A pezzi la targa
a Ada Gobetti

Per favore, non chiamateli teppisti. Non sono “ragazzacci” quelli che di notte a Villa Pamphili si accaniscono contro le targhe che danno nome ai viali… Anna Frank. Elvira Pajetta. L’altra notte Ada Gobetti: come si può pensare solo a uno stupido gioco di vandali quando questi sono i nomi, nomi di donne che rappresentano ancora oggi, e fortemente, un atto d’accusa contro tutti i fascismi?

Qui, in questo “parco delle donne” romano, forse unico luogo in Italia ad avere una toponomastica al femminile, dal ponte per la pittrice secentesca Artemisia Gentileschi alla targa ad Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata nel 2006: letterate, femministe, politiche. Ma è la targa ad Anna Frank che un paio di anni fa è stata “verniciata” di nero. È la targa del viale dedicato a Elvira Pajetta che l’anno scorso è stata fatta in frantumi. E l’altra notte quella a Ada Gobetti.

Non credo che serva essere nati a Torino, la città di Elvira Berrini Pajetta e di Ada Prospero Gobetti, per sapere quanto queste donne abbiano influenzato la cultura e la politica antifascista, quanto le loro case fossero il luogo in cui si incontravano i giovani della Resistenza e gli intellettuali che diedero idee e intelligenze all’Italia uscita dal fascismo. Loro, con la loro storia dolorosa, Elvira a cui era morto il figlio Gaspare da partigiano, Ada a cui era morto il marito Piero per le botte dei fascisti. Con la loro storia di lotte e di impegno politico.

 

“Mamma Pajetta” (anche mio padre, ricordo, la chiamava così) era una maestra in una borgata torinese ma per l’Anpi – negli atti sulle donne e gli uomini della Resistenza – è stata “una delle donne più popolari del Piemonte”. Anche Ada Gobetti era insegnante, e giornalista (anche dell’Unità, anche di Paese Sera), ed è stata la prima vicesindaca di Torino. Tutte e due impegnate in politica nel dopoguerra, tutte e due nell’Udi, attivissime per la valorizzazione delle donne. Tutte e due con storie da romanzo.

Non ci sono strade a Roma intitolate a loro.
Ci sono questi viali, in un parco cittadino dove si fa persino bird-watching: e forse è bello così.

E ci sono questi atti distruttivi: le pietre con inciso il loro nome a pezzi. Mentre Roma si scopre vulnerabile e vulnerata da nuovi fascismi, con quel “caso Ostia” troppo a lungo sottovalutato, come in troppi altri episodi e luoghi e simboli. Per favore, non continuiamo a parlare solo di teppismo.