La legge che sdogana l’abusivismo

 

 

Fino a oggi in Italia è stata in genere la destra a favorire con norme, comportamenti, parole l’abusivismo edilizio. Dopo il primo grande condono del 1985 – prima Repubblica, democristiani e socialisti che si dividevano il potere – varato dal governo Craxi, gli altri due, 1994 e 2003, portano entrambi la firma di Silvio Berlusconi. Tre sanatorie generalizzate che hanno alimentato potentemente il fenomeno, in Europa quasi solo italiano e in Italia prevalentemente meridionale, del mattone illegale: secondo le stime di Legambiente, oltre il 20% di tutte le case costruite nel Sud negli ultimi decenni è abusivo. Un business colossale, che in molti casi è gestito in prima persona dalle ecomafie e che ha evaso tasse per miliardi; un oggettivo crimine ambientale, che ha sfregiato irrimediabilmente città e campagne, coste e sponde fluviali; e un immenso problema di sicurezza abitativa, che vede centinaia di migliaia di italiani vivere in luoghi ad altissimo rischio sismico, vulcanico, idrogeologico e abitare in case fragili e mal costruite: basti pensare a migliaia di immobili illegali sorti sulle pendici del Vesuvio, dove la vicina e tuttora attiva minaccia vulcanica imporrebbe di non tirare su nemmeno un metro cubo, o all’isola d’Ischia dove anche per colpa dell’abusivismo edilizio si muore per modestissimi terremoti.

Fino a oggi è stata solo la destra a difendere l’abusivismo edilizio, oggi non è più così. In Sicilia i Cinquestelle, in cerca di voti per le prossime regionali, occhieggiano al “popolo degli abusivi” promettendo sanatorie più o meno mascherate, e il loro sindaco di Bagheria fa votare dal consiglio comunale un regolamento che concede il “diritto di abitazione” a chi vive in una casa abusiva.  Nella Campania governata dal “democratico” De Luca è stata appena varata una legge regionale, opportunamente impugnata dal governo Gentiloni, che di fatto salverebbe dalla demolizione buona parte degli immobili abusivi realizzati negli ultimi decenni. E infine nelle prossime ore la Camera dei deputati potrebbe dare il via libera definitivo alla “legge Falanga” (dal nome del suo proponente, un parlamentare campano del gruppo di Verdini), sostenuta soprattutto da Pd e Forza Italia, che non è un condono ma gli assomiglia molto.

La norma è apparentemente banale, fissa una gerarchia di priorità per gli interventi di demolizione degli immobili abusivi: per primi vanno abbattuti quelli in costruzione, poi gli edifici realizzati in aree demaniali o in zone di pregio paesaggistico o a rischio idrogeologico, dopo ancora quelli in uso a mafiosi e camorristi. In coda alla lista, dunque di fatto messe in salvo, restano le case abusive abitate da chi le ha costruite, e questo è il vero punto dolente della “legge Falanga”: per la prima volta in una legge dello Stato verrebbe istituzionalizzato il principio dell’abusivismo “di necessità”. Ora, chiunque conosca un poco la storia dell’abusivismo edilizio in Italia sa bene che proprio l’abusivismo “di necessità” è stato il pretesto con cui si sono giustificati le grandi sanatorie e con cui centinaia di amministratori hanno colpevolmente, spesso dolosamente chiuso gli occhi davanti al fenomeno. Un pretesto largamente infondato, poiché abusivismo “di necessità” e abusivismo “speculativo” sono il più delle volte indistinguibili: così è piuttosto raro che un mafioso o un camorrista conclamati firmino con nome e cognome un abuso edilizio, e invece è frequentissimo che i proprietari e formali residenti delle case abusive sorte come funghi in aree ad alta vocazione turistica (un esempio per tutti: Ischia) le affittino a 1000 o 2000 euro a settimana.

La “legge Falanga” è un “boccone avvelenato”. Da una parte non aggiunge nulla alla possibilità che già hanno magistrati e prefetti di cadenzare l’esecuzione degli ordini di demolizione sulla base di valutazioni di buon senso giuridico e sociale, dall’altra farebbe passare un messaggio dello Stato deleterio: l’abusivismo “di necessità” è un peccato veniale, chi costruisce case illegali per se stesso può sperare legittimamente di cavarsela.

Che il Partito democratico, anziché battersi per una più efficace attività di contrasto dell’abusivismo edilizio e in primo luogo per dare corso a migliaia di ordini di demolizione di immobili illegali che non vengono eseguiti per insufficienza di risorse economiche e di volontà politica, continui invece a sostenere questa autentica “porcata” è un’assoluta indecenza. Un’indecenza che non ha giustificazioni nemmeno nella “contingenza” parlamentare. Il Pd ha appena deciso di mettere in soffitta la legge sacrosanta sul diritto di cittadinanza per chi, figlio di immigrati, nasce, cresce, studia in Italia. L’ha fatto sostenendo che in Parlamento ”non ci sono inumeri” per approvarla. Ecco, senza i voti del Pd non ci sarebbero i numeri nemmeno per approvare la “legge Falanga”: se il partito di Renzi darà il suo contributo decisivo per varare questa norma incivile, vorrà dire che ormai considera l’alleanza con Forza Italia, cioè con la destra più anti-legalitaria e anti-ambientale d’Europa, il suo destino strategico.