Allarme in Africa:
i contagi Covid
sono in aumento

Vivono di carità, ma hanno il rispetto della comunità internazionale per la trasparenza con cui utilizzano le donazioni e per i sacrifici che accettano ogni giorno, a fianco degli africani che hanno bisogno di essere curati. Parliamo di Medici con l’Africa Cuamm. Durante il picco del COVID-19 hanno impiegato, in segno di vicinanza con i connazionali italiani, centomila euro per acquistare quattro respiratori e dispositivi di protezione per gli ospedali di Schiavonia (Padova), Cremona, Parma e Carate, in Lombardia.
I professionisti del Cuamm, in settant’anni di attività, hanno formato in Africa migliaia di medici, ostetriche, infermieri, educatori, personale amministrativo in 227 ospedali serviti e centinaia di punti salute rurali.

La diffusione del Coronavirus

Don Dante Carraro, cardiologo, un master in gestione ospedaliera e medicina tropicale, è il direttore di Medici con l’Africa Cuamm. Mille e seicento gli specialisti inviati in quarantuno Paesi del continente. Per il Cuamm la salute non è un bene di consumo, ma un diritto umano universale: l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio. Oggi il Cuamm è presente in Angola, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania e Uganda.

Ora il Covid non si limita a lambire l’Africa: vi sono tutte le avvisaglie, in termini statistici, per temere che possa duramente colpire anche lì.
Don Dante Carraro è preoccupato. I numeri assoluti del contagio non sono più contenuti: l’Organizzazione mondiale della sanità segnala oltre settantamila contagiati, con un aumento che cresce da alcune settimane al tasso del 22% al giorno. Il Sudafrica resta il primo Paese per numero di casi accertati.
Ecco come descrive il personale Cuamm la situazione in quattro Paesi e in una vasta, problematica regione, il West Nile.

Repubblica Centrafricana. Marina Panarese, country manager di Medici con l’Africa Cuamm in Repubblica Centrafricana, racconta la situazione del Paese. «Subito dopo il 14 marzo, quando a Bangui è stato identificato il primo caso di Covid-19, il governo ha preso provvedimenti in fretta, imponendo restrizioni agli spostamenti e alle attività, per ridurre la diffusione del coronavirus. Il problema, oltre al rischio della diffusione del virus, riguarda le conseguenze di questi blocchi. Essendoci meno aerei in arrivo, rifornirsi di materiali di protezione e soprattutto di farmaci per le malattie più comuni è ancora più difficile di prima. Oggi ci vuole molto più tempo perché questi beni indispensabili arrivino a destinazione, con un impatto indiretto sulla salute delle persone ancora più grave». La Repubblica Centrafricana è al penultimo posto nell’indice di sviluppo umano, con un sistema sanitario estremamente fragile, messo alla prova da tensioni interne e da malattie come il morbillo (un’epidemia è in corso da gennaio 2020), ma anche malaria e malnutrizione, che continuano nel paese ad essere molto più letali del coronavirus.

Mozambico. Archiviata da anni la guerra civile, il Mozambico si posiziona relativamente bene per l’economia agricola e le risorse minerarie. Giovanna De Meneghi è in Mozambico da due anni, dopo aver vissuto nella Sierra Leone del post-Ebola. È responsabile del coordinamento dei progetti. Racconta come si passi da una crisi all’altra a causa di disastri naturali: “Un anno fa eravamo nel mezzo nel mezzo della gestione dell’emergenza legata ai cicloni Idai, a Sofala, a Kenneth, a Cabo Delgado, che avevano distrutto case, centri di salute ed ospedali, oltre ad aver causato oltre seicento morti e molti dispersi. Adesso siamo nel mezzo di un’emergenza globale, il Covid: sono anni intensi per il Mozambico».

Sud Sudan. Una crisi umanitaria innescata dalla guerra civile e dalla carestia sta costringendo due milioni e mezzo di persone a scappare e cercare rifugio in Etiopia e Uganda.
Medici con l’Africa Cuamm sostiene in Sud Sudan cinque ospedali, eroga vaccinazioni ed educazione sanitaria in forma mobile, attraverso delle motociclette, in ottocento siti del territorio. In un anno le visite ambulatoriali effettuate sono state cento e cinquanta mila negli ospedali e oltre ottocentomila nelle strutture sanitarie rurali. Sedicimila i parti assistiti e a questo si aggiunge la scuola ostetriche di Lui e l’intervento per la salute materno-infantile nella paludi di Nyal, all’interno del progetto “Prima le mamme e i bambini”. Ogni anno nell’ Africa sub-Sahariana 265 mila donne muoiono a causa del parto. Un milione e duecentomila bambini non ce la fanno ad arrivare al primo mese. Un bambino ogni tre, sotto i cinque anni, è denutrito. Come lui, anche una donna incinta su tre. Questo li rende particolarmente esposti al rischio di malattia e morte.

I numeri di una crisi umanitaria

L’obiettivo del programma “Prima le mamme e i bambini, 1.000 di questi giorni” (2017-2021) è quello di garantire interventi nutrizionali a sostegno della mamma e del piccolo nei primi mille giorni, cioè il tempo che va dall’inizio della gravidanza fino ai due anni di vita. Un milione e mezzo le prestazioni in tutti e sette i Paesi dell’Africa sub-Sahariana.
I numeri della crisi umanitaria in Sud Sudan parlano da soli: dodici milioni di abitanti, sette milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, due milioni gli sfollati dentro i confini del paese, un milione e trecentomila i rifugiati negli stati confinanti. Da aprile 2017, a seguito dell’intensificarsi dell’emergenza dei rifugiati sud sudanesi che si riversavano nei paesi confinanti, è stato avviato un intervento in Etiopia, nella regione di Gambella, area di accesso al paese per chi scappa dal Sud Sudan.

Il Cuamm lavora da due anni anche nella regione del West Nile, in Uganda, in cui hanno trovato rifugio oltre un milione di persone in fuga dal Sud Sudan. Vengono sostenute duecento e cinquanta strutture sanitarie con riabilitazioni, formazione del personale, fornitura di farmaci e assistenza sanitaria di base nei diciannove campi profughi.
Nonostante questo carico di sofferenza, e anche di fronte al pericolo Covid, la vitalità dell’Africa desta stupore. Claudio Magris, scrittore e grande germanista, uno dei testimonial di Medici con l’Africa Cuamm, assieme a Dacia Maraini, Niccolò Ammaniti e altri, racconta in un video come questo continente, già ricco di storia, si stia riaffacciando alla storia, come in un parto. Un parto difficile, dice Magris, ma che apre una grande e nuova fase storica.