver fatto domanda di accoglienza.

Farina anche del sacco pentastellato

Che cosa è accaduto? Perché apparentemente all’improvviso son venute giù le mura di Gerico? Perché, non si dimentica, quella “mappazza” di crudeltà era stata sottoscritta anche dai Cinque Stelle e sempre Di Maio in tv teneva a far sapere che era anche farina del suo sacco, del loro sacco, di Grillo e Casaleggio, mentre i barconi si rovesciavano e infittiva il cimitero in fondo al Mediterraneo.

Fuor di casualità, la revisione radicale dei decreti sicurezza di Salvini è avvenuta il giorno dopo due notizie dirimenti. Ecco che la sinistra, data per mesi per spacciata, esce rinforzata dalle urne delle amministrative conquistando qui e lì anche nuove postazioni e sembra che i risultati premino la collaborazione tra Pd e M5S anche a livello locale. Dall’altra, proprio poche ore fa è esplosa la frattura tra Casaleggio, o la Casaleggio, e le rappresentanze non solo parlamentari di questo più che strano soggetto politico. Il giovane Casaleggio annuncia, in sostanza, che non ricevendo il dovuto – dané – dai suoi eletti, si vedrà costretto a togliere del tutto dalla loro disponibilità blog e piattaforma web. Più che una minaccia, appare una promessa: farà a meno di loro e si farà una cosa tutta sua, magari con il “duro” Di Battista che non ha mai smesso di chiedere permesso ogni volta che è entrato nella stanza di lavoro di Casaleggio.

Anche i Cinque Stelle ora hanno di fronte il mare con le sue insidie, devono pensare a salvarsi, a salvare quel che di buono stava nelle loro corde, o nelle corde di alcuni di loro. Quindi, con ogni probabilità, eccoli diventare la prima linea di difesa di questo governo dal quale, accampano adesso con convinzione, riescono a fare ciò che si erano in primo luogo ripromessi di fare: contrastare la casta, così come pensano di aver realizzato con il referendum che ha tagliato il numero dei nostri parlamentari. Ma forse nemmeno loro credono davvero più a una simile fessata di facciata. Questo su un fronte. Dal lato della sinistra, era forse ben chiaro ai leader che sulla questione dell’accoglienza si giocavano tutto: pochi elettori, tra i tanti, avrebbero perdonato alla sinistra un cincischiamento improduttivo e parolaio mentre i migranti morivano e muoiono senza alcun aiuto. Le cose dovevano cambiare e in fretta, del resto, le elaborazioni di legge in proposito erano pronte, ben confezionate, si trattava solo di portarle alla luce potendo contare quantomeno sulla transigenza dei Cinque Stelle. La lite con Casaleggio e i risultati elettorali delle amministrative hanno messo il M5S esattamente in quella condizione d’animo. In fondo, non puoi salutare con gioia identitaria un provvedimento di legge che condisci con il contributo decisivo di Salvini e della Lega – i decreti sicurezza – e poi ripetere la scena della gioia identitaria mentre con il decisivo contributo dell’odiato Pd butti ai pesci proprio quella roba lì, la stessa, quella che hai fatto tu. Sotto il profilo delle dinamiche psicologiche, siamo di fronte a un bel carpiato triplo nell’aria di una piscina senz’acqua, da qualche punto di vista, un tuffo anche ammirevole. E siamo al secondo passaggio diciamo fondativo dei nuovi Cinque Stelle: prima, son passati da un antieuropeismo da bar molto caro a Putin, Trump e Johnson al riconoscimento della realtà europea unita come ineliminabile contesto in cui operare… poi l’abbandono dei vecchi decreti sicurezza, pilastro etico di una destra che a quanto pare non convince più come un tempo.

Altro fatto nuovo. Mentre Zingaretti – sarà anche poco entusiasmante ma passo dopo passo di strada ne sta facendo senza clamori – esultava per la demolizione del parto legislativo di Lega e Cinque Stelle, Salvini ha pensato bene di dire la verità promettendo, a sua volta, resistenza totale all’operazione che, assicura, riuscirà a bloccare. Se qualcuno aveva dubbi sulla bontà del nuovo decreto, segua l’atteggiamento del leader leghista in queste ore e quei dubbi spariranno. Da qualche tempo, nessuno in Italia vorrebbe essere Salvini: perde ogni volta che si va al voto, aveva un esercito che pareva sterminato e invincibile con la foto del quale girava nelle capitali d’Europa per mostrare di cosa fosse capace e ora, quasi dimezzato, conta i pochi punti che lo separano dal Pd. Non solo: gli tocca accettare che Meloni possa portargli via da qui a breve il primato tra le forze di destra-destra, lui cala sempre come lei cresce sempre. Tutto per colpa di una “banale influenza” che, porca miseria, non se ne vuole andare. Molti, invece, vorrebbero essere Conte, l’uomo che ha saputo trasformare il ruolo di Presidente del Consiglio in un “a-prescindere” misterioso dotato di un certo fascino, tutto cambia tranne lui. E va bene così.