Abbasso il liberismo che ci spinge
a mangiare un pollo in offerta

In un mondo affetto dal Coronavirus, il tema del viaggio sembra appartenere a un mondo ormai perduto. L’immaginario si riempie di spazi chiusi, di serate in casa, davanti agli schermi, a cercare conforto in qualche video che possa ricordarci spazi più aperti, spazi più vasti. Eppure, ben prima del Coronavirus, l’immaginario del viaggio era già stato eroso dal sistema economico neoliberale, che ha trasformato gli uomini, per citare Richard Sennett, in esseri “flessibili”:

 

Dopo l’Erasmus
Sogno di trovarti là, ancora in quel prato

ci risiamo, io, controllo il GPS dell’app
ipotizzo la distanza, lo spazio che separa
sapendoti in fuga ma senza una fuga
dissoluzione di tutti i miei mali
interdizione, una vita per tutti

quanti ragazzi saranno ora lì
al posto nostro, forse tu in Cina
io in affitto in una città non mia,
compreremo del pollo in offerta
pentiti di avere per nulla una vita.

 

Questa poesia di Francesco Ottonello, tratta dal suo Isola aperta, mostra ciò che si cela dietro alla “leggerezza” dello spirito flessibile: ben lontana dall’essere un’esistenza intensa fatta da un susseguirsi di esperienze, la vita contemporanea si è frantumata in tanti episodi che stentano a tessere un legame. Lo stare insieme può essere solo sognato, in un verso iniziale eppure già finito. Il trattino è uno stacco ruvido, ma implacabile: il sogno è costretto ad affiancarsi alla realtà espressa dal mondo oltre il trattino. È come se la poesia fosse obbligata a continuare.

Il distacco è espresso in maniera profonda dal verso «sapendoti in fuga ma senza una fuga»: il tu è in fuga, dentro la fuga:. Il suo non è un atto volontario, ma un gesto che si impossessa della sua persona e sembra trascinarlo. Qui la tecnologia del GPS, al posto di tracciare un percorso per il riavvicinamento, determina in maniera precisa i chilometri che separano i due personaggi. La distanza è “ipotizzata”: verbo scientifico, lontano da ogni fantasia, in cui la visione della distanza non è libera, ma rinchiusa tra le cifre. La parola “interdizione” è marcata perché posta all’inizio del verso e separata dal resto dalla virgola. E’ una parola-chiave, che definisce la condizione odierna: la vita è un’interdizione, un agire ostacolato da principi autoritari al di là di noi. La distanza si fa massa che blocca e che immobilizza, rivelando tutto il peso di questo mondo della “flessibilità”.

Altro trattino, altra rude interruzione: la poesia assume i tratti della caduta. Se la seconda parte è stato il racconto del distacco tra l’io e il tu, la terza mostra il distacco dei personaggi dalle loro stesse identità: «quanti ragazzi saranno ora lì/ al posto nostro». L’io e il tu possono essere sostituiti, sono puri pronomi che possono indicare qualsiasi altra persona. L’io si smaterializza attraverso la sua condizione precaria: abitazione transitoria in una città non scelta. Il «pollo in offerta» esprime tutta l’indifferenza della globalizzazione: non importa quanto siano lontani, addirittura il “tu” potrebbe essere in Cina, ma i due personaggi si sfameranno allo stesso modo. Il cibo, tipica espressione di un’identità locale, si trasforma nell’ennesimo simbolo della disgregazione delle differenze. E di fatto quel “compreremo” unisce l’io e il tu prima divisi: ma non è un ritrovo, ma un dissolversi nel pentimento.

Quanto appena letto, anche se totalmente subito dai due protagonisti, si trasforma in colpa: efficacie la chiusura, «avere per nulla la vita». Tutto si racchiude nell’ambiguità di quel “per nulla”. Il verso può essere interpretato in due modi: “non avere per niente una vita”, “avere una vita come un nulla”. Nel primo caso la negazione è nel predicato, nel secondo nel complemento oggetto. La differenza è sostanziale: nel primo caso l’individuo viene alienato dalla sua vita, nel secondo è costretto a vivere la sua vita come un nulla. Il primo è un vivere incosciente, il secondo è un vivere autodistruttivo. E questa poesia sembra fare proprio questo: far emergere quel senso autodistruttivo che si nasconde dietro a una vita che si lascia guidare dalle “interdizioni” come se fossero leggi naturali.

 

Fancesco Ottonello

Isola aperta

Interno Poesia Editore 2020