Alle origini del marxismo:
la ricerca originale di Gian Mario Bravo

Fra le vittime del virus Covid-19, che costringe tutti noi all’isolamento e a un innaturale distanziamento sociale, Gian Mario Bravo ci ha lasciati il 29 aprile scorso, nella sua Torino. Città dove era nato, il 12 agosto 1934, e nella quale aveva condotto i suoi studi e una lunga attività accademica e scientifica, come professore ordinario di Storia delle dottrine politiche, preside della Facoltà di Scienze Politiche (1979-1998) e membro autorevole della Fondazione Luigi Einaudi. Come egli stesso ha più volte testimoniato, a Torino aveva incontrato «gli antichi maestri del passato» (così li definì nella Premessa al volume del 2007 su Socialismo e marxismo in Italia edito da Viella), cioè studiosi di storia del pensiero politico del calibro di Luigi Firpo, Alessandro Passerin d’Entrèves, Norberto Bobbio, che tutti provenivano dalla scuola di Gioele Solari: un «maestro dei maestri», ha scritto Angelo D’Orsi nel bel ricordo di Bravo pubblicato nel Manifesto del 30 aprile, che conferì un carattere, un metodo e un indirizzo preciso agli studi di dottrine politiche coltivati per generazioni nell’ateneo piemontese. In questa linea culturale, fatta di rigore storiografico e idealità civili, Bravo venne educato fin da giovanissimo, quando frequentò i corsi torinesi negli anni Cinquanta e, nell’anno accademico 1958-1959, discusse una laboriosa tesi di laurea (oggi consultabile presso la Fondazione Feltrinelli di Milano) su L’opera di Marx e le lotte politiche in Europa, dedicata in particolare agli eventi del 1852 e presentata, in qualità di relatore, da Luigi Firpo. A quella scuola torinese sentì di appartenere, senza dubbio, per tutta la vita, e volle ribadirlo ancora negli ultimi scritti; ma è anche vero (lo ha osservato D’Orsi acutamente) che non si limitò a continuarla o a ripeterla, ma la rinnovò in maniera sostanziale, con il suo stile sobrio e molto concreto, portandovi un’attenzione inedita per il marxismo e la sua storia.

Ho ricordato la tesi di laurea di Bravo perché essa, insieme ai numerosi studi che ne seguirono negli anni Sessanta, indica già la materia principale delle sue ricerche, la cui novità scaturì dall’intreccio di due problematiche prevalenti. Da un lato la ricostruzione della biografia e dell’opera di Marx ed Engels, che trovò espressione in molti libri e articoli, dai profili che dedicò, nel 1986, a entrambi per l’editore Franco Angeli, al volume laterziano del 1979 su Marx e la Prima Internazionale (che rimane fra i suoi lavori più importanti e maturi), fino all’edizione di testi, che lo vide impegnato, per fare alcuni esempi, nella curatela del volume 11 delle Opere di Marx-Engels (che raccoglie gli scritti 1851-1853), nell’edizione del 1973 della Guerra civile in Francia e infine, nel 2001, in una preziosa pubblicazione degli “Annali franco-tedeschi”. D’altro lato, alcune delle ricerche più rilevanti di Bravo si volsero alla diffusione delle opere di Marx e in generale del marxismo nell’Italia dell’Ottocento, con libri e saggi insostituibili, che rappresentano ormai dei veri classici, quali Marx ed Engels in Italia (Editori Riuniti, 1992) e Socialismo e marxismo in Italia (Viella, 2007). Ricerche uniche per la precisione della descrizione storiografica e per la determinazione del “carattere” del marxismo italiano, che lo condusse a valorizzare sempre più, e sempre meglio, il contributo di Antonio Labriola, che egli arrivò a definire «un caso singolare ed eccezionale» non solo nel panorama italiano ma in quello europeo, che «aprì la strada a un apporto italiano originale» e che costituì la più acuta lettura del Manifesto del partito comunista nella fine del secolo XIX (le citazioni sono tratte da Socialismo e marxismo in Italia, p. 123). A partire da qui, produsse saggi di schietta originalità, tra i quali meritano una speciale menzione quelli su I viaggi di Engels e sui giudizi di Franz Mehring sulla figura di Labriola.

Lo studio di Marx e del marxismo italiano costituì il centro di tutto il suo impegno storiografico, ma non lo esaurì. Un’altra opera fondamentale di Bravo fu senza dubbio la Storia del socialismo 1789-1848, apparsa in prima edizione nel 1971 e tante volte ristampata fino al 2014. Una indagine ampia e sistematica, ancora oggi utilissima, su tutto «il socialismo prima di Marx», che si articolava tra la ricerca etimologica sulle «origini del termine» all’analisi delle differenti espressioni nazionali (francese, inglese, tedesca, svizzera, italiana, fino al pensiero scandinavo e russo). Un libro straordinario, che metteva al centro dell’immagine del marxismo quella categoria di «protosocialismo» a cui indirizzò sempre più l’attenzione. Una categoria che, tra le sue mani esperte, si rivelò feconda di notevoli acquisizioni, che riguardarono la storia italiana (basti pensare, per questo, agli studi su Mazzini e sul mazzinianesimo, in relazione alle origini del movimento operaio) e, in particolare, quella tedesca (su Wilhelm Weitling e sulla storia della Lega dei giusti). Un filone a cui devono essere legati gli scritti, numerosi e importanti, sull’anarchismo e sulla tradizione bakuniniana, che sempre considerò con una rara attenzione analitica e con giudizi equilibrati.

Si dovrebbero aggiungere, inoltre, le pubblicazioni relative alla sua disciplina accademica, alla Storia delle dottrine politiche, spesso condotte in collaborazione con Corrado Malandrino, che misero capo a due pregevoli profili del pensiero politico moderno e contemporaneo e a raccolte documentarie.
Gian Mario Bravo ci ha lasciato, dunque, un’opera imponente, che dovrà essere non solo utilizzata e non dimenticata ma studiata nella sua effettiva fisionomia e originalità. Un contributo di primissimo ordine per la ricostruzione storica e teorica del marxismo e delle origini più profonde del socialismo europeo e italiano. Mi piace ricordare il nostro ultimo incontro, in occasione del convegno per il bicentenario della nascita di Marx organizzato dalla Fondazione Gramsci, a Roma, nel novembre 2018. Spettò a me il discorso di apertura e a lui il primo intervento. Ci presentò una straordinaria relazione su La prima diffusione di Marx (1883-1895), che presto sarà pubblicata nel volume di atti, e quel suo soggiorno a Roma fu l’occasione per discutere su tanti temi di comune interesse, a cominciare, naturalmente, da Marx, Labriola e Gramsci. Convenimmo di organizzare a Torino una o più giornate di studio sul marxismo italiano e sulla sua storia. Purtroppo non sarà più possibile, ma il dialogo con i suoi scritti, da cui abbiamo ancora molto da imparare, proseguirà ancora più intenso e produttivo.