Il governo vuole
spendere 4 miliardi
per (inutili) aerei-spia

Il Parlamento sta per dare il via libero ad un gigantesco programma militare, uno dei più ambiziosi mai realizzati dall’Italia negli ultimi anni, con un titolo lunghissimo: “acquisizione, funzionamento e supporto di una piattaforma aerea multi-missione e multi-sensore per la condotta di attività di caratterizzazione, sorveglianza e monitoraggio della situazione tattico-operativa, di supporto decisionale di livello strategico e operativo, di Comando e Controllo (C2) multi-dominio e di protezione elettronica”. Un sovrappiù di parole per offuscarne la sostanza: nei prossimi anni l’Italia diventerà il Paese europeo con la più grande e costosa flotta di aerei di sorveglianza elettronica, alias aerei-spia. E ce ne stiamo dotando senza davvero sapere quanto ci costeranno, e soprattutto come li useremo. Tutto questo avviene nel pieno dell’emergenza per l’epidemia, quando si stanno spendendo e mettendo in cantiere somme enormi per rispondere alle drammatiche esigenze del momento.

Partiamo dai numeri. Quanto costeranno gli aerei? Non si sa. Al Parlamento è arrivata una richiesta di 1,2 miliardi per una prima tranche che al momento comprende solo 2 velivoli completi di tutte le dotazioni elettroniche di missione (la parte più costosa) e sei velivoli definiti “green”, cioè nudi, vuoti, da riempire con la strumentazione. Per questi primi due + sei il Governo parla di 1,223 miliardi spalmati tra il 2020 e il 2034 (!). Varie pubblicazioni specializzate azzardano un costo di 60 milioni per ciascun aereo “vuoto” (totale 480 per sei) e circa 400 milioni ciascuno per la dotazione elettronica (totale 800 per due aerei). Tornano circa 1,2 miliardi. Esattamente quanto chiesto oggi al Parlamento. Ma mancano ancora le dotazioni per i sei velivoli.

Quanto costerà il programma completo?

Dunque quanto costerà ancora il programma? Non risulta che qualcuno dei parlamentari finora intervenuti nella discussione lo abbia chiesto al Governo. Allora azzardiamo noi una cifra: altri 2,4 miliardi ai quali bisognerà aggiungere il cosiddetto supporto logistico integrato per la prima decina di anni di operatività. Si parla di altre centinaia di milioni. A spanne il totale arriva a quasi 4 miliardi, se non di più. Un’assurdità, se si considera che 4 miliardi sono poco meno della metà del totale degli investimenti che la bozza del PNRR, il piano del governo per l’utilizzo del Next Generation EU prevede per tutti gli investimenti sanitari…

La Difesa da anni gioca a rimpiattino con le cifre dei programmi militari. Chiede uno stanziamento iniziale relativamente piccolo, per poi pretendere altri soldi negli anni successivi “per completare programmi già avviati”. Per cui nessuno, in primis il Parlamento, davvero conosce le spese che verranno, e quando si tratta di spese militari non fa mai le domande giuste, quali siano davvero gli impegni di spesa per le armi. Sappiamo quello che c’è scritto sul bilancio di previsione della Difesa. Ma altri soldi, molti soldi sono inseriti dal Ministero dello Sviluppo economico per l’acquisto di armamenti.  Negli ultimi anni hanno poi inventato il cosiddetto “fondone”, formalmente uno stanziamento su 15 anni per gli investimenti delle amministrazioni centrali.  Una buona fetta di questo fondone, tra il 20 e il 30 per cento, va alla Difesa. E ad ogni legge di bilancio se ne aggiunge uno nuovo, che vale tra i 20 e i 30 miliardi.

Un esempio di questa tattica di understatement finanziario ci viene da un altro programma militare, quello per i nuovi elicotteri armati dell’Esercito. Partito nel 2016 con 480 milioni per tre elicotteri, quest’anno sono stati chiesti 680 milioni per altri 4. Ma in totale i nuovi velivoli dovrebbero essere 48. Quanto costerà alla fine l’elicottero? Bisogna munirsi di un lapis e fare il famoso conto della serva.

Ma la domanda più importante non riguarda tanto i soldi, bensì a cosa serviranno tanti aerei spia,: che informazioni raccoglieranno, come saranno usate?  Qui il buio è assoluto. Anche perché è vero che gli apparecchi dovrebbero servire a sapere cosa stanno preparando i nostri “nemici”, ma è altrettanto vero che potrebbero altrettanto facilmente riorientare le proprie orecchie elettroniche verso casa e raccogliere i sussurri e i sussulti digitali degli italiani.

D’altronde una politica informativa esterna ha senso e valore se c’è alle spalle una Politica (con la P maiuscola) estera che vuole e sa usare queste informazioni. L’Italia ce l’ha? No, evidentemente. Basta vedere la nostra disastrosa e pericolosa assenza dalla Libia. A cento chilometri dalle nostre coste si scontrano russi, egiziani, turchi, qatarioti, sauditi, forze emiratine i cui caccia F-16 sono adesso di base a Cipro. L’Italia non si capisce come si muova. Di certo se si muove lo fa in un disarmante e impotente silenzio. A che pro allora attrezzarci per avere un gigantesco orecchio elettronico nei cieli del Mediterraneo? Forse per fare un altro favore all’amico americano?