A Venezia il conflitto tra passato
e presente. Miss Marx e Assandira

Il rapporto conflittuale fra presente e passato, fra innovazione e tradizione è al centro di due film italiani passati a Venezia: uno in concorso – “Miss Marx” di Susanna Nicchiarelli – e l’altro fuori concorso – “Assandira” di Salvatore Mereu.

In “Miss Marx” si rievoca la vicenda politica, culturale ed esistenziale di Eleanor Marx, figlia di Karl. Diciamo subito che è una storia poco nota, se non a coloro che Marx l’hanno studiato, molto bella e molto triste. Eleanor Marx (magnificamente interpretata dalla britannica Romola Garai) era una ragazza intelligente e combattiva, una vera intellettuale che – come il padre – si è battuta per i diritti dei lavoratori e ha dimostrato un notevole talento letterario traducendo in inglese “Madame Bovary” di Flaubert e diversi testi di Ibsen.

La lunga lotta di Miss Marx

miss marxMa ha anche dovuto combattere – a differenza, ovviamente, del padre – contro il maschilismo della società, presente anche nelle famiglie di Marx e di Engels e in tutto il loro “milieu” culturale e politico. In particolare, si innamorò dello scienziato Edward Aveling che la sfruttò economicamente e la tradì sistematicamente, arrivando al punto – raccontato nel film – di sposare ad insaputa di Eleanor un’altra donna. Aveling è un personaggio importante del film, per certi versi ne costituisce il vero “cuore” drammaturgico: lo spettatore ignaro del finale (che non riveliamo) spera per tutto il film che Eleanor lo cacci di casa a pedate, ma la figlia di Marx era una donna rivoluzionaria nel pensiero, non in amore. È questa una delle sue contraddizioni, che Susanna Nicchiarelli analizza in profondità.

Tra presente e passato

Ma il tratto stilistico più appariscente di “Miss Marx” si nasconde nei suoi anacronismi: forse per evidenziare maggiormente l’attualità della vicenda, la regista inserisce nel film brani musicali moderni, sia del gruppo con il quale abitualmente lavora (i Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, nome lungo e invero bizzarro) sia di un gruppo punk-rock americano, i Downtown Boys, che nel 2015 hanno pubblicato un lp intitolato “Full Communism”.

miss marxSu uno di questi brani, che quindi diventa “interno” al film, l’attrice Romola Garai si esibisce in un balletto solitario in purissimo stile “pogato”. È un’operazione analoga a quella tentata da Sofia Coppola in “Marie Antoinette”, e come in quel caso convince solo in parte: se l’intento è evidente (avvicinare i personaggi storici alla nostra modernità), il puro innesto di spruzzate “moderne” qua e là, in quello che per il resto è un puro film in costume, rischia di rimanere in superficie.

I momenti in cui Eleanor Marx è, per così dire, uscita dallo schermo per venire verso di noi spettatori ci sono sembrati altri: il monologo iniziale, con Romola Garai che guarda in macchina, e che capiamo essere l’elogio funebre alle esequie del padre; o la brillante idea di inquadrare Eleanor e Edward, in campo ravvicinato, che si dicono cose terribili sul proprio legame e poi farci scoprire, allargando l’inquadratura, che stanno recitando un brano di “Casa di bambola” di Ibsen.

Miss Marx” è un esempio di film su un passato (fine ‘800) che funziona meglio finché il presente non vi fa irruzione. “Assandira” è invece un film che mescola passato e presente in modo artisticamente azzeccato.

Nella Sardegna di Gavino Ledda

assandiraSalvatore Mereu ci porta in una Sardegna moderna, ma ci mostra quanto la tradizione sia viva e non voglia morire attraverso il personaggio di un pastore settantenne interpretato da Gavino Ledda, lo scrittore al quale i fratelli Taviani si ispirarono per “Padre padrone”. Il conflitto generazionale è forte ed evidente: il vecchio Costantino è legato al proprio passato di pastore, e non vede di buon occhio l’idea del figlio e della nuora (tedesca, quindi straniera) di creare un agriturismo nel suo vecchio casale. Non solo: i due giovani vogliono fare un agriturismo “disneyano”, in cui ricreare gli ovili della Sardegna arcaica a uso e consumo dei turisti; e quindi Costantino dovrebbe star lì, a farsi fotografare mentre munge vacche e tosa pecore, come i figuranti che interpretano Topolino all’ingresso di Disneyland.

La tragedia del Padre padrone

assandiraIl contrasto insito nella trama si fa racconto, e stile: tutto il film è un lungo flashback dopo un evento tragico del quale capiamo pian piano la natura, ed emergono lentamente aspetti torbidi del rapporto fra Costantino, il figlio e la nuora che ci portano all’interno di una vera e propria tragedia greca. Varrà la pena di ricordare che Gavino Ledda, qui attore di incredibile intensità, girò nel 1984 un film da regista che si chiamava “Ybris”. Il tema del castigo divino e della sfida agli dei percorre tutto “Assandira”, né manca un personaggio – a metà fra il Coro e il Deus ex Machina – che tira le fila di tutta la storia, un magistrato dal volto umano che cerca di ricostruire la tragedia accaduta capendo le ragioni di tutti.

Mereu e Nicchiarelli – entrambi diplomati in Regia al Centro Sperimentale – sono ormai due autori consolidati. Il primo è orgogliosamente “local”, ma proprio il suo restare ferocemente fedele alle sue radici sarde dà al suo cinema un valore di archetipo potente, quasi ancestrale. La seconda è una delle nostre registe più internazionali, visto che “Miss Marx” viene dopo “Nico 1988”, sulla famosa cantante dei Velvet Underground, anch’esso girato in inglese. Film così, per motivi opposti, possono andare in tutto il mondo. Buon viaggio.