#Bolognanonsilega
Un bel segnale
contro l’assalto di Salvini

C’era “tutto” in piazza Maggiore ieri sera: c’era gente di tutte le età, c’era Lucio Dalla che risuonava dalle casse a ricordare com’è profondo il mare, c’era Bella ciao intonata da vari angoli della piazza, c’erano dodicimila persone felici e pacifiche, tenaci nel ribadire che “Bologna non si lega”. Chissà cosa ne pensa Luca Morisi – il guru tecnologico di Matteo Salvini – del successo di questo appuntamento nato spontaneamente dall’idea di quattro trentenni che hanno usato Facebook per chiamare a raccolta la città a fare da contraltare al comizio del leader della lega a Bologna: nessun algoritmo studiato a tavolino, nessun software speciale, ma solo il passaparola di pochi giorni, a ricordare che i social network possono seminare gioia invece di odio, se a usarli è chi l’odio lo vuole combattere.

“Eccoci, siamo tutte sardine…”

Un’ora prima del ritrovo, pianificato sul Crescentone di piazza Maggiore – quel rettangolo di granito rosa piazzato lì nel bel mezzo della piazza – iniziava a cadere la pioggia. Ma Bologna non si è persa d’animo. Sono seimila le persone che strette strette possono stare in quello spazio, strette come sardine, appunto. Più dei 5.570 che il PalaDozza (per ragioni di sicurezza) può contenere, anche se Salvini aveva promesso che ne avrebbe avuti con se’ , lì, settemila.

E quella era la sfida, “6.000 sardine contro Salvini” lanciata a Bologna: mostrare che gli oppositori dell’odio sono senz’altro di più. Puoi caricare i “tuoi” sui pullman e portarli sotto le Due Torri, ma non basta. E la vita reale, come ha urlato dal megafono uno dei quattro organizzatori del flash-mob ittico di Piazza Maggiore, ha dimostrato che è vero, perché le sardine erano così tante che sono dovute scendere dal Crescentone per riversarsi come un’onda in tutta la piazza.

Nessuna parola di odio, nessun insulto, solo ironia e sorrisi: i bolognesi sono arrivati nella loro piazza agghindati da sardine. Chi con pesciolini colorati appesi al collo, chi con sardine in testa a mo’ di cappello, chi non bandiere a forma di pesce. Giovani, studenti, anziani, famiglie, ragazzini.

Quattro ragazzi e una piazza piena

Insomma, Bologna si è ritrovata: sono tornati gli sguardi, la complicità, il desiderio di restare quella città e quella regione unita, solida, antifascista, accogliente, operosa, creativa ma anche concreta, che è sempre stata. Giovani e anziani insieme, senza barriere, perché, quando il “nemico” fa paura, bisogna restare uniti e non disperdersi.
“Bologna non abbocca, l’Emilia-Romagna non si lega”, alcuni degli slogan: è andato tutto bene, benissimo. Questa sfida è stata vinta e a fine serata i quattro ragazzi hanno scritto sulla pagina dell’evento Facebook creato ad hoc, “Scusate, avevamo apparecchiato solo per 6.000. Grazie a tutti!”. La sfida più grossa sarà il 26 gennaio, quando si andrà al voto.


In una mezz’ora il flashmob si è concluso, poco più dei 20 minuti che erano stati pianificati sul social netowork, a partire dalle 20.30, ora in cui Salvini sarebbe entrato “nella bolla” del Paladozza. In duemila manifestanti sono andati a contestarlo lì, e ci sono stai momenti di tensione, a cui Bologna si era preparata deviando le linee degli autobus fin dalle prime ore della giornata.

Ma la folla ha scelto Piazza Maggiore: chiamata su Facebook ha accettato di essere “reale” e mostrare – come suggerivano gli organizzatori – che la vita vera esiste e non è fatta di troll che spargono odio in rete, per ribadire che Bologna ripudia la retorica populista e la prepotenza. E che le sardine non vogliono la Lega alla guida della loro regione.