Alberto Sordi: i film, le storie, l’ironia
cent’anni di storia di un italiano

Visto che siamo costretti a stare in casa, facciamoci tenere compagnia da uno che di “case” se ne intendeva: Alberto Sordi. Tra l’altro, è il suo centenario: è nato a Roma il 15 giugno 1920, lo festeggerà quando – si spera – potremo di nuovo uscire di casa. Ma nel frattempo abbiamo deciso, qui su strisciarossa.it, di rendergli omaggio rievocando alcuni dei suoi film. Diciamo che è la nostra versione di “Storia di un italiano”, lo straordinario programma tv che lo stesso Sordi cominciò a realizzare nel 1979 (ne fece quattro capitoli): era un modo di raccontare la storia d’Italia usando i suoi film, la sua maschera.

A Sordi, in questi giorni, è dedicato un libro magnifico scritto da Alberto Anile: si intitola semplicemente “Alberto Sordi” ed è pubblicato da Centro Sperimentale di Cinematografia e Edizioni Sabinae. Anile, che è un segugio cinematografico di prima forza, ha scavato per mesi nel Fondo Alberto Sordi che è conservato presso la Cineteca Nazionale. Una miniera di soggetti, documenti, foto: perché Sordi conservava TUTTO, anche gli scontrini dei ristoranti. Ora vi proponiamo di leggere un brano di un articolo che lo stesso Sordi scrisse per il settimanale “Grazia” (uscì il 18 settembre 1960). Il titolo era “Mi sposerò in segreto, mia moglie non sarà un’attrice”. Come sapete, poi non si sposò per nulla. Ma la cosa curiosa è come Sordi prende spunto dal film “che sta girando”. Leggete. È molto istruttivo.

“Il titolo del film che sto interpretando in questi giorni è ‘Tutti a casa’. È la storia di un giovane ufficiale che viene sorpreso assieme ai suoi uomini dalla bufera dell’8 settembre 1943. È ancora una volta, insomma, la storia (che potrebbe essere vera) di un italiano come tanti. Il giovane ufficiale sono io, e sono io che – nonostante i tedeschi, gli americani, gli inglesi, i fascisti e gli antifascisti – torno a casa. Dal babbo. Io, nei miei film, torno sempre a casa. O, almeno, spero con tutte le mie forze di tornarci. Finora m’è andata male soltanto nella ‘Grande guerra’. Prima o poi, doveva pur capitarmi.

Torno sempre a casa, ho detto. Il discorso che volevo farvi è proprio questo: la casa. Non le mura, le scale, i mobili e tutto il resto: ma la casa intesa nel senso della famiglia, della vita in casa. Molta gente mi domanda: ‘Beh, quando mettiamo su famiglia?’. Una famiglia, io, l’ho sempre avuta. Né avrei potuto farne a meno. Non sono mai stato un uomo solo… E non parlo di ora che sono un attore popolare, ma parlo anche di quando tentavo di trovare una strada, una carriera. Anche allora, rientravo a casa mia, e trovavo chi mi aspettava, chi mi aveva preparato la camicia fresca di bucato, chi mi aveva messo da parte una buona porzione di frutta di stagione, chi veniva a svegliarmi la mattina con un buon caffè: il fracasso della sveglia l’ho sempre odiato.

Nella mia nuova casa di Roma vivo con due sorelle, Aurelia e Savina. Una insegna, l’altra si occupa dell’appartamento. Ho anche un altro fratello, Giuseppe, che fa l’ingegnere. Quando eravamo ragazzi, facemmo un patto, tutti e quattro: giurammo che non ci saremmo mai sposati e che saremmo vissuti sempre assieme. Alcuni anni fa, Giuseppe ci tradì, come diciamo in famiglia scherzando. Tradirò anch’io? Senz’altro… Anche le mie sorelle lo sanno, e aspettano da un giorno all’altro che io dia loro l’annuncio delle mie prossime nozze. Quando accadrà? Non lo so…”

Quando scrive queste righe Sordi ha 40 anni ed è appena andato ad abitare nell’ormai celebre villa davanti alle terme di Caracalla. È un attore di immenso successo da sette anni (1953, “Un giorno in pretura”, la nascita di Nando Moriconi “l’americano”). Ha girato “La grande guerra”, sta girando Tutti a casa”, girerà l’anno dopo “Una vita difficile”: i tre capolavori della maturità, sua e della commedia all’italiana. Monicelli, Comencini, Risi: i tre assi. Ma queste righe sono per certi versi sconcertanti. Sordi le scrive, in realtà, per smentire un gossip che in quei mesi stava su tutti i rotocalchi: un suo flirt con Giovanna Ralli. E quando parla di matrimonio, dice un sacco di bugie: non si sposerà mai, e chi lo frequenta, già allora, lo sa benissimo. Prima, però, dice almeno due cose incredibilmente rivelatrici della sua personalità. La prima è il “patto” tra fratelli: abbastanza impressionante, messo in dramma sarebbe un film di Bergman. La seconda è il modo in cui parla di Tutti a casa”. Alla luce di queste righe, verrebbe da dire che Sordi sta girando un film del quale ha, come minimo, letto male la sceneggiatura. A casa, dal babbo? La scena di “Tutti a casa” in cui il tenente Innocenzi torna a casa, nella bonifica a Sud di Roma, dal padre fascista interpretato da Eduardo De Filippo, è terribile. Uno scontro di ideologie, di visioni del mondo: il padre accecato dalla fede nel regime, il figlio che ormai ha aperto gli occhi e per salvarsi, per non essere spedito al Nord a combattere nella RSI, decide di scappare. Sì: arrivato a casa, il tenente Innocenzi fugge, perché quella casa fascista è una prigione.

Nel film di Comencini nessuno arriva a casa. Quando il tenente Innocenzi e il geniere Ceccarelli (Serge Reggiani) arrivano a Napoli, e vengono catturati dai tedeschi e caricati su un camion, c’è una delle scene più strazianti del film. Il camion si ferma a un crocicchio, Ceccarelli si sporge e fa uno sguardo tristissimo, Innocenzi gli chiede che cos’ha. “Là dietro c’è casa mia”, dice Ceccarelli. Non ci arriverà mai. Morirà come Anna Magnani in “Roma città aperta”, falciato da una mitragliata tedesca; e il tenente, che in venti giorni – siamo al 28 settembre 1943, durante le giornate di Napoli – ha visto capovolgersi il suo mondo, impugnerà una mitragliatrice e comincerà a sparare dalla parte giusta: verso i nazisti. Ma Sordi, raccontando il film qualche settimana prima, lo racconta come la storia di uno “che torna a casa dal babbo”. E mette in un unico calderone – o meglio, in un’unica frase – “i tedeschi, gli americani, gli inglesi, i fascisti e gli antifascisti”, tutti “semplici” ostacoli sulla via del ritorno.

Non stiamo certo dicendo che Sordi non capisse i film che faceva. Era talmente intelligente da capirli benissimo, meglio degli altri, anche se “Tutti a casa” (scritto da Comencini con Age, Scarpelli e Marcello Fondato) non è uno dei film davvero “suoi”, è il film di un grande autore in cui Sordi si mette al servizio della storia. Qui, su “Grazia” (non su “Rinascita” o su “Critica marxista”…), Sordi vuole essere rassicurante. Vuole che il suo amato pubblico non si spaventi. Per cui gli racconta che torna a casa dal babbo e che presto si sposerà. E “Tutti a casa” sarà un grande successo.

Nei prossimi giorni, altre storie di italiani con la faccia di Alberto Sordi.