A sinistra torna la politica
E ora 5 Stelle e Lega
sono sulla difensiva

Lo straordinario successo delle primarie Pd ha provocato – come prevedibile – un certo nervosismo nella maggioranza grillo-leghista. Primo obiettivo: minimizzare. Ecco così Matteo Salvini osservare che rispetto a sei anni fa (primarie non Pd ma di coalizione tra Bersani-Renzi-Vendola-Tabacci) il numero dei partecipanti si è dimezzato… Da parte 5 Stelle invece si fa notare che la consultazione sulla piattaforma Rousseau ha sì avuto meno partecipanti (trentasei volte per la precisione, senza contare l’enorme differenza tra pigiare un tasto del computer e mettersi in fila ai gazebo, versando almeno due euro) ma tutti “certificati”, mentre alle primarie potrebbe votare chiunque…

Ma è soprattutto sulla politica che il ritorno in campo del Pd, col suo nuovo leader Zingaretti, suscita le maggiori apprensioni nel governo giallo-verde. Il vicepremier Di Maio cerca di giocare d’anticipo invitando il neo-segretario democratico ad appoggiare la proposta del salario minimo. Ignorando però – o facendo finta di ignorare – che sul tema esiste già una proposta di legge in Parlamento e a depositarla è stato proprio il Pd: ragion per cui il capogruppo al Senato Marcucci e la deputata Serracchiani hanno gioco facile a ribaltare lo schema, invitando a loro volta Di Maio e i 5 Stelle a votarla.

La prima mossa di Zingaretti dopo le primarie mette però in difficoltà soprattutto Salvini. Col suo viaggio a Torino all’indomani della vittoria ai gazebo e l’incontro con Sergio Chiamparino, il leader democratico schiera tutto il partito a favore della battaglia del presidente del Piemonte, deciso a indire un referendum consultivo sulla Tav da abbinare alle elezioni europee e alle regionali piemontesi del 26 maggio. Questione spinosa per il ministro dell’Interno che sui continui rinvii e le ambiguità del governo sull’opera rischia di giocarsi una buona parte dell’imprenditoria e dell’elettorato del Nord. In fin dei conti è l’effetto non solo della mobilitazione a sinistra ma anche del rilancio di una iniziativa politica. Archiviato un anno di confusione e sbandamento, di nuovo con una guida legittimata da un ampio voto popolare, il Pd ha ripreso a fare politica. La strada è ancora in salita, ma forse meno impervia di quanto non potesse apparire appena un paio di settimane fa. La politica è sempre piena di opportunità, basta saperle coglierle.