A questa sinistra servono i 300 delle Termopili
per cambiare passo

Per discutere della sinistra e delle sue eventuali chance, occorre prima di tutto guardare a destra. Silvio Berlusconi, e le due signore cui ultimamente concede di esternare in sua vece, continuano a ragionare come se, attraverso la Lega, Forza Italia fosse ufficiosamente al governo; e parlano pure come se, non essendo al governo ufficialmente, potessero fare proclami trasformandosi, a minuti alterni, in opposizione. Identico, nel suo piccolissimo, è l’atteggiamento della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.

I berlusconiani – in questo andazzo bipolare – dicono che il leader leghista Matteo Salvini, stretto alleato di governo del M5S, sia succube dei grillini (accade esattamente il contrario: comanda lui e i pentastellati lo seguono, perdendo consensi a favore della Lega), quindi non lo attaccano come potrebbero; tuttavia lo minacciano di rompere l’”alleanza” (?) se non si sgancerà dal grillismo dominante (?), perché secondo loro il centrodestra dovrà governare unito (Lega, FI e FdI).

In realtà a Salvini – che è fascistoide ma non ingenuo – per ora va benissimo così: se mai deciderà di provocare la caduta dell’attuale coalizione, lo farà quando sarà certo di diventare premier assieme ai rimasugli dei berlusconiani (stendiamo un velo sulla Meloni, che fa il possibile per apparire più di destra di Salvini ma non ci riesce). E la sua Lega determinerà la crisi sostenendo che i pentastellati in effetti non sono in grado di governare.

Per riuscirci, il leader dell’ex Carroccio deve aspettare il giorno in cui avrà un sondaggio. Quello che gli mostrerà almeno il 40% dei consensi dei votanti (in fondo è poco meno di quello che ha preso il Pd nel 2014); ovviamente, succederà, dopo le vicine elezioni europee del 2019, in un clima con una ancor maggiore disaffezione al voto (già adesso quasi un elettore su tre non si avvicina più alle urne), perché ciò favorirebbe percentuali di quel tipo.

Intanto, a giudicare dalle intenzioni di voto (Corriere della Sera, 6 ottobre), l’andamento dei dati segnala la stabilità della Lega che, alla ripresa autunnale, rimane saldamente su valori assai elevati, al 34,8%; c’è un M5S in affanno, quotato al 28,5% (in calo di 1,5 punti rispetto a un mese fa e di 3 rispetto a metà luglio); c’è la conferma di Forza Italia nelle posizioni più basse, intorno al 7,8%; FdI è al 2,4.

Di fatto la Lega sta cannibalizzando FI e FdI ed erode la frazione di elettorato conservatore che aveva scelto i pentastellati. Se, come pare, così stanno le cose, Salvini ha bisogno di rubare altri consensi soprattutto ai grillini, per non fare scomparire del tutto i vecchi alleati di centrodestra: le prospettive sono piuttosto favorevoli.

A sinistra che succede? Niente o quasi, visto che Renzi e il suo stato maggiore non stanno facendo nulla che lasci intravvedere un loro passo indietro o una vaga autocritica, bloccando così qualsiasi possibilità di recuperare mordente, credibilità e consensi. Infatti i democratici sono stabili da tre mesi (ora al 17,1%) meno di quello scarso risultato raccolto alle politiche e assai poco per fare qualsiasi cosa; anche perché, alla loro sinistra, quel che resta dei litigiosi partitini che avevano fondato Leu è quotato al 2,4 . Probabilmente proprio l’ipotetico elettore di sinistra andrà a ingrossare le già robuste fila di chi non va più nei seggi elettorali.

È vero che ormai si vota con la stessa concentrazione con cui si gioca a testa o croce. Però la fluidità dei consensi non lascia intravvedere a breve e a medio termine una maggioranza stabile. Nel frattempo i pentaleghisti stanno facendo tutto il possibile per mettere questo Paese incosciente in braghe di tela, sia economicamente sia come credibilità (fattori per altro interdipendenti).

Chi tra gli elettori continua a sperare in una alternativa al nazional-populismo (la battuta di Altan era: “Che cosa ho fatto di male per nascere di sinistra?”) alterna momenti di depressione alla speranza che salti fuori un altro aspirante leader tipo Pisapia: non quello sparito improvvisamente alcuni mesi fa; magari uno altrettanto intelligente ma più carismatico e incazzato. Insomma, un tipo tosto su cui fare affidamento per creare, se non un’alternativa di governo, un po’ di pesi e contrappesi negli equilibri politici nazionali.

Intanto nei prossimi mesi dovremo affrontare il probabile tracollo del debito pubblico italiano, con contraccolpi sul costo della vita, e le elezioni dell’Ue, in cui si rischia un’avanzata dei Salvini di mezza Europa. Insomma il gioco, amici, compagni o quello che vi pare, si fa sempre più duro. E non si capisce per ora dove siano i duri della sinistra (quella che sta con chi è indifeso) in grado di cominciare a giocare.

Di certo, per cambiare il volto di una sinistra suonata come quella di oggi, è insufficiente il look del buon Maurizio Martina, passato dal Pd sbarbato a quello barbuto. Occorrono metaforicamente i Trecento delle Termopili, non l’Esercito della Salvezza (senza offesa per quello vero). Ovvio, sperando che le retroguardie, simili a quelle su cui 2500 anni fa contò il re spartano Leonida per affrontare in campo aperto Serse, da qualche parte ci siano ancora.